HomeArte, Cultura, Spettacoli, ScienzaMassimo Cacciari e Patrizia Valduga a Belluno per l'omaggio a Raboni vent'anni...

Massimo Cacciari e Patrizia Valduga a Belluno per l’omaggio a Raboni vent’anni dopo

Massimo Cacciari, Patrizia Valduga, Egidio Fiorin

Giovanni Raboni

Belluno, 22 luglio 2024v – Ospiti illustri stasera a Colophone di Egidio e Marilisa per l’omaggio a Giovanni Raboni, (Milano, 22 gennaio 1932 – Fontanellato, 16 settembre 2004), poeta, critico letterario, giornalista, traduttore e scrittore italiano, vent’anni dopo.
A ricordare la vita e le opere di Raboni c’era il professor Massimo Cacciari, filosofo, saggista, politico e opinionista italiano e la poetessa e traduttrice Patrizia Valduga, compagna per oltre vent’anni di Raboni.
Dopo l’introduzione di Egidio Fiorin, è seguita la proiezione del video dove Giovanni Raboni racconta se stesso, con i ricordi della sua infanzia e del periodo della 2° Guerra mondiale. Con la costante dominante della morte.
“Nel suo rapporto con i morti sta il simbolo dell’opera di Raboni”, ha osservato il professor Massimo Cacciari, che ha parlato di philia (dal greco antico, amicizia), “sentire che la tua vita è sua e sei pronto a donarla, la poesia – ha detto Cacciari – ha questo senso di dono. E questa philia tra vivi e morti è il simbolo della poesia contemporanea di Raboni”. “La poesia di Raboni parla di resurrezione – osserva Cacciari – il morto è l’uomo del futuro. Il morto è colui che non è ancora risorto? Si chiede Raboni.
La dimensione lirica e narrativa espressa da Raboni – ha detto Cacciari – contiene anche la sua esperienza. In una società che vede la vita astratta da questa dimensione, da questo rapporto costante con la morte, ecco l’invettiva. L’invettiva contro le periferie, contro la violenza politica. “Come potremo uccidere l’altro se lo vedessimo nella dimensione in cui lo vedeva Raboni”?
“La poesia è sempre invettiva – sostiene Cacciari – contro le forme di vita malvagie. La poesia ama, e odia tutto ciò che non è amore”.
“In questa denuncia dell’ingiustizia e della violenza – prosegue Cacciari – Raboni ricorda il Manzoni nella sua ‘Colonna infame’. La grande invettiva del Manzoni”.
“La parola poetica tende a farsi musica – conclude Cacciari – e Raboni amava la musica. Anche la filosofia tende alla musica – qui è il filosofo Cacciari a parlare – ma non potrà mai raggiungerla”.
Chi ha questo rapporto con la morte – ha detto Patrizia Valduga – come lo aveva Giovanni Raboni, vive di più. “Nella sua vita Raboni ha avuto tre mogli, tre figli, ha tradotto tutto, ha scritto migliaia di articoli, si è dimesso da vari incarichi. Ha avuto una vita di una intensità incredibile”.
“Raboni conosceva la zona di Longarone, per aver lavorato come procuratore legale di industrie tessili. A Belluno ha concluso Patrizia Valduga – Raboni ha dedicato a Piazza dei Martiri e al torrente Ardo alcuni suoi scritti.

Roberto De Nart