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Italia: spaghetti, pizza, mandolino… e corruzione

In tempi di crisi e di gravi difficoltà economiche, anche l’Italia ha il suo primato, tuttavia non proprio invidiabile. Non solo spaghetti, pizza e mandolino…! Indovinate, sotto quale profilo spicca in modo particolare il Belpaese? Nella sfera della corruzione, chiamiamola con il suo nome, cancro tentacolare che s’infiltra dappertutto, un “tumore” aggrappato alle viscere delle nostra cultura, ma che mortifica in ultima analisi la coscienza collettiva. Mazzette, tangenti, clientelismo, raccomandazioni, appalti truccati… insomma una società malata a tutti i livelli. Bando però alle inutili ciance! Non era poi così difficile intuirlo, visti gli andazzi degli ultimi anni, o forse considerato un malcostume vecchio come il mondo (come dimenticare l’oro di Giugurta offerto per corrompere la nobiltà romana, o quando il sommo poeta riferisce di barattieri, anime dannate nella V bolgia dell’VIII cerchio, colpevoli di aver usato, quando erano in vita, le loro cariche pubbliche per arricchirsi attraverso la compravendita di provvedimenti, permessi e privilegi)!!

Quanti scandali anche nelle ultime settimane. Da quello dell’Expo al più recente del MOSE, che ha coinvolto indistintamente politici di destra e di sinistra. Che sistema marcio!…

Ecco allora che è stato reso noto il primo report anti-corruzione stilato dalla Commissione europea, in cui si prende in esame Paese per Paese, valutando poi in che modo e in quale misura la corruzione colpisca tutti i 28 Stati membri. L’Ue stima che nel complesso, ogni anno, la corruzione costi alle economie europee 120 miliardi di dollari e “apertis verbis” non si esprime in modo tenero nei confronti dell’Italia, che da sola offre “un contributo straordinario”, coprendo addirittura la metà di questo ammontare. Il documento è chiaro: la corruzione in Italia impatta per un valore di 60 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 4% del Pil. D’altra parte, nella percezione collettiva, l’88% degli italiani ritiene che la corruzione e le raccomandazioni siano il modo più facile per accedere ad una serie di servizi pubblici.

La commissaria europea per gli Affari interni, Cecilia Malmstrom, ha sottolineato come “gli Stati membri abbiano fatto molto negli ultimi anni per combattere la corruzione, ma la relazione di questi giorni mostra che non si è affatto abbastanza”. E tale sottolineatura vale anche per l’Italia, in cui si è cercato con forza di arginare un fenomeno devastante, ma tuttavia, a detta della commissione medesima, la corruzione dilagante permane un fenomeno allarmante ed inquietante. “In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’alto numero di indagini per corruzione”, scrive, con estrema chiarezza, Bruxelles nel rapporto.

Bruxelles rileva come «negli ultimi anni siano state portate all’attenzione del pubblico numerose indagini per presunti casi di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e rimborsi elettorali indebiti, che hanno visto coinvolte personalità politiche di spicco e titolari di cariche elettive a livello regionale». Scandali che hanno innescato dimissioni, pure di leader e di importanti cariche di partito, elezioni regionali anticipate in un caso, ed hanno sollecitato lo scioglimento di diversi consigli comunali, anche per infiltrazioni mafiose. In circa metà delle 20 Regioni, sono stati “annullati” 201 consigli municipali, di cui 28 dal 2010 per presunte infiltrazioni criminali, e oltre 30 “onorevoli” della trascorsa legislatura sono stati indagati per reati correlati a corruzione o a finanziamento illecito dei partiti.

Duro il giudizio della Commissione europea quando sostiene che in Italia “il settore delle infrastrutture è quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa e che la corruzione risulta particolarmente lucrativa nella fase successiva all’aggiudicazione, soprattutto in sede di controlli della qualità o di completamento dei contratti di opere/forniture/servizi”.Per quanto concerne le grandi opere pubbliche la corruzione è stimata a ben il 40% del valore complessivo dell’appalto.

L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e contestate per gli eccessivi costi unitari rispetto a opere simili. Infatti, si pensi, solo per fare alcuni esempi, ai 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli o ai 96,4 milioni di euro al chilometro nel tratto tra Bologna e Firenze, costi “esagerati” rispetto ai 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione e ai 9,8 milioni di euro al chilometro della Madrid-Siviglia. Non c’è qualcosa di strano in questa disparità? Perché non rendere più trasparenti gli appalti pubblici, prima e dopo l’aggiudicazione, come richiesto dalle raccomandazioni rivolte all’Italia a luglio 2013?

Certo che stando peraltro all’ultimo rapporto dell’Ong Trasparency International, del dicembre 2013, che stila la classifica mondiale della corruzione, siamo veramente messi male: ci collochiamo al sessantanovesimo posto (che condividiamo con l’instabile Romania impoverita da 50anni dal peggior tipo di comunismo, da Gheorghiu-Dej a Ceausescu, e con il regime autoritario del Kuwait. Che bizzarra consolazione!), ben lontani da paesi virtuosi come Svezia, Danimarca e Finlandia. Fanno meglio di noi nazioni come paesi come Montenegro, Macedonia, Giordania, Arabia Saudita, Ghana, Cuba, Slovacchia, Ghana e Ruanda. Italia, quindi, fanalino di coda in Europa, peggio solo la Grecia.

Tuttavia, a detta di Davide Del Monte, uno dei responsabili di Trasparency International “è necessario rendere evidenti non solo cifre e numeri con molti zeri, ma anche i più piccoli, ma fastidiosi, disagi causati dalla corruzione: le ore perse in coda nel traffico per lavori in corso che non finiscono mai, le interminabili attese per un esame sanitario, le inarrivabili cattedre universitarie occupate dalle stesse famiglie, i percorsi di carriera lavorativa basati sulle giuste conoscenze invece che sulle migliori competenze”.

La corruzione, insomma, si può palesare in numerosi aspetti della vita quotidiana. E per combatterla davvero è utile non concedergli spazio, sin dalle più piccole cose.

Claudio Riccadonna –   ALA

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