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G8 di Genova 2001. La morte della democrazia nel romanzo di Prestigiacomo presentato a Liberal Belluno

 

prestigiacomo pavone de donà«In quel contesto hanno pagato tutti. E’ morto lo Stato, è morta la democrazia, ed è morta la politica, che non ha saputo governare».

Lo ha detto Gianluca Prestigiacomo, poliziotto della Digos a Venezia, scrittore e giornalista, in relazione ai fatti del G8 di Genova del 20 e 21 luglio 2001, relatore insieme al procuratore della Repubblica di Belluno Francesco Saverio Pavone, all’ultimo appuntamento prima della pausa estiva dell’Associazione Liberal Belluno che si è tenuto questa sera, giovedì 5 giugno, al ristorante La Taverna di Belluno.

L’incontro dal titolo “Una brutta storia italiana”, moderato da Daniela De Donà, è stato preceduto dalla presentazione di Rosalba Schenal, presidente dell’associazione.

Prestigiacomo, per raccontare ciò che ha visto a Genova, sceglie la formula più libera del romanzo, che titola “Un altro mondo è possibile?” ovvero l’interrogativo che Salvatore, il protagonista della storia, poliziotto e suo alter ego nella finzione letteraria, si pone fino all’ultimo respiro.

Il libro non è un saggio, tiene a precisare Prestigiacomo, che cita Pasolini ed in modo particolare Elsa Morante nel libro “La storia” dove l’autrice dice la sua sulla Roma della II^ Guerra mondiale e immediato dopoguerra, utilizzando appunto la formula del romanzo, senza così dover render conto agli “storici togati”.

«Abbiamo giurato fedeltà alla Costituzione dinanzi alla Bandiera tricolore – afferma l’autore nel raccontare i turbamenti del suo protagonista – per essere fedeli allo Stato e non a un politico»!

Prestigiacomo utilizza aneddoti che non è azzardato ritenere siano realmente accaduti, per dipingere la situazione di quei giorni a Genova. A Salvatore un poliziotto 50enne in uniforme senza gradi gli ordina di arrestare due ragazzi che stanno bevendo una bibita al bar. “Perché dovrei, non hanno fatto nulla”, replica Salvatore. “Fallo tu, se proprio ci tieni, che sei in divisa”. Allora il poliziotto in uniforme rigira il tubolare nella spallina della giacca e mostra i gradi.

Prestigiacomo, o se volete il protagonista del libro non fa sconti a nessuno. E’ vero che alcune frange di Black-Bloc non erano integrati al resto dei manifestanti. Ma sono altrettanto pesanti le responsabilità delle forze dell’ordine e dei politici. “A cosa pensa, a chi rende conto il presidente del consiglio quando va a letto la sera? Si chiede il poliziotto Salvatore senza mai pronunciare il nome di Berlusconi, al quale, evidentemente, attribuisce la responsabilità morale.

Sulla linea di demarcazione tra diritto di manifestare la propria opinione sancito dall’art.21 della Costituzione e violenze di piazza, ha parlato il procuratore della Repubblica Francesco Saverio Pavone. «Ci fu esaltazione da parte di tutti. – afferma il procuratore della Repubblica – un ministro degli esteri che entra nella sala operativa della polizia non si sa a quale titolo». Un presidente del consiglio perlopiù preoccupato a far rispettare il divieto di stendere i panni ad asciugare nei quartieri popolari di Genova per non far sfigurare l’Italia agli occhi dei rappresentanti del G8. Insomma, una situazione surreale. Pavone ricorda il caso del vice capo della Polizia Andreassi, «emarginato per aver detto ai giudici la verità sui fatti di Genova del 20-21 luglio 2001»

 

http://www.rainews.it/it/news.php?newsid=12772

http://www.libreidee.org/2014/05/scajola-il-ministro-che-a-genova-ordino-di-sparare/

 

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