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Dolomitibus, una vertenza incompresa * di Primo Torresin

Primo TorresinDa giorni seguo con attenzione la vicenda Dolomitibus, cercando di comprendere le ragioni di una protesta che alla maggior parte dei cittadini appare incomprensibile, fuori tempo e che crea un disagio insopportabile a coloro che usufruiscono giornalmente del servizio di trasporto pubblico.

E che affrontano spesso costi notevoli ai quali le famiglie fanno fronte con grande sacrificio e oggi ancor più di ieri, stante la situazione economica, sociale e occupazionale del nostro territorio. Non appaiono comprensibili, e tanto meno giustificabili, le ragioni di un dissenso che ha l’obiettivo di escludere la possibilità che un imprenditore locale rilevi quote di minoranza della società per la quale chi crea oggi disagio svolge lavoro dipendente.

E qui credo rasentiamo due paradossi incredibili : i dipendenti di una società vogliono decidere in proprio chi può o non può acquistare quota parte della proprietà, trattativa che non può che appartenere invece ad un libero scambio sul mercato e secondo intendono impedire ad un imprenditore locale di investire i propri soldi su un’azienda locale. Ma questi dove vivono?

Conoscono la situazione occupazionale di questo territorio? Per una volta che c’è un imprenditore che anziché portare i propri risparmi altrove li vuole investire in questa nostra martoriata provincia vogliamo fargli la guerra? In questo contesto necessita chiarire che il servizio di trasporto è pubblico, ma non necessariamente chi lo svolge deve essere impresa pubblica.

Tra l’altro in questo caso DolomitiBus rimarrebbe comunque società pubblica, rimanendo le quote di maggioranza in capo alla Provincia. E qui necessita un altro approfondimento : la Provincia non sarà più un Ente di 1° grado (a tal proposito non ho visto le RSU di DolomitiBus stracciarsi le vesti per questo o impegnarsi alla stessa maniera per impedire che questo accadesse) e quindi….. cosa succederà non è ancora chiaro, ma le pregresse esperienze non inducono a tranquillità.

Non vorrei che tra qualche tempo i cittadini Bellunesi fossero chiamati a risanare nuovamente Società di proprietà pubblica, perché, al contrario, quello di cui oggi c’è bisogno è invece sostegno e soprattutto risorse da investire per creare lavoro territoriale. Deve essere chiaro a tutti che non stiamo parlando di bruscolini e vorrei capire dove la Provincia, Ente in disarmo e con grandi difficoltà economiche, troverebbe adeguate risorse per diventare proprietaria al 100%.

I cittadini bellunesi, spesso in cassa integrazione (anticamera del licenziamento), spesso a casa senza stipendio, spesso in difficoltà nell’affrontare il quotidiano pensano che oggi sia opportuno protestare per le tante risorse economiche che mensilmente sono costretti a versare per il funzionamento di una macchina statale che sempre meno risponde ai loro bisogni, piuttosto che per sostenere una battaglia che non ha nemmeno i presupposti logici per essere iniziata.

Feltre, 23 gennaio 2014

Primo Torresin

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