Belluno, 25 aprile 2026 – Manca poco più di un anno al ritorno alle urne per Palazzo Rosso e, come da copione, la macchina del consenso ha già iniziato a scaldare i motori. Tra i tavolini dei bar e sui social, si comincia a respirare quell’aria tipica da pre-campagna elettorale, fatta di indiscrezioni, nomi dei candidati sindaco e anche i primi sondaggi fai da te sui social network.
Ma c’è un dato che i futuri candidati e i commentatori dovrebbero tener presente ed è la realtà dei numeri.
Guardando alle ultime tre tornate elettorali, emerge una verità inoppugnabile: vincere a Belluno richiede una mobilitazione che va ben oltre la bolla digitale.
Nel 2022, Oscar De Pellegrin ha incassato la vittoria al primo turno con 7.780 voti.
Nel 2017, Jacopo Massaro fu confermato con 8.511 preferenze.
Nel 2012, lo stesso Massaro ne raccolse addirittura 9.472.
Elezioni amministrative Comune di Belluno
| Anno | Sindaco Eletto | Voti (Turno decisivo) | % |
| 2022 | Oscar De Pellegrin | 7.780 | 50,73% |
| 2017 | Jacopo Massaro | 8.511 | 63,15% |
| 2012 | Jacopo Massaro | 9.472 | 62,69% |
| 2007 | Antonio Prade | 10.960 | 53,40% |
| 2006 | Ermano De Col | 10.957 | 50,05% |
Questi numeri ci dicono che per diventare sindaco del Comune capoluogo servono migliaia di persone in carne e ossa che escano di casa, facciano la fila al seggio e mettano una croce su una scheda.
Ed è qui che casca l’asino. In questo “limbo” che precede l’apertura ufficiale dei comizi, assistiamo al proliferare di post, sondaggi amatoriali e grafiche artigianali. Vedere un potenziale candidato incassare “una cinquantina di mi piace” o vincere un sondaggio su un gruppo Facebook locale può dare l’ebbrezza del consenso. Ma è solo una illusione ottica.
Sono, spesso, il riflesso di una cerchia ristretta, di amici, o di algoritmi che ci mostrano solo ciò che vogliamo vedere. Nella vita reale, per vincere a Belluno servono almeno settemila voti veri con un’affluenza del 50% alle urne.
La politica locale è fatta di marciapiedi da sistemare, di bilanci da far quadrare e di ascolto vero nelle frazioni, da Castion a Cavarzano, dove spesso chi decide le sorti della città non ha nemmeno un profilo Instagram.
I sondaggi “fai da te” che girano in questi giorni valgono quanto una chiacchiera sotto il portico: divertono, ma non fanno testo. La vera sfida per chi ambisce a guidare Belluno nel prossimo quinquennio non sarà convincere l’algoritmo, ma convincere quella metà di cittadini che nel 2022 è rimasta a casa.
Amministrare una città capoluogo è un esercizio di complessità, non un concorso di popolarità digitale. Chi pensa di aver già vinto perché “va forte sui social” ignora la lezione più dura delle statistiche: il silenzio delle urne è molto più pesante del rumore di una notifica. E nel 2027, come sempre, conteranno solo le schede pesate, non i clic contati.



