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I referendum sono il vero primo passo verso l’autonomia * di Ivan Minella

referendumIl dibattito scaturito dalla questione dei comuni referendari è stato come una scossa di vita per le nostre comunità, abituate da troppo tempo a sottostare alle decisioni prese da altri. Qui si tratta di unire nel dibattito Feltre a Falcade, Arsiè a Rocca Pietore, altro che dissoluzione del tessuto provinciale, tutti saranno i benvenuti nella creazione di quello che da sempre vogliamo: una Regione Dolomiti!

I referendum non alimentano, come dice De Martin, uno spirito che punta ad allontanare un’assunzione di responsabilità, ma anzi, sono il modo che hanno scelto i bellunesi per responsabilizzarsi, il primo passo per una vera autonomia. Questi comitati sono composti da persone qualunque, per la maggior parte giovani, attaccati alle nostre terre e alle nostre montagne. Se prima non volevamo finire aggregati alla pianura, ora non vogliamo essere declassati ad Ente di “secondo grado”, ma diventare una Comunità viva e che sa vivere valorizzando la montagna. Considerato che nella nostra terra non c’è mai stato nessuno movimento tanto forte da segnare decisamente la strada in questa direzione, perché non imparare da una regione come il Trentino/Alto Adige, che ha fatto della vita in montagna la cifra del suo successo? Come può Sergio Reolon dire che i comitati avrebbero un atteggiamento schizofrenico? Comitati che sono formati per lo più da gruppi di giovani? Incontri, manifestazioni, spot televisivi, porta a porta, non si crede invece che questo nuovo approccio alle radici della politica sia una cosa positiva? Questo atteggiamento di critica preconcetta mette in risalto proprio la grande sfiducia che la politica bellunese ripone nel futuro delle sue comunità, dei suoi giovani, della sua speranza di una vita migliore.

La prova che la gente vuole avere il diritto ad esprimersi direttamente su una questione così importante per il suo futuro sono proprio le firme raccolte quest’estate, chiunque può attaccare i movimenti referendari ora, quando il grosso del lavoro è stato fatto e siamo ormai prossimi al voto.

E’ facile ora fare tanti bei discorsi di unità, dov’erano quando sono partiti i movimenti referendari? Perché non hanno mai chiesto di incontrare i Comitati per ragionare insieme a loro attorno a questa voglia di cambiamento? Perché solo ora vengono fuori dall’oblio con queste dichiarazioni? Cosa si teme? Che la gente prenda decisioni direttamente, senza intermediari di partito, quindi senza passare prima per il loro parere? Per giunta i politici presenti ieri in sala erano solo il Consigliere Regionale Reolon e i sindaci Massaro e Perenzin, assenti dunque Bond e Toscani, una conferenza stampa su un documento, privata dei suoi principali sottoscrittori. Non è colpa nostra se i rappresentanti politici bellunesi non hanno ottenuto risultati per l’autonomia, a Roma o Venezia, ma di chi è piuttosto la responsabilità? Non crediamo certo sia dei Comitati referendari, composti da semplici cittadini. Il problema sta invece nella struttura stessa della rappresentanza: non conteremo mai nulla finchè avremo solo 3 rappresentanti su 60 nel Consiglio regionale Veneto. A oltre un anno dall’approvazione dello Statuto del Veneto non è ancora iniziato il processo per rendere quel documento veramente effettivo: quanto dobbiamo aspettare ancora? Perché non è stato presentato nemmeno un progetto di legge regionale? Se si è arrivati ad indire i referendum è anche perché i nostri rappresentanti non hanno saputo portare avanti compatti la voce dei bellunesi in Regione, senza logiche di partito, ma piuttosto con quelle della gente di montagna, come fanno invece egregiamente in Trentino ed ancor meglio in Alto Adige.

Richiamarsi, per legittimare l’attacco ai Comitati, alla manifestazione del 24 ottobre 2012 “Salviamo la Provincia” è ipocrita ed inutile. Le stesse persone che hanno promosso i referendum hanno partecipato compatte alla manifestazione ed erano sulle montagne bellunesi per dare il via ai falò, a differenza di quanti si riempiono ora la bocca di belle parole e discorsi. Facile cavalcare a posteriori l’onda del successo. E’ bene che si capisca una cosa: a prescindere da come andranno i referendum e da cosa sarà fatto per rovinare il gran lavoro fatto fin qui, i bellunesi si stanno svegliando, i giovani si stanno rendendo conto di cosa si può fare lavorando insieme e se si crede veramente in qualcosa.

Il nostro sogno è quello di vivere in un territorio che sostenga veramente la vita in montagna e per far questo riteniamo indispensabile creare tutti i presupposti per la creazione di un’area Dolomitica, in cui tutto ciò possa diventare possibile.

Ivan Minella – referente provinciale comitati referendari

 

 

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