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venerdì, Ottobre 23, 2020
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Ecco cosa sono i diritti d’impianto in viticoltura

I diritti d’impianto sono lo strumento della politica comunitaria, vigente fino al 2015, attivato per mantenere in equilibrio domanda e offerta di vino europea, in un mercato mondiale e interno dove la produzione risultava eccessiva rispetto al consumo, con le conseguenti crisi per le aziende produttrici.

Il mercato europeo del vino ha conosciuto più modalità di intervento, a mano a mano che calava il consumo comunitario e mondiale rispetto alla quantità di produzione. In origine vennero dati incentivi all’espianto, poi si passò attraverso un sistema di distillazione obbligatoria per tutti i produttori in rapporto alla minore percentuale di vendita (sistema che però puniva i vini con più mercato a scapito di quelli che di mercato ne avevano poco o nulla), infine si arrivò a fissare la superficie complessiva dei vigneti da vino per ciascun paese produttore, secondo un sistema analogo a quello delle quote latte.

In sostanza, i vigneti non potevano essere piantati liberamente, ma ogni nuovo vigneto doveva sostituirne uno di eguale superficie. Il viticoltore doveva insomma possedere il diritto all’impianto, o perché già era di sua proprietà o acquistandolo da altro produttore che espiantava una superficie equivalente. Questo non solo ha permesso di calmierare la produzione complessiva, ma anche migliorare la qualità sviluppando nei territori più vocati i vini migliori e con maggior successo di vendita, a scapito di quelli meno richiesti dai consumatori.

Questo sistema viene considerato dirigistico e non in linea con la libertà d’impresa e dovrebbe cessare dal 2015. L’effetto potrebbe però essere schizofrenico, con impianti di vigneti ovunque e senza regole, dove l’obiettivo della redditualità passerebbe dai vini di qualità alla quantità a più basso prezzo. Il tutto in un sistema nel quale i vini di qualità, che seguono regole precise, sono invece meglio in grado di aumentare il valore e l’apprezzamento dei vini europei, italiani e veneti nel mondo, con maggior reddito per i produttori. A decidere su questa materia in nome di una liberalizzazione totale, peraltro, sarebbero sostanzialmente i paesi europei non produttori, quelli per intenderci dove vengono venduti vini illegali in kit da piccolo chimico, da produrre in casa utilizzando mosto inerte, acqua e bustine di preparati aggiuntivi.

 

 

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