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sabato, Ottobre 24, 2020
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Cosa vogliono i sindaci: un Super Bim Piave da gestire come la propria azienda di famiglia o il rispetto della rappresentatività e del voto?

Palazzo Piloni sede della Provincia

All’uomo che cammina per la strada, le persone che prendono il caffè al bar e chi è impegnato nel proprio lavoro dalla mattina alla sera, poco o nulla interessa che un domani venga cancellata la Provincia di Belluno. Così come, chi non è impegnato politicamente, non ha certamente vissuto il commissariamento della Provincia come un’immane sventura, ammesso che siffatta circostanza lo abbia interessato. E nessuno, comunque, rimpiange le zuffe politiche che hanno riempito le pagine dei giornali nell’ultimo anno di amministrazione Bottacin. Per esser ancora più chiaro, piaccia o no ai politici, chi scrive ritiene che nessun bellunese andrà in strada ad alzare barricate un domani, alla notizia certificata in gazzetta ufficiale che la provincia di Belluno non esiste più. Il distacco dalla politica dell’uomo che cammina per la strada oramai è profondo. L’abolizione della provincia, come qualsiasi altra abolizione di ente o struttura, oramai viene percepito come sinonimo di semplificazione, di taglio di inutili poltrone. E del resto, cosa cambia per l’uomo che cammina per la strada, se fra un anno l’ufficio caccia e pesca della provincia di Belluno sarà diventato ufficio caccia e pesca della provincia di Treviso, dipartimento di Belluno?

Chiarito che il popolo non alzerà barricate per le ansie dei politici locali, non si può nemmeno dare un mandato in bianco a quest’ultimi, che già stanno lavorando per riprodurre la stessa struttura con minor vincoli e regole, dove perpetuare la loro permanenza.

«E’ vergognosa la strumentalizzazione che si sta facendo pro/contro la salvezza della provincia. – dichiara al riguardo Camillo De Pellegrin sindaco di Forno di Zoldo – L’obiettivo mascherato è un altro: una volta sparita per legge la Provincia, chiedere che le sue competenze vengano trasferite al Bim Consorzio, con le sue società satellite, per rafforzare ancor di più un giocattolo oggi in mano non ai sindaci, ma a pochi sindaci nemmeno molto rappresentativi per numero di abitanti.

Sempre le stesse persone che giocando con meravigliose scatole cinesi mortificano il territorio alla faccia dei bellunesi; credo sia sufficiente vedere in quanti organi e società sono presenti le stesse quattro cinque persone. Se vogliamo che Belluno torni a pesare ci vuole una svolta e che si torni a una politica con la P maiuscola, quella fatta di progetti e persone veramente rappresentative. Basta con un sistema che aldilà di trionfali dichiarazioni di facciata ha fallito, basti pensare all’acqua. Ci lamentiamo dei parlamentari che sono nominati e non eletti – conclude il sindaco di Forno di Zoldo – , ma poi accettiamo la rappresentanza di governance con ancor minor legittimità istituzionale».

Domani mattina al Centro Giovanni 23mo i sindaci che parteciperanno all’incontro voluto dai consiglieri regionali Bond, Reolon e Toscani, sono chiamati a prendere una posizione chiara sulla questione del riordino delle province italiane. Ma soprattutto, considerata la determinazione del governo Monti, su quale tipo di gestione vorranno una volta caduta la provincia di Belluno: un Super Bim Piave dove “senza invito non entra nemmeno la luna”, o un organo che rispetti la rappresentatività del “popolo sovrano”?

Roberto De Nart

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