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sabato, Ottobre 24, 2020
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La brillante riforma delle società partecipate raccontata dal sindaco di Belluno

In campagna elettorale (e oramai ci siamo dentro) si sa che i politici esibiscono tutte le loro virtù, e raccontano agli elettori tutto ciò che hanno fatto per la loro città. A volte anche allargandosi un pochino. Ma fa parte del rito, di quel campionario di peccatucci veniali, insomma, ai quali nessuno fa più caso. L’altro giorno, ad esempio, il sindaco di Belluno Prade si autocomplimentava della performance certificata dal quotidiano il Sole 24 Ore, sui sindaci più amati dai cittadini “dimenticando” di precisare, ahimè, che in quella impietosa classifica egli era stato collocato all’ultimo posto tra i suoi colleghi del Veneto, e all’86mo posto asssoluto in Italia. Una leggera dimenticanza, dovuta appunto alla “sindrome elettorale” .  Che anche oggi si è manifestata con una recidiva nelle parole del nostro Primo cittadino. «C’è un dato del quale sono molto orgoglioso, e questo riguarda le società partecipate del Comune di Belluno –  scrive in una nota Antonio Prade –  E’ un dato che riassume un lavoro durato anni e che dà conto come vengono spesi i soldi dei cittadini. Nel 2008, all’inizio del mio mandato, nominavo complessivamente 11 amministratori nelle società comunali: 3 in  N.I.S., 3 in Multibel, 2 in Mobel, 2 in Ser.S.A. e 1 in Dolomitibus. A questi amministratori, complessivamente, venivano corrisposti 196,700,00 euro». E fin qui ci siamo, sono dati che risultano agli atti. «Nel 2011 – prosegue il sindaco –  a seguito della progressiva riforma delle società partecipate che ho fortemente voluto, ho nominato complessivamente 5 amministratori. 1 in Bellunum, 1 un N.I.S. e Sportivamente Belluno, 2 in Ser. S.A. E 1 in Dolomitibus. A questi amministratori, complessivamente, sono stati corrisposti 99.064,71 euro. Siamo passati da 11 amministratori che costavano 196.700,00 euro a 5 amministratori che costano 99.064,71 euro». Vero anche questo. Solo che detto in questo modo, sembrerebbe un formidabile successo personale di Prade. Ci permettiamo di smorzare lo spot elettorale aggiungendo che la riduzione del costo degli apparati politici e amministrativi era un obbligo statuito dal decreto legge 31 maggio 2010 n. 78 convertito in Legge n.122 del 30/07/2010 con alcune modificazioni. E riguardava le realtà delle autonomie locali, prevedendo tra le altre cose anche  la riduzione del numero  dei componenti gli organi collegiali e la riduzione compensi organi di amministrazione e di controllo di società pubbliche. Dunque il sindaco Antonio Prade altro non ha fatto che ubbidire ad un obbligo di legge. Sulle nomine alle società pubbliche la storia si allungherebbe troppo. Ricordiamo solo un paio di episodi. La  nomina in Ser.Sa. di Vescarelli, all’inizio reclutato come “secondo portavoce a titolo gratuito” eppoi transitato appunto in Ser.Sa, a titolo oneroso. E la nomina nel cda di Dolomitibus del consigliere Visone a 10mila euro l’anno, uno dei famosi “dissidenti” che tenevano sulla corda Prade. Col doppio vantaggio di toglierselo dai piedi e guadagnare un consigliere “ottemperante”.

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