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Le straordinarie avventure del conte bellunese Carlo Rudio. Cadetto austriaco, bombarolo, evaso ed ufficiale del 7mo Reggimento cavalleria del generale Custer

Cento anni fa, il I novembre 1910 moriva a Pasadena (Los Angeles – California) il conte bellunese Carlo Rudio (o di Rudio) le cui avventure sono raccontate da Cesare Marino nel libro di recente ristampa dal titolo “Dal Piave a Little Bighorn”. Settantaquattro anni prima di Angelo Sbardellotto, il giovane anarchico di Villa di Villa (Mel) fucilato nel 1932 per aver progettato di uccidere Mussolini, Carlo Rudio fece parlare più volte di sé. Il suo nome, infatti, era tra quelli che presero parte al fallito attentato contro l’imperatore Napoleone III nel 1858 a Parigi. Ma a differenza dell’anarchico di Mel, Rudio riuscirà sempre a cavarsela, in un crescendo straordinario di eventi degni del migliore film d’azione. Evita la ghigliottina, sopravvive ad una letale epidemia di febbre gialla quand’era rinchiuso nelle carceri francesi della Cajenna, da dove riesce ad evadere. Poi si arruola nell’esercito americano e riuscirà a salvare la pelle nella celebre battaglia di Little Bighorn, dove i Sioux ed i Cheyenne massacrarono il 7mo Reggimento cavalleggeri del generale Custer. Nel novembre del 1910 muore, serenamente nel suo letto a Los Angeles, all’età di 78 anni.

Villa Rudio - Belluno
Villa Rudio – Belluno

Di lui, si è occupata varie volte la stampa internazionale dell’epoca. Il quotidiano italo americano “L’eco d’Italia”, ad esempio, in un editoriale del 1881 scrive sarcasticamente: “se il conte Carlo Camillo di Rudio fosse stato uno yankee d’origine anglosassone anziché italiana, avrebbe certamente ottenuto i galloni da generale”! Il nobile bellunese, infatti, arruolatosi nel leggendario Settimo Cavalleggeri del generale Custer, era già in pensione da 8 anni a Los Angeles con l’amata moglie Eliza Booth, quando riceve la promozione al grado di maggiore. Carlo Rudio, secondogenito di una famiglia nobile bellunese, nasce il 26 agosto 1832 a Belluno e trascorre l’infanzia ed i mesi estivi della giovinezza nella villa di famiglia a Sala di Cusighe, nell’immediata periferia di Belluno. E’ qui che ascolta i primi sermoni velati di patriottismo di don Sebastiano Barozzi, prete del paese. A 13 anni Rudio è ammesso all’Imperial-regio collegio militare di San Luca a Milano, con il fratello maggiore Achille. Il giovane Carlo è testimone più volte di episodi di violenza dei soldati austriaci sulla popolazione civile. Durante le Cinque giornate di Milano (18- 22 marzo 1848) vede uccidere a sangue freddo una giovane donna incinta dai soldati croati del feldmaresciallo Radetzky. La stessa cosa succede a Castelnuovo, dove una giovane ragazza viene uccisa senza ragione da un soldato austro-ungarico. Rudio questa volta reagisce ed ammazza il soldato. Si schiera, insomma, con l’Italia oppressa. Rifiuta di raffermarsi nell’esercito di Radetzky e passa nella Legione dei cacciatori delle Alpi, comandata da Pier Fortunato Calvi. Nell’aprile del 1849 combatte insieme a Garibaldi nella vittoriosa battaglia di Roma, contro il generale Oudinot. Poi a Velletri è inquadrato nella Compagnia dei ragazzi che sorprende sul fianco i Borbonici costringendoli alla ritirata. Seguono gli anni delle cospirazioni, con gli arresti, le fughe e l’esilio dell’inafferrabile Moretto, come oramai era stato soprannominato. A Parigi, nel corso del processo a carico di Felice Orsini ed Antonio Gomez, protagonisti del fallito attentato a Napoleone III del 14 gennaio 1858, viene riconosciuto come uno dei complici e rischia la ghigliottina. Pena commutata in carcere a vita, grazie all’abilità del suo avvocato. Rinchiuso nelle carceri della Cajenna, la colonia penale francese in Sudamerica, sopravvive miracolosamente ad una terribile epidemia di febbre gialla, che uccide il 90% degli uomini (si salvano solo in 60 su 600, tra condannati e carcerieri). Non basta. Evade dalla Cajenna in modo rocambolesco e raggiunge Londra, dove incontra Giuseppe Mazzini che, desideroso di levarselo dai piedi, lo consiglia di lasciare l’Europa. Così, nel gennaio del 1864 Rudio riparte per New York, con in tasca un attestato di stima firmato da Mazzini. Il 25 agosto del 1864, alla vigilia del suo 32mo compleanno, indossa la divisa di soldato semplice yankee dell’esercito degli Stati Uniti d’America. Rimarrà in servizio per i successivi 32 anni, fino all’agosto del 1896, quando si congederà con il grado di capitano. Grazie alla famosa lettera d’accredito di Mazzini, Rudio ottiene la nomina a sottotenente del II Reggimento volontari di colore, che accetta di buon grado, essendo di dichiarata fede antischiavista. Nel luglio del 1869 viene assegnato al VII Reggimento Cavalleria di cui era vice comandante il 28enne tenente colonnello George Armstrong Custer. Che però si fregiava dell’appellativo di generale, grado onorifico che si era conquistato sul campo durante la Guerra di secessione. Tra i due non c’è alcuna simpatia. Il conte Rudio è un ufficiale amato dai suoi uomini e che non passa certamente inosservato nel 7mo Reggimento cavalleggeri. Dichiaratamente ateo ed anticlericale, è favorevole all’emancipazione dei neri. Al punto che nel 1875 rischia di provocare un incidente diplomatico con la colonia francese: fa arrestare il vecchio generale De Clouet, colpevole di non aver permesso ai suoi servitori neri di votare. Rudio incanta ufficiali e soldati con i suoi racconti rocamboleschi di fughe ed attentati. Inoltre è incurante dei rilievi mossi da Custer che non sopporta che egli continui a portare una sciabola da cavalleria fuori ordinanza con l’elsa dorata, donatagli dai suoi soldati. Era davvero troppo per il vanitoso generale dai capelli biondi, con tanto d’ineccepibile pedigree di West Point. Uno che si portava sempre al seguito i giornalisti del New York Herald, del Bismark Tribune e degli altri quotidiani democratici dell’Est, per non perdere occasione di apparire. Ma per le inspiegabili congiunture del destino di cui è piena la storia,  sarà proprio questa insanabile idiosincrasia tra i due che salverà per l’ennesima volta la vita a Rudio nel corso della famosa battaglia di Little Bighorn. Infatti, al comando dello squadrone E, che viene sterminato dagli indiani Sioux e Cheyenne, quella domenica del 25 giugno 1876, avrebbe dovuto esserci il tenente Rudio. Ma Custer, per impedirgli di assumere il comando di quel reparto, che aveva il posto di capitano vacante ed avrebbe così favorito la carriera di Rudio, lo fa trasferire allo squadrone A, salvandogli involontariamente la vita. Carlo Rudio, divenuto nel frattempo Charles de Rudio all’anagrafe Usa,  muore a Los Angeles il I° novembre 1910. Prima di spirare, però, a distanza di 50 anni dall’attentato a Napoleone III, si leva l’ultimo sassolino dalla scarpa facendo il nome di Francesco Crispi, indicato come il responsabile del lancio della terza bomba contro l’imperatore. Una rivelazione che, ovviamente, lo porta per l’ultima volta su tutte le prime pagine dei quotidiani.
Roberto De Nart

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