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E’ in vigore la nuova legge antimafia per le imprese. Ma non si sa come applicarla

Nel periodo ferragostano è stata emanata una nuova legge per dare nuovi strumenti alla lotta alla mafia. “Operazione meritoria se non fosse che, com’è prassi italiana, nell’emanare in fretta la legge sono state commesse una serie di leggerezze che ne rendono difficile l’applicazione. Ed espone gli imprenditori al rischio di sanzioni.” E’ il commento del presidente dei costruttori edili dell’Uapi di Belluno Paolo Tramontin. La legge è la n. 136 del 13 agosto 2010 “Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia” ed è entrata in vigore martedì 7 settembre. La norma contiene, tra l’altro, disposizioni di delega al Governo in materia di antimafia e di misure organizzative per promuovere la trasparenza negli appalti, disposizioni modificative delle norme penali e  modifiche a misure finalizzate all’attività di contrasto dei fenomeni connessi alla criminalità organizzata.
Fra le norme subito applicative ci sono una serie di disposizioni sulla tracciabilità dei pagamenti e sull’identificazione dei lavoratori nei cantieri. Ma all’entrata in vigore della legge, rimangono molti dubbi interpretativi:  in particolare il riferimento al tesserino di identificazione dei lavoratori nei cantieri, già previsto da altre norme, ma che va arricchito di ulteriori dati e riguardo al quale non è chiaro se va applicato solo agli appalti pubblici o a tutti i cantieri. “ La difficoltà più evidente della nuova norma – fa notare il presidente dell’APPIA CNA Construzioni, Franco Zannin – è comprendere quale sia il livello di profondità dell’effettivo coinvolgimento nei nuovi obblighi per le imprese diverse dall’appaltatore principale che comunque intervengono nel processo produttivo messo in moto dalla commessa pubblica o da finanziamento, e quali siano le condizioni perché il suddetto coinvolgimento possa considerarsi effettivo”.
Si tratta comunque di disposizioni che appesantiscono l’operatività quotidiana delle imprese basti pensare all’obbligo, al fine di rendere facilmente individuabile la proprietà degli automezzi adibiti a trasporti dei materiali per l’attività dei cantieri,  ad indicare nella bolla di consegna del materiale anche il numero di targa e il nominativo del proprietario degli automezzi medesimi. “Sono in corso contatti con i Ministeri competenti per ottenere i necessari chiarimenti applicativi – concludono Tramontin e Zannin – . Ma anche questa volta entra in vigore la norma senza che sia chiaro come va applicata. Succede troppo spesso – l’ultimo caso è quello delle ritenute del 10% sui compensi dei lavori di ristrutturazione – e le imprese sono a rischio di sanzioni immediate, o come nel caso appena citato, di un’applicazione “a posteriori” che espone le aziende a problemi di liquidità”.

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