Il danno è fatto. Comunque andrà il progetto, quanto accaduto a Belluno in via Feltre, ha prodotto una frattura difficilmente riparabile: nella fiducia dei cittadini e in quella forma di democrazia (deliberativa) che deve accompagnare quella rappresentativa del Consiglio — comunque sbeffeggiata — e che si fonda su confronto pubblico, dialogo e riflessione collettiva, per decisioni non solo legittime ma anche migliori, perché condivise.
Le opinioni sarebbero state diverse, certo. Ma è proprio attraverso ascolto e dialogo che si costruiscono soluzioni. Questioni come sicurezza dei pedoni e tutela degli alberi, ciclabilità e accesso ai negozi, qualità ambientale e funzionalità non sono alternative inconciliabili. Oggi esistono soluzioni, anche “ibride”: interventi di ingegneria ambientale, materiali drenanti, ridistribuzione degli spazi e della mobilità, progettazione integrata dei servizi. Gli alberi possono creare criticità, ma non si abbattono come grissini; servono marciapiedi e percorsi ciclabili sicuri, ma anche soste e accessi; si può mantenere un viale alberato o riorganizzarne la disposizione, conservandone il più possibile e preservandone atmosfera e identità con interventi selettivi, garantendo al contempo ombra e qualità dell’aria. È una sfida, anzi più sfide, oggi affrontabili. Ma solo se si sceglie di conciliare e di alzare l’asticella della qualità progettuale. Non è un’opzione: è un dovere per chi amministra nell’interesse pubblico.
Via Feltre è un asse complesso — mobilità, commercio, servizi sanitari, vita quotidiana — e richiede risposte adeguate alle sfide attuali: cambiamento climatico, qualità ambientale, sicurezza, accessibilità. Non interventi minimi dettati dall’urgenza.
È proprio in queste scelte complesse, dove gli interessi sembrano inconciliabili — compresi quelli della natura — che si costruisce il senso di appartenenza alla città. Qui, invece, lo si indebolisce. E cresce una domanda pericolosa: che senso ha partecipare, votare, dare fiducia, se poi le decisioni vengono prese senza di noi?
L’interesse collettivo, primo compito della politica, finisce dietro ad altre priorità, comprese quelle della legittima riconoscenza verso chi finanzia il progetto. Un benefattore che merita rispetto e ringraziamento. Ma proprio per questo l’amministrazione deve esercitare con forza il proprio ruolo, con autonomia e responsabilità, ricordando che lo spazio pubblico non è un giardino privato. Tutelando gli interessi di tutti, mettendo insieme e riorientando le posizioni.
Quella che si consuma è una grande occasione persa su più fronti. Anche per sperimentare a Belluno soluzioni già adottate in molte città italiane ed europee. E se per fare questo le risorse private non bastano, deve intervenire il pubblico: non ci sono scorciatoie. Altrimenti è la politica — quella che dovrebbe essere di tutti e per tutti — a fallire, rinunciando a una visione di città e al proprio ruolo.
E Via Feltre non è un caso isolato. I precedenti parlano chiaro: ex Agip, proliferazione dei supermercati, vigili urbani al parco dei bambini. Episodi diversi, stesso problema: assenza di ascolto. Lo dimostra anche il ruolo mancato dei capifazione (non certo per colpa loro). Voluti come cerniera tra Comune e popolazione, spesso non informati delle decisioni assunte, vedono rimanere sulla carta le voci dei cittadini che pur raccolgono, dentro un disegno della partecipazione evidentemente fallimentare. In fondo Paolo Gamba ha confermato che è una perdita di tempo, che immobilizza.
Invece caro assessore Gamba, non è vero che ascoltare tutti impedisce di decidere. È vero il contrario: senza ascolto, non si dovrebbe decidere.
Come circolo del Partito Democratico del Centro Storico avvieremo a breve una fase pubblica di ascolto e confronto con cittadini, esperti e amministratori, per portare buone pratiche su temi urgenti: commercio, vivibilità dello spazio pubblico, abitare, mobilità. Le soluzioni esistono: serve la volontà di costruirle insieme.
Irma Visalli – Segretaria Circolo Centro Storico del partito Democratico
