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Federigo Cavessago, quel patriota bellunese che combatté con Garibaldi

Quella di Federigo Cavessago, è la storia poco nota di un  patriota bellunese che spese i suoi anni migliori per un ideale di patria e libertà. Nato a Belluno nel 1838 da una famiglia modesta, inizia a lavorare come apprendista nella tipografia di uno zio. Nel 1859 si arruola nel 21mo Reggimento “Brigata Vittorio Emanuele” per combattere l’Austria nella II Guerra d’Indipendenza. Poi è inquadrato nel 39mo Reggimento fanteria, con il quale partecipa alle Campagne del 1859-60-61. Nel 1861 è nell’Ascolano, con i reparti inviati a reprimere il brigantaggio. Nel corso della battaglia di Mozzano, dove la Sesta compagnia viene quasi accerchiata e cade il capitano Zanettelli, Cavessago viene ferito e fatto prigioniero dai briganti. Insieme a lui vengono catturati anche i suoi amici bellunesi Gaetano Ferigo e Ferdinando Massenz. Riescono tutti a sfuggire alla fucilazione, perché dopo 20 giorni di prigionia vengono liberati dall’intervento delle truppe regolari dell’Esercito a San Martino degli Abruzzi. Cavessago rientra nelle fila del suo reggimento e  riprende a combattere il brigantaggio nelle zone di Civitella del Tronto e nella Valle Castellana. Verso la fine del 1861 si congeda e riprende la professione di tipografo a Bologna, quindi a Torino nella tipografia “Augusta” e poi a Firenze. Nel 1866, quando l’Italia riprende le armi per la liberazione del Veneto, si arruola nuovamente con il grado di sergente nel Sesto reggimento garibaldini e partecipa alla Campagna del Trentino, nei combattimenti di Condino, Cimego e Bezzecca, rimanendo ferito nel passaggio del Chiese. Dopodiché, con la Pace di Vienna ed il plebiscito con cui Napoleone III consegna il Veneto all’Italia, Federigo Cavessago ritorna a Belluno, sposa Rachele Massenz dalla quale avrà il figlio Luigi, ed apre la prima edicola per la vendita di giornali. Subito dopo avvia anche una piccola tipografia artigianale, che negli anni cresce e si trasforma in uno degli stabilimenti principali del settore, grazie al suo spirito imprenditoriale e all’acquisizione di sempre nuove macchine. Il tipografo Cavessago ottiene vari riconoscimenti e premi alle esposizioni dove partecipa. Egli si distingue anche nella vita politica e sociale, diventando consigliere, assessore comunale, presidente della Camera di Commercio e delle Arti, consigliere della Banca mutua di Belluno e sindaco di Limana. Il 15 agosto del 1914 in occasione della cerimonia funebre, il cavalier Ferdinando Massenz pronuncerà le seguenti parole in memoria dell’amico e compagno d’arme scomparso: ”Nel 1859, in quattro amici, lasciammo le case paterne, per correre là, dove la Patria chiamava e nel non breve tragitto fummo raggiunti da altri bellunesi, così da formare un drappello, e giubilanti raggiungemmo la meta”. Le cronache dell’epoca ricordano che “la salma del compianto Federigo Cavessago, cavaliere al merito del lavoro morto dopo lunga e penosa malattia all’età di 76 anni, venne posta sul carro di secondo ordine. Sopra alla bara c’era la camicia rossa e le decorazioni. Ed il corteo seguì il percorso di via Carrera, piazza Campitello, piazza Santo Stefano nella quale chiesa ebbero luogo gli uffici funebri”.
(Roberto De Nart)

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