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Dolomiti senza confini, il summit dei Giovani democratici sul Nevegal

5 settembre. Nevegal-. La montagna prossima e futura da ieri è al centro del dibattito e del confronto avviato nell’ambito della prima Festa delle Dolomiti dai Giovani democratici delle cinque province dolomitiche riunite sotto l’egida Unesco. I giovani esponenti del Partito democratico di Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine hanno lanciato un appello alla politica “adulta” e ai vertici del loro schieramento, perché si facciano carico delle istanze, ma anche dei sogni e delle speranze manifestati in questa prima assemblea, ed evocati nella maggior parte degli interventi che si sono svolti nella mattinata. “Oggi l’importante è confrontarci e porre le basi delle prossime collaborazioni”, ha esordito il segretario dei Gd di Belluno, Gabriele Capraro, “le proposte di oggi saranno valutate nelle prossime assemblee generali che faremo due o tre volte l’anno”.
Proposte e suggerimenti che non sono mancati e che hanno toccato temi che coinvolgono da vicino chi, come i giovani, soffre di più l’handicap di vivere in territori subalterni ad altri, all’interno magari di una stessa regione, come per esempio il Veneto, a causa della scarsità di numeri che precludono gli investimenti  e riducono il peso contrattuale e politico di chi li abita, e dove è più difficile spostarsi, studiare, dotarsi tecnologicamente, lavorare e perfino incontrarsi.
La necessità che la proposta politica sia riempita di contenuti è stata sottolineata da Filippo Silvestri, segretario regionale dell’ala giovane del partito, il quale ha citato Belluno e Rovigo come realtà al centro della questione dell’autonomia e dell’autogoverno. “Delle autonomie locali deve occuparsi il Pd e non la Lega”, ha sostenuto Filippi, “un partito che come dimostra il voltafaccia in merito al processo breve, cui alla fine hanno fornito la loro approvazione, si dimostra nei fatti più centralista e avverso all’autogoverno dei territori più di qualsiasi altro”. Il segretario regionale ha ribadito anche il no ad eventuali primarie di collegio , che penalizzerebbero proprio le realtà più svantaggiate come Rovigo e Belluno, “primarie che non possono e non devono escludere intere province”. Si è dimostrato più attendista il responsabile per la formazione dell’Alto Adige, Daniel Russo, che ha dichiarato di attendere il confronto sui temi prima di affrontare una discussione organica.
Miguel Velasco, segretario dei Gd di Udine, ha affrontato una delle questioni interne allo schieramento democratico: “è necessario fare gruppo e sviluppare massa critica per poter avviare quel processo di rinovamento del nostro partito che non riesce a raccogliere il consenso che noi tutti vorremmo. In quanto giovani abbiamo tanto entusiasmo in partenza ma ci scoraggiamo presto, e questa è una delle principali cause dell’allontanamento dei giovani dalla politica. Il Pd deve stimolarci a capire che i risultati si ottengono col tempo. Non c’è più la Fgci, il Pd deve seguire e puntare sui giovani perché diventino una classe dirigente onesta e con le mani pulite”. Un malessere e un disagio dei giovani riguardo la politica sottolineati anche da ospiti di altri partiti come l’assessore comunale bellunese alle politiche giovanili, Marco Da Rin (Udc), invitato dai Gd dolomitici a partecipare all’assemblea
Denis Franch, responsabile organizativo dei Gd trentini, a sorpresa, ha suonato l’allarme anche per la sua regìone, che insieme all’Alto Adige soffre meno il gap con la pianura, sia per ragioni economiche che culturali riguardanti il vivere in montagna. “La valli si stanno spopolando anche da noi, c’è bisogno di una visione politica e di intervento omogenea per tutta la montagna, che vada dall’educazione ambientale, alla salvaguardia e la cura del territorio fino a un sempre maggiore rafforzamento della gestione consorziata dei servizi da parte dei Comuni”.
Le conclusioni sono state appannaggio della giovane europarlamentare friulana Deborah Serracchiani, che non ha risparmiato critiche all’attuale Governo e alla maggioranza. “Della centralità della montagna se n’è accorta anche l’Europa che per la prima volta l’ha citata nel recente trattato di Lisbona”, ha detto Serracchiani, “e per migliorarla c’è bisogno di dotarla anche di infrastrutture che oggi mancano. In quanto all’azione di questo Governo, in relazione a come gli altri Paesi europei stanno affrontando la crisi economica, l’Italia è l’unico ad aver tagliato formazione, istruzione, ricerca e innovazione tecnologica, cioè il contrario di quello che hanno fatto tutti gli altri. E questo, per la montagna e chi ci vive, ha effetti ancora più devastanti perché vengono minate la basi su cui ripensarla”.
Ufficio Stampa Festa democratica delle Dolomiti

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