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Cinque dissidenti + uno all’assedio di Prade. Mentre Uneddu dal Gruppo misto più possibilista, invita al dialogo

Qualche giorno fa il sindaco di Belluno Antonio Prade, nel più lungo comunicato stampa redatto nel corso del suo mandato (che sia questo un sintomo di nervosismo politico, di sindrome da assedio?), ha detto che “occorre ripristinare il principio della gratuità della politica, della politica come servizio ai cittadini”. Gli ha risposto immediatamente Irma Visalli, segretario Unione comunale del PD Belluno, che ha restituito al mittente il sermone sulla gratuità. Ma si sono fatti vivi anche 5 “dissidenti storici”, con l’aggiunta di Roberto Barichello (new entry). L’affondo dei 5+1 è forse il dato politico più interessante su cui dobbiamo aprire una parentesi. Facciamo un passo indietro, il 30 settembre del 2009 sette consiglieri del Pdl sfiduciano Prade facendo mancare il loro voto, sono Domenica Piol, Francesco La Grua, Mario Visone, Orazio Da Rold, Antonio Marrone, Michele Palumbo, e Antonio Uneddu (all’epoca neo consigliere subentrato a Fabio Da Re divenuto assessore al posto di Denio Dal Pont estromesso da Prade come prima fece con il suo vicesindaco leghista Gidoni). I sette proclamano solennemente di non essere a caccia di poltrone. Ma non è del tutto vero, perché poi Antonio Marrone viene nominato nel consiglio di Longarone Fiere e Mario Visone in nel Cda di DolomitiBus (10mila euro l’anno). Visone però dà le dimissioni da consigliere comunale e al suo posto entra il fedelissimo di Prade, Rudi Zerbinati (51 preferenze). Un mese fa circa, Antonio Uneddu passa al Gruppo misto (con Carlo Gustavo Giuliana). E siamo ad oggi. Con la risposta a Prade dei 5+1 dissidenti Domenica Piol, Francesco La Grua, Antonio Marrone, Michele Palumbo, Orazio Da Rold e Roberto Barichello che, dal momento che il sindaco ha parlato di ”gratuità della politica”, gli fanno notare che il suo portavoce Agostini costa 40mila euro l’anno alle casse comunali. Non basta. Il portavoce numero due o “consigliere personale” Vescarelli è stato piazzato a libro paga nel consiglio di amministrazione della Ser.Sa. (la municipalizzata che gestisce la Casa di riposo di Cavarzano). Insomma, un messaggio forte e chiaro a Prade. Ma anche punto di non ritorno per i 6 dissidenti che dopo questa dichiarazione non possono più accettare poltrone come merce di scambio. Rientra in gioco anche Antonio Uneddu (nella foto), uno dei 7 “storici dissidenti” ora consigliere sui banchi del Gruppo misto, il quale dichiara di avere “molta dissonanza” rispetto al metodo di Prade di “gestione politica della cosa pubblica”. «L’annunciata politica del fare rischia di essere travolta dalla vana politica degli annunci e delle reiterate prese di posizione con annesse omelie rivolte ai propri presunti fedeli – dice Uneddu rivolgendosi al sindaco Prade – ma se tutte le professioni di valori etici e morali e i richiami all’austerità avessero radicamento nell’azione di governo della tua amministrazione – dice ancora Uneddu al sindaco – ti sei chiesto come mai l’accusa principale che ti viene rivolta sia quella che a decidere sono in pochi, gli altri devono solo votare?» Uneddu, insomma ne fa una questione di metodo, nulla di personale, ed invita quindi Prade ad “ascoltare, confrontarsi, discutere e poi decidere” com’è avvenuto nella risolta questione della piazza di Mussoi.

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