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lunedì, 30 Marzo, 2020
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Intervista a Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano “Il centrodestra di governo non può essere demagogico e populista” “Parisi? Si guardi dall’invidia dei colonnelli di FI” * di Dario Tiengo

gabriele-albertini“Credo che il Centrodestra, come lo vedo io, debba aspirare alla responsabilità di governo”

“Non ce l’ho con Salvini come persona, ma come antagonista. Lui – e più ancora di lui Grillo o altri – fa leva con sagacia, ma anche con cinismo e spregiudicatezza, su argomenti reali, tralasciando di dare risposte. Ecco la differenza fra la propaganda e il governo”

“Il confronto con la realtà è molto più impietoso di una battuta”

“Brunetta – con tutto il rispetto – ha qualità intellettuali e culturali innegabili, però come linea politica la trovo pazzesca: è un fertilizzatore del populismo più bieco”

“C’è un elemento psicologico e politico nel dissidio dei colonnelli di Forza Italia e Parisi. Lui è antagonista a quello che era il loro profilo e alle loro aspirazioni di successione”

“Quest’uomo dall’apparente remissività, persino umile, che mai alzerebbe la voce o pesterebbe il pugno sul tavolo, di un’ingenuità quasi fanciullesca, è un duro che si spezza ma non si piega né tanto meno si impiega.” Così scrisse di lui – allora Sindaco di Milano – Indro Montanelli in un suo celebre pezzo del 2001. A suo modo, per chi voleva capire, segnò il fatto che Gabriele Albertini era (ed è) un uomo libero con un legame molto stretto con la realtà. Fin da giovane ricoprì cariche in Confindustria per poi approdare, del tutto inaspettato, a Sindaco di Milano per due mandati, deputato europeo e infine Senatore (vedi biografia in fondo, Ndr) . Ultimamente ha appoggiato Stefano Parisi nel tentativo di costruire un Centrodestra di governo e inclusivo. Lo abbiamo incontrato nel suo studio di Milano.

La situazione del Centrodestra è molto complicata. Trovare un punto di sintesi è, di conseguenza, difficile: crede sia un’operazione possibile?

La diagnosi è impietosa ma vera. Siamo diventati come tante palline di mercurio che corrono su un tavolo: ci vuole una mano che le unisca. Ci sono tante destre, qualche centro, ma non c’è più il Centrodestra. Parlo di quella coalizione messa insieme da Silvio Berlusconi nel 1994. L’alleanza con la Lega e il partito post-fascista rigenerato a Fiuggi con quell’articolazione nord-sud, è stata una “genialata” del Cavaliere. Aveva rivitalizzato una nuova linea politica, una nuova aggregazione sulle ceneri dell’arco costituzionale che era sopravvissuto per decenni; soprattutto, si era inserito in quel varco che è stata tangentopoli che aveva cancellato un intero ceto politico, lasciando invece sopravvivere i post-comunisti.

Ora è sceso in campo Stefano Parisi. Può essere lui la mano che unisce?

Metto subito i piedi nel piatto e tengo a sottolineare che si tratta di un’opinione personale che non ho concordato con nessuno e tantomeno con Parisi. E’ però l’auspicio che faccio ed è anche, per certi versi, una previsione che vorrei si avverasse. Credo che il Centrodestra, come lo vedo io, debba aspirare alla responsabilità di governo perché l’equilibrio tra l’economia libera e la giustizia sociale è un aggregato di interessi, di valori, di umanità, di varie categorie sociali che deve quasi ontologicamente aspirare a una linea di governo. Perché questo avvenga, occorre che la responsabilità delle scelte prevalga sulla facilità della propaganda, della facile demagogia, dell’alimentazione del risentimento e delle paure che invece è tipica di quella componente dichiaratamente di destra dell’aggregato.

Operazione per nulla semplice, visti i tempi in cui viviamo, non crede?

La criticità di questa linea è data dalla presenza di alcuni eventi storici. Ne cito due in particolare: una crisi economico finanziaria epocale, che ormai dura da 7 anni, e il fenomeno globale delle migrazioni. Questi elementi mettono in gioco gli stessi elementi della democrazia, cioè la capacità di discernere e di fare una scelta consapevole. Questo scenario così cangiante, magmatico direi, s’interseca con un cambiamento dei sistemi di comunicazione che ha fatto sì che si avverasse la profezia di McLuhan, che vede il mezzo diventare contenuto. Per ciò lo spot pubblicitario, la battuta in televisione, il tweeter di 140 caratteri fanno la leadership, a prescindere dal contenuto.

Dario Tiengo

 

 

l’intervista completa al link: http://www.tribunapoliticaweb.it/2016/10/10/esclusiva-gabriele-albertini-centrodestra-governo-non-puo-demagogico-populista-parisi-si-guardi-dallinvidia-dei-colonnelli-fi/

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