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martedì, Maggio 26, 2020
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La provincia di Treviso è sempre più assetata. Luca De Carlo: “Fermiamo il prelievo dai nostri laghi, uno scempio silenzioso della montagna”

Un altro brutto colpo per i laghi bellunesi potrebbe arrivare dalla Provincia di Treviso, che nei Piani di gestione delle zone ZPS ha inserito la richiesta di un maggior prelievo di acqua dai bacini a nord, a vantaggio delle sue aree pedemontane. «Il vuoto politico della Provincia di Belluno – spiega il sindaco di Calalzo di Cadore Luca De Carlo, lanciando l’allarme sul probabile depauperamento anche del lago di Centro Cadore – purtroppo non consente una azione forte di difesa del nostro territorio. Il tempo sta per scadere: fino a giovedì prossimo possiamo presentare osservazioni ai Piani trevigiani. Il Comune di Calalzo di Cadore ha già approntato un suo documento che invierà alla Provincia di Treviso, ed invito tutti gli Enti interessati a fare altrettanto, dalle Comunità montane all’Ente Parco, dai Pescatori agli albergatori ai commercianti. C’è il serio e concreto rischio che i nostri laghi vengano svuotati a tutto vantaggio della pianura, e su questo scempio noi non possiamo tacere».
I capitoli “incriminati” dei Piani di Gestione delle ZPS recano i numeri 5 (Strategie di gestione, pag. 892) e 6 (Schede delle azioni, Azione G14); entrambi descrivono l’esigenza di aumentare la portata dei fiumi sottraendo di fatto, acqua ai laghi di montagna (Centro Cadore e Mis) per consentire maggiori prelievi dal nodo idraulico di Nervesa. «Con la situazione attuale – dichiara De Carlo -, le portate idrauliche di Nervesa sono garantite, in particolare durante i periodi estivi e di carenza di deflussi naturali, prelevando dalle riserve idriche accumulate nei bacini montani, situati nel territorio bellunese. Pensiamo quindi che l’imporre un aumento sistematico del deflusso naturale nel Piave a valle senza aver analizzato in modo dettagliato il bilancio idrico dell’intero bacino, sia quanto meno azzardato e possa portare a conseguenze più deleterie che vantaggiose. E’ legittima la richiesta della pianura di avere più acqua a disposizione, ma questo incremento non deve assolutamente avvenire a scapito del già precario equilibrio della montagna o con ulteriori prelievi dai bacini idroelettrici bellunesi».
De Carlo fa un esempio che rende perfettamente l’idea di ciò che potrebbe avvenire se le richieste trevigiane fossero accolte: «Un incremento del prelievo di 20 mc/s per 30 giorni consecutivi corrisponde ad una quantità d’acqua di oltre 51 milioni di mc, pari al volume accumulabile dal lago Centro Cadore. Si nota facilmente la sproporzione tra le richieste della Provincia di Treviso e le esigenze della montagna. Personalmente invierò queste osservazioni al presidente Muraro attraverso una lettera, e quindi ai suoi uffici tecnici preposti». La richiesta è chiara: «La pianura può legittimamente chiedere ulteriori risorse, ma prima di imporre ulteriori modifiche all’attuale critico assetto idraulico del fiume è urgente approvare un bilancio idrico dell’intero bacino del Piave, così come richiesto già nel 2009 dalla Regione del Veneto, senza tener conto dei volumi di Pontesei e del Vajont che oggi vengono erroneamente conteggiati. Invito pertanto tutti i portatori d’interesse, molti dei quali mi hanno già manifestato preoccupazione, a presentare fin da subito le osservazioni ai Piani della Provincia di Treviso (pianigestionezps@provincia.treviso.it o al sito www.provincia.treviso.it > Temi > Agricoltura > a fondo pagina “Piani di gestione delle zone di protezione speciale ZPS”), cercando un’azione comune a difesa del nostro territorio pur in un momento di vuoto politico. Non possiamo lasciare che dai nostri bacini avvengano prelievi indiscriminati e lamentarci quando i laghi saranno vuoti, senza aver fatto nulla per impedirlo».

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