Il momento per l’Italia è drammatico: la Borsa continua a perdere, il debito pubblico cresce, gli interessi da pagare sui titoli dì Stato a sono a livelli da capogiro e la crescita non c’è.
Dopo il tunnel da Ginevra al Gran Sasso, emerge un’altra questione, molto più grave, che dimostra il grado di responsabilità e di preparazione di chi è preposto a guidare il paese.
Guardando ai numeri del piano Tremonti da 10 miliardi di euro l’anno, che il Tesoro ha presentato con grande passione per valorizzare gli immobili dello Stato e ridurre il debito, i conti proprio non tornano.
A pagina 10 del documento illustrato a investitori istituzionali di primo piano (da Morgan Stanley a Mediobanca, fino a Generali), compaiono sulle partecipazioni statali di Enel, Finmeccanica ed Eni dei “numeri pazzi”, come quelli citati dal ministro La Russa sul crollo delle Borse.
Il risultato è che il valore delle partecipazioni statali di Enel, Finmeccanica, ed Eni non è 17,3 miliardi, come indicato dal ministero, ma ai prezzi attuali di mercato è di 12,8 miliardi, quasi 5 miliardi in meno. Ma come si è arrivato a questi errori così rilevanti?
Scorrendo la presentazione, qualche indizio si trova: in fondo a pagina 19 viene citata con data maggio 2007, la “Relazione di presentazione del Conto patrimoniale della Pubblica amministrazione” di Edoardo Reviglio, capo economista della Cassa depositi e prestiti.
La relazione è datata maggio 2007, quando c`era ancora il governo Prodi e Reviglio era capo delle strategie e della ricerca al Patrimonio dello Stato.
Qualche banchiere malizioso suggerisce che forse parte della presentazione sia stata riciclata con la vecchia relazione del 2007. Chissà… Certo questo spiegherebbe meglio i dati sbagliati sui valori delle partecipazioni di Enel, Finmeccanica ed Eni, che nel 2007, prima della crisi finanziaria, valevano in Borsa molti miliardi in più.
Il sospetto che la presentazione non sia proprio freschissima o che ci sia stato qualche maldestro «copia e Incolla», sembra rinforzarsi andando avanti: a pagina 15,16 e 17 vengono citati dati che arrivano fino al 2005, quando il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo era al 106%.
Purtroppo oggi la realtà è molto diversa: il debito/ píl dell`Italia è al 120%.
Nella seconda presentazione del dirigente generale del Tesoro, usata per spiegare come si valorizza il patrimonio pubblico, a pagina 8 e 10 campeggiano due grafici che dovrebbero rappresentare come scenderà nei prossimi anni, grazie al piano dì cessioni e valorizzazioni, il debito/pil. Stupisce però che il grafico sia completamente vuoto: sull`asse delle ascisse e su quello delle ordinate non ci sono valori.
Inutile dire, che ieri tutti questi errori hanno scatenato l’larità nella comunità finanziaria, non solo italiana. “Al Tesoro le calcolatrici non funzionano, scherza un banchiere d`affari, se avessi illustrato una presentazione del genere a un cliente forse mi avrebbero cacciato”.
Francesco Masut – Belluno
