Da quasi vent’anni, il paesaggio urbano di Belluno è caratterizzato dalla presenza “provvisoria” del ponte Bailey a Lambioi. Installato nel 2007 a seguito della chiusura temporanea del vecchio ponte della Vittoria poi riaperto a una sola corsia di transito, questa struttura metallica modulare benché abbia risolto in buona parte la viabilità sud della città, è diventata uno
dei temi più discussi della politica locale. Sia per l’impatto economico sulle casse comunali che per l’attesa del suo successore definitivo.
Il ponte Bailey, infatti, non è di proprietà del Comune di Belluno, bensì è stato noleggiato da una multinazionale specializzata in infrastrutture modulari temporanee, la Janson Bridging Italia S.r.l. (Filiale del gruppo internazionale Janson Bridging
con sede nei Paesi Bassi) e sede legale in Italia a Brescia. Janson Bridging è il leader europeo nel settore dei ponti mobili, pontoni e sistemi modulari. Per il Comune di Belluno, la società non si occupa solo della fornitura dei componenti, ma garantisce la progettazione tecnica, l’assistenza e le verifiche periodiche sulla stabilità della struttura.
Il canone di noleggio rappresenta una spesa fissa significativa per l’amministrazione cittadina. I dati finanziari dell’operazione evidenziano un costo cumulativo che ha ormai superato di gran lunga il valore intrinseco della struttura. Infatti il canone annuo stimato è di circa 150mila euro + Iva per un totale dal 2007 ad oggi che supera i 4 milioni di euro.
L’ultima proroga per il ponte Bailey è a tutto il 2027 dopodiché si dovrà provvedere a una nuova soluzione che peraltro è già pronta con progetto che ha già superato le fasi di design e approvazione già a fine del 2023 con la precedente Amministrazione guidata da Jacopo Massaro.

Il progetto del nuovo ponte
Il progetto degli spagnoli Fhecor Ingenieros Consultores e dell’architetto Alberto Campo Baeza è noto per la sua estrema pulizia formale e l’eleganza strutturale.
L’idea alla base del progetto è quella di creare un “ponte per incorniciare la città”, evitando elementi vistosi che possano competere con il panorama del centro storico e delle montagne circostanti.
Il design si distingue per alcuni elementi chiave:
• L’assenza di piloni nel fiume: il ponte è progettato per attraversare il Piave con un’unica campata libera o con appoggi minimi fuori dal letto principale del fiume, garantendo una linea orizzontale sottile che non interrompe lo sguardo.
• Struttura asimmetrica: la lunghezza totale è di circa 130 metri, con un particolare “puntone” inclinato che sostiene l’impalcato, riducendo lo spessore della struttura per farla sembrare quasi sospesa.
• Illuminazione scenografica: i rendering mostrano fasci di luce led continui integrati nei parapetti e nelle pareti laterali, che di notte trasformeranno il ponte in una lama di luce riflessa sull’acqua.
• Piattaforma panoramica: l’impalcato è largo 14 metri e include ampi marciapiedi e una pista ciclabile a doppio senso, pensati proprio per permettere ai cittadini di fermarsi ad ammirare la vista sul centro storico.
Si tratta insomma di un ponte moderno, fisso, in acciaio e cemento, progettato per armonizzarsi con il contesto naturalistico del Piave. Il tracciato sarà sopraelevato rispetto all’attuale, eliminando i rischi legati alle piene del fiume (problema critico durante l’evento Vaia). Include corsie protette per pedoni e ciclisti, migliorando radicalmente il collegamento tra il parcheggio di Lambioi e il centro storico.
Ma c’è un problema, il nodo economico.
Nonostante il progetto esecutivo sia stato approvato a fine 2023, il cantiere attende il via libera finanziario. Il costo dell’opera è stimato tra i 18 e i 20 milioni di euro. Il Comune è attualmente impegnato in negoziazioni con il Governo (Ministero delle
Infrastrutture) e la Regione Veneto per coprire l’intero fabbisogno economico attraverso fondi statali o legati a grandi eventi.
