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In 240 a Cavarzano per i 50 anni del Rifugio alpino “Furio Bianchet”

Un vero e proprio successo di partecipazione di amore per la montagna. Così il presidente della sezione del Club Alpino Italiano di Belluno Paolo Barp ha aperto la festa per il cinquantesimo compleanno del Rifugio Furio Bianchet in un auditorium parrocchiale di Cavarzano stipato all’inverosimile.

E’ stata una festa lievitata sulla memoria e scandita dalle testimonianze. Innanzitutto quella di Gabriele Arrigoni che ricopriva la carica di presidente del Cai di Belluno quando il Rifugio Bianchet è stato inaugurato il 29 giugno 1973. Arrigoni ha rammentato come l’idea di far sorgere un rifugio ai piedi del versante nord della Schiara fosse stata avanzata da alcuni alpinisti tra i quali lo stesso Furio Bianchet innamorati della Val Vescovà per la sua originalità e il suo contesto naturale.
Gabriele Arrigoni ha rammentato altresì l’impegno della Forestale nella sua costruzione e l’impegno della sezione Cai di Belluno, che lo ha avuto poi in gestione, per arredarlo. All’inaugurazione intervennero il presidente generale del Cai Giovanni Spagnolli che era anche presidente del Senato, tutti i parlamentari bellunesi, il vescovo Muccin.
Era presente anche il presidente del Collegio Nazionale Guide Alpine Armando Da Roit “Tama” e tanti alpinisti arrivati per rendere omaggio e ricordare Furio Bianchet a cui era dedicato il rifugio.

Ad illustrare la preziosità naturalistica ma anche la conformazione geologica e le antiche attività silvo-pastorali della valle è intervenuto Giorgio Fontanive. Una valle ricca anche di un suo fascino speleologico che, come ha raccontato Marino Casagrande, ha fatto innamorare tanti soci Cai componenti del Gruppo Grotte Solve.

E’ stato riservato al vicepresidente del Cai di Belluno Alberto Gris il compito di mettere a fuoco la figura di Bianchet che oltre che un valido alpinista è stato un grande uomo e un instancabile ideatore di iniziative per promuovere Belluno, le sue montagne e le Dolomiti bellunesi. Fra le salite compiute, Gris ha ricordato quelle compiute da Bianchet con Alvise Andrich allo Spigolo Ovest al Cimon della Pala, quella sulla muraglia di Cima De Gasperi in Civetta e quella sulla parete sud della Tofana di Rozes con Attilio Tissi.

Poiché il rifugio si trova sul territorio amministrativo del Comune di Sedico, è intervenuto il sindaco Stefano Deon a ricordare che la struttura rappresenta uno dei più importanti punti di riferimento del Parco delle Dolomiti Bellunesi, come ha sottolineato anche il presidente del Parco Ennio Vigne, che ha evidenziato i progetti di collaborazione con il Cai di Belluno nella gestione e manutenzione dei sentieri che si sviluppano all’interno del Parco.

Nel corso di questo mezzo secolo di storia i protagonisti veri del Bianchet però – ha sottolineato il presidente del Cai Paolo Barp – sono stati indubbiamente i gestori o meglio i custodi del rifugio. E alla festa sono stati ricordati tutti a cominciare dal primo Fioravante Bellenzier. Significativi e toccanti le testimonianze di Rita Da Canal e dei coniugi Fedeli che sono gli attuali custodi. C’è poi un capitolo di storia alpinistica collegata al rifugio che ha tra i protagonisti soprattutto la Gusela del Vescovà, il monolite più affascinante delle Dolomiti che dalla metà del 1800 ha richiamato attenzione e tentativi di salita da parte di molti alpinisti. I primi salitori sono stati Arturo Andreoletti, Francesco Jori e Giuseppe Pasquali il14 settembre 1913. A raccontare le principali vie e imprese alpinistiche sulla Gusela e sulla Schiara è intervenuto anche Gianni Gianeselli. A lui, che è stato anche capostazione del Soccorso Alpino di Belluno, è stato chiesto anche di raccontare alcuni incidenti sulla Gusela a cominciare da quello occorso alla famosa Guida alpina Gabriele Franceschini. Per soccorrerlo – ha rammentato Gianeselli – è intervenuto l’elicottero, pilotato da France Natra, utilizzato per le riprese del film “Il Colonnello Von Ryan”girato in Valbelluna nel 1964.

Le vie sci alpinistiche sul versante nord della Schiara sono state illustrate da Giampaolo Sani. Nel suo insieme è stata una festa che ha messo insieme testimonianze, storia e memoria che il Cai di Belluno ha voluto regalare ai suoi iscritti come aveva fatto pochi mesi fa per il sessantesimo compleanno del Rifugio Tissi. E come tutte le feste che si rispettano è finita con un eccezionale repertorio di canti eseguiti dal Coro Cai diretto dalla maestra Elisa Isotton.

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