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Sesso e sfruttamento. Finti centri massaggi a Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina

Un business da 60.000 euro al mese gestito da un “call center” a Milano. Undici indagati e centri sequestrati

Belluno, 18 maggio 2026 – Dietro contratti di locazione apparentemente regolari e vetrine meticolosamente coperte da pellicole oscuranti, si celava un sistema di isolamento e sfruttamento sistematico. È questo il quadro emerso dall’operazione “Happy Ending”, conclusa dai Carabinieri della Stazione di Sedico sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Belluno. L’intervento ha portato allo smantellamento di una radicata rete di prostituzione che operava all’interno di finti centri estetici nei comuni di Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina, ora posti sotto sequestro.

Un’impresa criminale a “conduzione remotizzata”

L’indagine, frutto di meticolosi pedinamenti e osservazioni, ha rivelato un’organizzazione sofisticata gestita direttamente da Milano. Il giro d’affari era imponente: la rete fruttava fino a 60.000 euro al mese. Complessivamente, sono undici le persone iscritte nel registro degli indagati.

Il sistema era collaudato: i clienti venivano attirati tramite numerosi annunci su portali web specializzati, con slogan espliciti come “Attenzione… foto 100% reale niente fregature!!! New entry… completissima”. Tuttavia, a gestire le prenotazioni non erano le donne presenti nel bellunese, ma un vero e proprio “call center” centralizzato.

Il ruolo del “vertice logistico”

Al telefono rispondeva una voce femminile con forte accento orientale che concordava appuntamenti e forniva indicazioni stradali per raggiungere i centri, volutamente privi di insegne e difficili da individuare.

Questa figura rappresentava il perno logistico del sistema:  curava la gestione economica: smistava i clienti e incassava i proventi.  Provvedeva alla rotazione delle donne: trasportava le nuove ragazze tra i vari centri per garantire un turnover continuo. E si occupava dell’approvvigionamento rifornendo i centri di beni di prima necessità, dalla carta igienica alle scorte di cibo asiatico, utilizzando un furgone che faceva la spola tra le varie sedi.

Le donne coinvolte vivevano in una condizione di segretezza e isolamento, confinate all’interno di locali dove il “massaggio” era solo il paravento per una realtà di sfruttamento quotidiano.

In Italia, la disciplina giuridica che regola i reati legati alla prostituzione (come quelli emersi nell’operazione “Happy Ending” a Belluno) è centrata sulla Legge n. 75 del 20 febbraio 1958, universalmente nota come Legge Merlin.

Ecco i punti cardine della normativa vigente:

1. Abolizione delle “Case Chiuse”

La legge ha sancito la chiusura delle case di tolleranza e ha stabilito che l’esercizio della prostituzione in sé non è un reato per chi lo pratica, ma non può essere regolamentato o autorizzato dallo Stato.

2. I Reati di Sfruttamento e Favoreggiamento

Sebbene vendere sesso non sia illegale, la legge punisce severamente chiunque tragga profitto o agevoli l’attività altrui. Nello specifico:

  • Sfruttamento della prostituzione: consiste nel trarre un’utilità economica (come i 60.000 euro mensili citati nell’indagine) dall’attività sessuale di un’altra persona.

    Favoreggiamento della prostituzione: punisce chiunque aiuti in qualsiasi modo il compimento dell’atto, ad esempio fornendo logistica o trasporti.

    Induzione alla prostituzione: riguarda chi convince o spinge qualcuno a intraprendere l’attività.

    3. Gestione di Locali e “Finti” Centri

La normativa punisce specificamente chiunque gestisca, in qualsiasi modo, un locale (come i finti centri massaggi di Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina) dove si esercita abitualmente la prostituzione. Anche la semplice locazione di un immobile può configurare reato se il proprietario è consapevole dell’attività e ne trae un canone eccessivo o un vantaggio indebito.

4. Tratta e Riduzione in Schiavitù

Nei casi più gravi, come accennato nel caso delle donne “segregate” e ruotate tra i centri, la magistratura può contestare reati ancora più pesanti legati alla tratta di persone e alla riduzione in schiavitù, specialmente se vi è coercizione o privazione della libertà personale.

L’indagine dei Carabinieri di Belluno evidenzia proprio come l’organizzazione avesse creato un sistema industriale per aggirare queste norme, utilizzando call center e logistica centralizzata per gestire “da remoto” il reato di favoreggiamento e sfruttamento.

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