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Addio al professor Mario Sintich: una vita tra cultura, storia e diplomazia

Si è spento a Padova, a 100 anni, l’insigne studioso e diplomatico della cultura. Sopravvissuto alle foibe, fu amico di Sciascia ed Eco e portò l’italianità nel mondo

PADOVA / BELLUNO 03/03/2026 – Con la scomparsa del professor Mario Sintich, avvenuta ieri sera a Padova nella casa della figlia, se ne va non solo un testimone lucido del “secolo breve”, ma una delle figure più poliedriche e prestigiose del panorama culturale bellunese e internazionale. Aveva compiuto cento anni lo scorso 11 novembre, traguardo tagliato con quella brillantezza intellettuale che lo ha accompagnato fino ai suoi ultimi giorni.

La vita di Sintich sembra uscita da un romanzo storico. Nato a Dragosetti, nell’isola di Cherso, visse sulla propria pelle il dramma del confine orientale. Nel 1945, ancora giovanissimo, riuscì a sfuggire a un destino tragico: imprigionato e destinato alle foibe, ebbe salva la vita grazie alla complicità di un custode che ne favorì la fuga.

Approdato nel Bellunese, mise il suo immenso sapere a disposizione delle nuove generazioni. Fu stimato docente di lettere all’Istituto Tecnico “Calvi” e, successivamente, professore di greco e latino al Liceo Classico “Tiziano. Chi sedette tra quei banchi lo ricorda come un erudito dal tratto raffinato, capace di rendere vivi i classici e la filosofia.

La sua missione, tuttavia, superò presto i confini provinciali. Per conto del Ministero degli Esteri, Sintich divenne un vero e proprio ambasciatore della lingua e della cultura italiana nel mondo, dirigendo e fondando numerosi Istituti Italiani di Cultura all’Estero.

Il suo legame con le terre d’origine rimase forte nel suo impegno diplomatico:

  • Belgrado (1966-1969): dove operò come rifondatore e direttore dell’Istituto.

  • La Valletta (1982-1985): alla guida del presidio culturale a Malta.

  • Zagabria (1988-1991): di cui fu fondatore e primo direttore della filiale croata.

Poliglotta e appassionato ricercatore, Sintich non fu solo un accademico, ma un uomo capace di tessere profonde relazioni umane e intellettuali. La sua cerchia di amicizie includeva i giganti del Novecento: da Leonardo Sciascia a Umberto Eco, da Gesualdo Bufalino fino al violinista Uto Ughi. Dialoghi tra menti luminose che Sintich sapeva alimentare con una verve e una lucidità rimaste intatte fino alla fine di febbraio 2026.

Con la sua scomparsa, il territorio di Sospirolo e l’intera comunità accademica perdono un uomo che ha saputo trasformare il dolore dell’esilio in una luminosa carriera dedicata alla bellezza del sapere e al dialogo tra i popoli.

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