Tensione altissima nello stabilimento feltrino. Sindacati e lavoratori bloccano l’uscita delle matrici: «L’azienda vuole smantellare». Il sindaco Fusaro attacca la multinazionale: «Atteggiamento sconcertante».
Feltre, 17/02/2026 – La tregua è finita. Davanti ai cancelli della Hydro di Feltre è tornato il presidio permanente. Lavoratori e sindacati hanno deciso di rialzare le barricate dopo che l’ultimo incontro con i vertici aziendali si è risolto in un nulla di fatto, lasciando sul tavolo solo incertezze e il timore concreto di una dismissione strisciante.
La scintilla: il trasferimento delle matrici
A far precipitare la situazione è stato il tentativo della proprietà di trasferire le matrici — strumenti indispensabili per la produzione — verso altri siti del gruppo. Una mossa interpretata dalle maestranze come l’inizio della fine per lo stabilimento bellunese.
«Non si può svuotare progressivamente lo stabilimento indebolendo le prospettive produttive di Feltre. Il presidio è un atto di responsabilità e di difesa del lavoro», dichiarano in una nota congiunta Stefano Bona (Fiom Belluno) e Mauro Zuglian (Fim Treviso Belluno). L’obiettivo dei lavoratori è chiaro: impedire che i macchinari varchino i cancelli, rendendo di fatto impossibile la ripresa futura dell’attività.
Cassa integrazione e zero garanzie
Oltre al destino degli impianti, a preoccupare è la tenuta sociale. L’azienda ha prospettato una cassa integrazione di almeno 8-10 settimane a seguito degli incidenti che hanno colpito il sito recentemente (tra cui il rogo di una centralina), ma ha chiuso la porta a qualsiasi integrazione salariale.
I sindacati chiedono con forza:
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Un piano scritto e vincolante per il ripristino degli impianti.
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Il mantenimento delle produzioni e delle matrici a Feltre.
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Tutele per il reddito durante il fermo produttivo.
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Un confronto trasparente sul futuro industriale.

Il sindaco Fusaro: «Una multinazionale senza scrupoli»
Al fianco dei lavoratori, anche oggi, si è schierata l’amministrazione comunale. Il sindaco di Feltre, Viviana Fusaro, ha fatto visita al presidio definendo la situazione «sconcertante».
«L’azienda ha dimostrato una totale chiusura, sia sulla riattivazione della centralina che sulle richieste economiche dei dipendenti», ha dichiarato il primo cittadino. «È un atteggiamento ingiustificato da parte di una multinazionale che sta dimostrando di non avere scrupoli verso un territorio che ha dato tanto a questa realtà. Saremo al fianco dei lavoratori in ogni sede, anche al Ministero, perché questa fabbrica si salvi».
Prospettive incerte
La mobilitazione non sembra destinata a fermarsi in tempi brevi. Il braccio di ferro tra la proprietà e la comunità feltrina si sposta ora sul piano istituzionale, con la richiesta di un intervento governativo per evitare che l’incidente tecnico diventi il pretesto per una chiusura definitiva. Nel frattempo, i cancelli restano presidiati: il “cuore” della Hydro, per ora, non si muove da Feltre.
