Scorriamo, mettiamo “like”, condividiamo. Lo facciamo centinaia di volte al giorno, quasi per riflesso incondizionato. Ma siamo certi che quello che vediamo scorrere nei nostri smartphone sia realmente accaduto? La risposta potrebbe inquietarvi.
L’illusione fatta di immagini verosimili, ma non vere
Guardate l’immagine che accompagna questo pezzo, o che potreste trovare in un qualsiasi post virale oggi. Un sontuoso palazzo veneziano con una folla elegante che celebra una festa danzante da sogno. È bellissima, vero? Trasmette l’atmosfera magica della Laguna, il calore della festa, il prestigio della storia.
C’è solo un piccolo dettaglio: quella festa non è reale, non è avvenuta. L’immagine è verosimile, potrebbe essere vera, ma non lo è. Il palazzo è autentico, certo. Ma le persone, i vestiti e persino l’atmosfera sono il prodotto di pochi secondi di calcolo dell’Intelligenza Artificiale. È un fantasma digitale, una proiezione di bit che ha l’unico scopo di catturare la vostra attenzione. A fondo pagina trovate la foto autentica di partenza, ossia la manifestazione Wine in Venice che si è svolta alla Scuola Grande della Misericordia di Venezia dal 28 al 30 gennaio del 2023, organizzata dal Consorzio dei vini Lugana, con Masterclass, degustazioni, talks, installazioni, presentazioni, laboratori e itinerari tematici.
Se il fai-da-te diventa magia
Non serve dunque essere un esperto per creare suggestioni ed emozioni. Chi scrive non è un ingegnere della Silicon Valley, né un grafico di Hollywood con anni di esperienza in effetti speciali. Ma solo un giornalista “vecchio conio della carta stampata”, eppure, con pochi comandi e un po’ di curiosità, è stato possibile generare una scena capace di ingannare chiunque. Visto che siamo in tema di Carnevale, vi faccio vedere anche un magnifico ballo in maschera in costumi veneziani ambientato in piazza dei Martiri. Anch’esso creato dall’Intelligenza artificiale.

Ebbene, se un profano può creare un’illusione così seducente, di cosa sono capaci i professionisti del settore? Possono farvi vedere ciò che vogliono.
Siamo entrati in un’epoca in cui il vecchio adagio “vedere per credere” è ufficialmente morto e sepolto. Se fino a pochi anni fa il fotoritocco era un’arte lenta e costosa, oggi l’AI ha democratizzato la menzogna visiva.
Siamo esposti a deepfake, immagini video in cui personaggi pubblici dicono cose che non hanno mai pensato. A cronaca distorta, dove eventi mai accaduti possono alimentare l’indignazione o il consenso politico. All’estetica impossibile, con standard di bellezza creati da algoritmi che influenzano la nostra autostima. Non si tratta, insomma solo di belle foto. Si tratta della nostra capacità di distinguere ciò che è reale da ciò che è stato fabbricato per manipolare le nostre emozioni.
Come difendersi?
Il primo passo per non cadere nella trappola è il dubbio metodico. Prima di indignarvi, commuovervi o condividere, fermatevi un secondo. Osservate i dettagli. le mani, le ombre innaturali, i contorni troppo sfumati, i loghi, controllare le fonti diventa sempre più difficile. Ma soprattutto, ricordatevi che dietro un’immagine troppo bella e perfetta spesso si nasconde un algoritmo molto abile.
Il palazzo monumentale a Venezia è ancora lì, solido e reale come la nostra piazza dei Martiri. Ma tutto il resto? È solo rumore digitale. Imparate a guardare oltre lo schermo, prima che sia lo schermo a decidere cosa dovete vedere.
Roberto De Nart

