Vegliava la notte,
faro stanco inchiodato al buio.
Il respiro era un gelo sotto il cappio,
strangolava fumate di fiabe,
promesse bianche che salivano
e cadevano mute nel cantiere.
Aculei tormentati gli pungevano il volto,
mentre un’acciambellata indifferenza
dormiva al caldo, distante
dal turno che morde la carne.
Nel suo essere si stanavano orizzonti
di cicalecci lontani, voci
stringevano le sue palpebre appannate,
raggelate dal martirio di ore senza riparo.
Una coltre di neve, candida come giaciglio,
vantava l’inferno: legioni di pensieri dannati
accordati a canti funebri nel suo petto.
La notte abortendo attimi di gelo raddoppiato,
con voce arrochita getta via le parole.
La morte che scoppia nel ventre del lavoro,
fa campo di strage senza nome.
Gli incubi hanno peso di neve,
monti superbi, cime cornute:
portano ancora l’aggettivo freddo
in mezzo alle vene.
Il mezzo liquido che ruggisce furie
si è fermato, congelando fiere selvagge.
Alla famiglia una premonizione di paura,
un rischio, detto piano per non spezzare tutto.
Ora resta il corpo, una domanda nel silenzio
e una verità che veglia, congelata.

“Scrivo questa poesia per il vigilante di Cortina d’Ampezzo, il 55enne che l’8 gennaio ha perso la vita mentre svolgeva il suo turno notturno nel cantiere delle Olimpiadi Milano-Cortina. La cronaca locale parla di un uomo preoccupato per il freddo, per le condizioni di lavoro, che aveva più volte manifestato le sue lamentele alla famiglia: parole che oggi risuonano come un eco doloroso tra le montagne di Cortina. Voglio trasformare quella cronaca in memoria viva, dare voce al silenzio della sua morte improvvisa, accompagnare chi lo ha amato nel lutto, restituire dignità al sacrificio quotidiano di chi lavora esposto, dimenticato e vulnerabile. La poesia diventa così testimonianza, empatia e omaggio alla sua vita spezzata.
La morte di Pietro Zantonini non è solo una tragedia individuale: è uno specchio impietoso puntato contro la nostra epoca. Un uomo di 55 anni, morto di freddo mentre lavorava, a sedici gradi sotto zero, per dodici ore consecutive, in silenzio, nella notte. Dovremmo tutti pensarvi, è un fatto morale, prima ancora che giuridico.Viviamo in una società che ha trasformato il lavoro da strumento di realizzazione a dispositivo di consumo dell’essere umano. Il corpo, purtroppo , è diventa una risorsa, il tempo una merce, la vita un costo da ottimizzare. In questo meccanismo, l’uomo smette di essere fine e diventa mezzo. Kant lo aveva detto con chiarezza secoli fa: quando l’essere umano è trattato solo come mezzo, qualcosa di radicalmente ingiusto sta accadendo. Eppure oggi questa ingiustizia è diventata normalità amministrativa, routine produttiva, dato statistico.
Pietro non è morto solo per il freddo. È morto dentro una cultura che ha accettato l’idea che si possa lavorare fino allo stremo, che la resistenza fisica e psicologica sia una virtù, che chiedere aiuto sia una debolezza e che morire sul lavoro sia, in fondo, un rischio “del mestiere”. È morto perché l’essere umano è stato ridotto a numero nella catena di produzione, a turno da coprire, a presenza da garantire. Ricordiamolo siamo tutti Sostituibili, Invisibili per questo sistema.
La società del consumo non consuma solo oggetti: consuma vite. Ci abitua all’indifferenzar e ci anestetizza. Una morte diventa notizia, poi rumore di fondo, poi oblio. L’indignazione dura lo spazio di un titolo, mentre il sistema che l’ha resa possibile resta intatto. È questa l’accomodante indifferenza che ci rende complici: sappiamo, ma continuiamo; ci indigniamo, ma accettiamo; piangiamo, ma non cambiamo. C’è qualcosa di profondamente disumano nel fatto che un uomo debba morire di freddo per garantire il progresso, l’efficienza, l’immagine di un grande evento. Non perché le Olimpiadi siano il problema, ma perché dietro ogni grande opera che ignora la fragilità umana si nasconde una gerarchia dei valori malata, in cui la scadenza conta più della vita, il profitto più della dignità, il risultato più della persona.
La dignità del lavoro non è uno slogan: è il confine morale di una società civile. Quando quel confine viene superato, non siamo di fronte a un incidente, ma a un fallimento collettivo. Un fallimento etico prima che politico, culturale prima che economico.
Pietro Zantonini aveva un nome, una storia, una famiglia. Non era un numero, anche se così è stato trattato. Ricordarlo significa rifiutare l’idea che la morte sul lavoro sia normale, inevitabile, accettabile. Significa ribadire che una società che tollera tutto questo ha smarrito il senso del valore della vita umana”.
Yuleisy Cruz Lezcano
Yuleisy Cruz Lezcano è una poetessa, scrittrice, attivista e professionista della salute, nata a Cuba e residente a Marzabotto, in provincia di Bologna. Ha conseguito due lauree. È dottoressa in Scienze Biologiche e successivamente ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche, tutte e due le lauree presso l’Università di Bologna, ha saputo coniugare una solida formazione scientifica con una profonda sensibilità umanistica. Attualmente frequenta un master universitario di secondo livello in Gestione della violenza in ambito sociale, sanitario ed educativo, un percorso che riflette il suo impegno attivo sul campo, testimoniato da progetti educativi itineranti finalizzati alla prevenzione della violenza sulle donne e alla promozione del rispetto e della consapevolezza emotiva.
Autrice di diciotto libri, alcuni pubblicati in edizione bilingue (italiano/spagnolo e spagnolo/portoghese), ha ottenuto riconoscimenti in numerosi premi letterari nazionali e internazionali. La sua scrittura si muove lungo le traiettorie del translinguismo, del bilinguismo, della memoria diasporica e dell’identità migrante, temi centrali nella sua poetica e nel suo percorso di ricerca interculturale. Il suo ultimo libro, Di un’altra voce sarà la paura (Leonida Edizioni, 2024), è stato candidato al Premio Strega, selezionato per il Salone Internazionale del Libro di Torino 2024 e presentato in contesti istituzionali e mediatici di rilievo, tra cui la Televisione di Stato della Repubblica di San Marino, Tele Granducato Toscana, l’ambasciata cubana a Roma, il Festival Libri nel Borgo Antico di Bisceglie e la trasmissione Street Talk di Andrea Villani, in onda su ventidue emittenti italiane. Il volume è anche il centro di un progetto formativo itinerante proposto in scuole, comuni e associazioni, che unisce letteratura e educazione civica.
Collabora con testate giornalistiche e riviste culturali come il Corriere Nazionale, Il Newyorkese, I love Italy News – Arte e Cultura, Masticadores, Almablog, Alessandria Today, Femminile e singolare, Arcipelago Milano, la rivista Odysseo, Nel Quotidiano News, il giornale Progetto-Radici, il blog Vento Adriatico e il Giornale Letterario del Premio Letterario Nabokov. Attraverso queste collaborazioni, la sua voce si fa interprete di una scrittura sociale e civile che intreccia poesia, denuncia sociale e riflessione umanistica, con particolare attenzione al mondo del lavoro, ai diritti delle donne e alla costruzione di relazioni autentiche ed equilibrate. È attivista impegnata nella denuncia degli infortuni sul lavoro e nella lotta contro ogni forma di violenza, con un’azione concreta che si estende anche al mondo della scuola. Ha ideato e condotto progetti culturali e laboratori educativi dedicati all’educazione affettiva ed emozionale, come Il laboratorio delle emozioni sul sentire, esperienze di caviardage poetico e percorsi di scrittura creativa e consapevole, con l’obiettivo di sviluppare empatia, ascolto e pensiero critico tra le giovani generazioni.
Finalista nel Premio Letterario Amerino, sezione narrativa.
Nel 2025
Secondo posto al premio Letterario Nadia Toffa con il libro Di un’altra voce sarà la paura.
Secondo posto al Concorso Francesco Petrarca narrativa.
Secondo posto Trofeo Penna d’autore sezione narrativa.
Quarto posto Premio Amerino sezione narrativa.
Menzione speciale Concorso Letterario Barbarossa, sezione narrativa.
Nel 2025 secondo posto nel Concorso Letterario Cavallari di Pizzoli, sezione narrativa.
Nel 2025 le sue poesie a articoli che parlano delle morti e dei gravi infortuni sul lavoro sono state pubblicate da diverse testate giornalistiche nazionali e l’autrice ha intrapreso un dialogo di accompagnamento con i familiari delle vittime.
Nel 2024 è stata selezionata per partecipare al Festival Letterario di Venezia “La Palabra en el Mundo”, ha ricevuto il Gran Premio della Giuria al Premio Internazionale “Il Meleto di Guido Gozzano” e il Premio Ginevra allo Switzerland Literary Prize con il volume bilingue Doble acento para un naufragio, pubblicato da Edicões Fantasma in Portogallo. È stata giurata del Premio Internazionale La Estación del arte di Madrid e selezionata per il progetto Latilma, in collaborazione con l’Università di Roma. Nel 2023 ha preso parte a numerosi convegni e festival, tra cui “Poesia e migrazione” a Padova e il Festival Sudamericana a San Ginesio, ricevendo la menzione di merito al Premio Nosside e il Gran Premio della Giuria al Premio Ossi di Seppia. Ha curato performance poetico-teatrali come Intrecci: la fatica e il canto, presso il Museo Nazionale della Paglia a Signa, e ha partecipato a mostre poetico-pittoriche e festival internazionali in Messico, Tunisia e Spagna. Le sue poesie, tradotte in francese, inglese, spagnolo, portoghese e albanese, sono apparse in numerose riviste letterarie internazionali. È traduttrice letteraria dal e verso lo spagnolo e promuove attivamente la diffusione della poesia italiana in Spagna e America Latina, e viceversa. È giurata in vari premi letterari, tra cui Nabokov, Napoli Cultural Classic e Artebellariva, e membro d’onore del Festival della Poesia di Tozeur, in Tunisia. Ha rappresentato Cuba in importanti festival internazionali, tra cui Veracruz ciudad de los poetas, confermandosi come una delle voci poetiche più riconosciute della diaspora cubana in Europa.
Tra le sue pubblicazioni più significative si annoverano Di un’altra voce sarà la paura (Leonida Edizioni, 2024), Doble acento para un naufragio (Edições Fantasma, 2023), L’infanzia dell’erba (Melville Edizioni, 2021), Demamah: il signore del deserto (Monetti Editore, 2019), Inventario delle cose perdute (Leonida Edizioni, 2018), Fotogrammi di confine (Laura Capone Editore, 2017), Soffio di anime erranti (Prospettiva Editrice, 2017), Credibili incertezze (Leonida Edizioni, 2016), Due amanti noi (FusibiliaLibri, 2015), Tracce di semi sonori con i colori della vita (Centro Studi Tindari Patti, 2014) e Pensieri trasognati per un sogno (Centro Studi Tindari Patti, 2013). La sua opera continua a crescere e a radicarsi in un orizzonte poetico sempre più aperto al mondo, alla parola e al sentire profondo dell’umano.

