
A seguito della richiesta di incontro inviata congiuntamente dalle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Belluno, il prefetto di belluno Antonello Roccoberton ha convocato un tavolo fra le parti per martedì 23 dicembre alle ore 10:30 in Prefettura per discutere della situazione presente e per ragionare sulle varie ipotesi che vanno delineandosi in questi giorni per il futuro della Hydro di Feltre e della Edim-Bosch di Quero Vas.
Il prefetto è stato coinvolto in quanto diretto rappresentante del governo in provincia, vista la preoccupazione crescente per le due vertenze che rischiano di portare una vera e propria crisi sociale nei due territori coinvolti, sperando che possa intervenire perché siano fissati nel minor tempo possibile i due tavoli di crisi al MIMIT.

“L’incontro con il prefetto è un incontro necessario per le vertenze che coinvolgono queste due aziende e alla loro sempre più precaria situazione, una per crisi del settore, l’altra per l’ingordigia della proprietà. Un passo dovuto che speriamo ci porti entro gennaio a sederci al MIMIT con chi dovrà affrontare con noi la costruzione di due percorsi di salvezza produttiva e continuità occupazionale. Se non avremo soluzioni a stretto giro porteremo la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori di Edim-Bosch e Hydro sulle piste delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: ‘Passione, talento, energia e rispetto, questi i valori dei tedofori che il 25 gennaio a Belluno saranno protagonisti di un piccolo viaggio insieme alla fiamma che illumina il cammino verso un futuro di progresso.’ Così recita la narrazione olimpica che quotidianamente ci pervade, e allora, chi meglio di queste lavoratrici e lavoratori, che stanno combattendo per il loro posto di lavoro e per la loro dignità, potrebbero essere scelti come tedofori?” commenta Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno, continuando con una riflessione legata all’azienda feltrina: “In un Paese nel quale in troppi si riempiono la bocca con la retorica delle competenze e del valore umano, vedere chiudere senza motivazioni plausibili la Hydro, una storica industria, intrisa del sudore e dei sacrifici di intere generazioni di bellunesi che vi hanno lavorato, è una sconfitta per tutti. ‘Riorganizzare’, come chiamano questa chiusura i vertici dell’azienda norvegese, non significa, per noi, licenziare e abbandonare, ma investire e rilanciare perché, quando un’attività produttiva cessa per sempre, muore un pezzo di territorio, muore una storia fatta di lavoro e dignità, una storia fatta di gente con le mani sporche e le tute blu ed è un preciso dovere di tutte e tutti noi indistintamente difendere questa storia e questo valore: ora e sempre!”
