E così, anche quest’anno, puntualmente a fine ottobre, Legambiente ha pubblicato la sua indagine annuale Ecosistema Urbano, quest’anno riferita al 2024. Vi si può leggere che la città di Belluno si conferma al vertice nazionale per dispersione della propria rete idrica, gestita ormai da più di 20 anni, come nell’intera provincia, da SIB (l’ex Bim GSP).
Nel 2024 la percentuale di acqua andata persa sul totale di quella immessa in una rete evidentemente colabrodo è arrivata nientemeno che al 69,7%, in costante aumento (era il 69,2% nel 2023 e del 64% nel 2022, ma le percentuali devono essere poco diverse, se non peggiori, se riferite all’intera provincia di Belluno) e comunque sempre saldamente al vertice della classifica nazionale (seguono Belluno, in questa poco onorevole classifica, Siracusa, Latina, Massa, Vibo Valentia, Campobasso, Rieti ed Agrigento) e ad abissale distanza dagli altri capoluoghi di provincia veneti (le vicine Treviso e Vicenza, ad esempio, hanno percentuali rispettivamente del 22,4 e 17,4%$).
A questo punto una domanda, a SIB ma soprattutto al Consiglio di Bacino Dolomiti Bellunesi (ente d’ambito che dovrebbe controllarla) ed anche ai sindaci dei Comuni della provincia di Belluno (soci di SIB), sorge spontanea: dove finiscono da oltre vent’anni i soldi delle bollette del servizio idrico (con tariffe ogni anno, tra l’altro, in costante aumento)?
Paolo A. Lucci
Feltre
