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Il green è solo una bolla pompata dalla finanza che mina la democrazia?

Green Economy (Foto: Accademia Da Vinci)

Nella nostra città, e in molte altre del settentrione d’Italia, l’economia non si è ancora ripresa dalla tempesta che ci ha indotto la pandemia. E tutto questo seguita ad arricchire l’economia dei soliti pochi che hanno concentrato nelle loro influenze planetarie i desideri di molti. Bezos è venuto a Venezia a dimostrare quale economia oggi è in grado di sussistere e di ampliarsi. Nei giorni scorsi Mario Giaccio, economista nazionale, ha scritto sul quotidiano La Verità un articolo sulla “green economy” promossa dal Club di Roma nel 1968 e rilanciata dall’ Agenda 2030. La sua analisi è motivata e quando parla di “bolla pompata dalla finanza” diventa ineccepibile e impietosa. Intervistato e stimolato dal prof. Franco Battaglia (che io sappia l’unico che sostenga che si possa moltiplicare tranquillamente tutta la CO2 possibile nell’atmosfera, senza alcuna conseguenza diretta sull’aumento della temperatura) l’articolo ha l’obiettivo inconfessato di affermare che non vi sia alcuna crisi climatica.

In ambito finanziario le argomentazioni del prof. Giaccio mi sembrano perfette ma dimostrano semplicemente l’entità degli inevitabili problemi che comporta una vera e propria rivoluzione socio-economica, dopo lo sviluppo tumultuoso ed emblematico che ci ha portato in 80 anni da 2 a 8 miliardi di persone, in virtù della ubriacatura di energia che ci hanno assicurato le fonti fossili. Ma non incide minimamente sulla realtà e sulla Scienza del cambiamento climatico, anzi lo conferma dimostrando che ci stiamo agitando in modo inutile e scomposto.

E’ chiaro che la finanza globale è stata attratta dalle prospettive che rappresenta una nuova impostazione economica nel mondo ma la politica globale, le guerre perduranti, le pandemie e le volontà del grande capitale non si sono adeguate razionalmente ad una rivoluzione che va impostata dall’intero pianeta e con perfette sinergie. E non solamente sulla base delle speculazioni finanziarie ma con economisti, sociologi e scienziati, tutti INSIEME impegnati a riparare i danni che gli egoismi e gli interessi dei singoli hanno portato ai Beni Collettivi del nostro pianeta, diventato improvvisamente molto piccolo per le esigenze moderne di 8 miliardi di persone.

Se andiamo senza freni e senza un vero programma di cambiamenti scientificamente approvati e sinergici, verso un riscaldamento globale esponenziale (che la Scienza ha intuito e dimostrato da 200 anni) l’olocausto vero e proprio della vita sul pianeta è inevitabile. Ancor oggi molti si ostinano a credere che questo obiettivo riscaldamento globale, matematicamente dimostrato, sia soltanto una variabile planetaria come tante altre nel passato, indipendente dall’esplosione industriale, dalla concentrazione della CO2 nell’atmosfera e dal bramoso desiderio di sempre nuovi beni e servizi di 8 miliardi di persone che nei secoli passati non c’erano.

Neppure i numeri vengono tenuti in considerazione: a gennaio 2025 c’erano nell’atmosfera 425 ppm di CO2 e negli ultimi 11.000 anni non è mai stato superato il livello 280 ppm. Le masse o non sanno o non vogliono sapere; vogliono ascoltare le sirene di politici interessati solo al presente e venduti agli interessi delle economie basate sui fossili. Non hanno capito che nel nostro mondo attuale i problemi sono gravissimi e connessi. La Sesta Estinzione di massa già avanzata, l’Overshoot day a maggio, il Riscaldamento Climatico in aumento da 130 anni e la rivoluzione della Medicina Industriale con le sue pandemie costruite ad arte fanno parte integrante dello stesso panorama. Quel panorama che fa comodo soprattutto a noi, abitanti di un Occidente che si è votato ai mercati, al benessere totale e allo Sviluppo, ma non al Progresso. Noi socialmente siamo al tempo dei Principi, dei vassalli, dei valvassori, dei servi della gleba e degli schiavi. Innamorati di una economia in cui, nella stessa impresa, l’ultimo arrivato prende 100 e il principe 100 milioni. E le nostre masse adorano Bezos e i suoi fratelli col solo desiderio di poterli imitare in qualche modo.

Dott. Filiberto Dal Molin

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