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Ex Agip Baldenich. L’opinione dell’architetto

Stazione Agip di via Vittorio Veneto a Belluno (maggio 2022 prima della demolizione della pensilina a sbalzo)
Ex stazione Agip di viale Certosa a Milano dopo il restauro

Le stazioni di servizio del Novecento sono molto più che semplici luoghi di rifornimento. Sono testimonianze di un’epoca di profonde trasformazioni economiche, sociali e artistiche. In Italia, molte di queste strutture, e quella di via Vittorio Veneto ne è un esempio eccellente, sono legate alla visione dell’imprenditore Enrico Mattei e all’estro dell’architetto Mario Baciocchi, che progettò per l’AGIP un linguaggio architettonico e grafico uniforme, capace di identificare e raccontare il boom economico e la modernità del Paese.
Tali strutture hanno conquistato l’immaginario collettivo al punto da essere ormai universalmente note con l’affettuoso soprannome di Baciocche.
A Belluno pare che si sia deciso di ignorare questo patrimonio. Su Viale Europa e Via Vittorio Veneto, già congestionate e costellate di ben cinque supermercati in meno di cinque chilometri, l’amministrazione comunale intende consentire l’abbattimento dell’ex stazione AGIP di Baciocchi per lasciare spazio all’ennesimo esercizio commerciale, sacrificando un’area che era originariamente destinata a verde pubblico.

Nel 2022, dopo le prime proteste e l’attenzione dei media, l’acquirente del terreno ha prontamente demolito la storica pensilina in cemento armato, motivando l’intervento con presunti rischi strutturali e annunciando, come reciterebbe il cartello di cantiere se fosse ancora leggibile, una ricostruzione integrale. L’operazione ha reso più complesso un eventuale recupero, nonostante i dettagliati disegni originali di Baciocchi permetterebbero comunque una ricostruzione fedele.
Da allora, nonostante le proteste di cittadini e di autorevoli realtà come l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia e Italia Nostra, l’area nel cuore della città versa in un progressivo stato di degrado.

In cambio dell’autorizzazione a procedere, si parla di presunte ‘compensazioni’. Interventi finanziati dagli acquirenti dell’area forse utili alla città, ma di certo non prioritari se confrontati con la perdita di un bene culturale.
A dare un rapido sguardo a come altre amministrazioni, sia estere che italiane, hanno affrontato questo tema, si scopre che:

Negli USA, le stazioni di servizio storiche sono tutelate come esempi emblematici di “roadside architecture”. In Europa, Paesi come Austria, Germania, Svizzera e Norvegia hanno trasformato queste strutture in spazi culturali, centri informativi o punti di aggregazione sociale.

Anche in Italia non mancano esempi virtuosi: a Milano, una stazione progettata da Baciocchi è diventata, su iniziativa di Lapo Elkann e Carlo Cracco un ristorante di design firmato dal noto architetto Michele De Lucchi; a Trieste, una struttura simile è stata restaurata e riconvertita in un “distributore di cultura”; a Bolzano il Comune ha investito per trasformare la vecchia stazione di servizio in un bike center, simbolo di mobilità sostenibile.

Numerosi altri comuni hanno scelto di valorizzare il recupero di queste architetture, restituendo gli spazi alla comunità. Tra questi, solo per citarne alcuni, Lecce, Ivrea, Nuoro, Pisa e Foiano.
È difficile immaginare che chiunque, con un minimo di consapevolezza e lungimiranza, possa decidere di abbattere un manufatto di tale valore. La stazione AGIP di Belluno, con la sua storia e la firma di Mattei e Baciocchi, merita di essere recuperata e valorizzata, e non cancellata per lasciare spazio all’ennesimo supermercato.

Le decisioni prese sono il risultato di una catena di negligenze lunga e complessa, difficilmente imputabile a un unico responsabile. È sfuggito a tutti, purtroppo, il valore culturale e architettonico della struttura. Sorprende che né le amministrazioni succedutesi né gli enti preposti alla tutela abbiano espresso perplessità al momento opportuno.
Il fatto che le responsabilità siano diffuse non significa, tuttavia, che si debba procedere a testa bassa verso un errore irreparabile. Con un progetto architettonico serio e competente si potrebbe addirittura ipotizzare l’integrazione del manufatto nella nuova struttura: un progetto complesso, certo, ma che meriterebbe di essere discusso apertamente e soprattutto attuato con il coinvolgimento delle giuste competenze.
Per l’imprenditore, ultimo anello di questa catena di disattenzioni e colui che rischia di più, potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità: un progetto pilota, una risposta concreta a uno dei grandi temi dibattuti in Italia, quello del riuso e della riconversione di manufatti storici dal fine originario ormai superato.
Ne trarrebbe vantaggio anche l’immagine stessa del futuro supermercato, mentre la struttura verrebbe finalmente salvata.

La domanda è: vogliamo una città che valorizza la sua memoria e che sfoggia orgogliosamente le sue eccellenze o una città che si svende?

Luca De Moliner architetto

 

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