Gli utili di Dolomitibus? Restino ai Bellunesi!
Rabbia, delusione, voglia di essere ascoltati. È questo il messaggio emerso dalla partecipata riunione promossa martedì sera dal Circolo PD Mussoi “Capolinea Trillo” alla Latteria
di Bolzano Bellunese. Quasi quaranta cittadini hanno condiviso le loro esperienze e dicoltà quotidiane legate al servizio di trasporto pubblico a chiamata, soprattutto dopo la recente discussione in Consiglio Comunale.
Un sistema al collasso
Molti utenti raccontano di vedere passare uno, due, anche tre autobus completamente vuoti, mentre l’app di prenotazione segnala corse non disponibili. Spesso non è possibile salire a bordo perché non è consentito acquistare il biglietto sul mezzo. Le prenotazioni telefoniche risultano quasi sempre impossibili, e anche tramite app le corse disponibili sono poche e imprevedibili. Alcuni cittadini, per esigenze lavorative, sono costretti a prenotarsi con quattro o cinque giorni di anticipo, se non addirittura una settimana prima. Ma anche così, il problema non si risolve: il servizio a chiamata segue tragitti tortuosi, causando ritardi fino a un’ora per molti lavoratori.
La politica locale prende posizione
La consigliera comunale Maria Teresa Cassol ha ricordato come lunedì, durante il Consiglio Comunale, sia stato bocciato dalla maggioranza di centrodestra un ordine del giorno del PD che chiedeva il ripristino delle linee fisse per il prossimo orario invernale. “Dal report pubblicato da Dolomitibus dopo un anno di sperimentazione non si registra alcun
incremento dell’utenza. Su ogni mezzo ci sono a bordo in media 1,12 persone; inoltre, una persona su 5 che chiede una corsa si sente rispondere che non ci sono mezzi disponibili. È evidente che alcuni correttivi siano possibili. Se è previsto il ripristino della linea J, anche la
linea L – che serve Bolzano Bellunese, Tisoi e Levego – dovrebbe tornare a orari fissi, poiché le due linee hanno praticamente lo stesso numero di corse.”
La capogruppo Claudia Bettiol ha ricordato l’esperienza del ProntoBus
introdotto dalla Giunta Reolon negli anni 2000, “un servizio integrativo e non sostitutivo del trasporto urbano”. Ha poi evidenziato come in altre regioni, come l’Emilia-Romagna, il trasporto pubblico sia gratuito per gli studenti grazie a fondi regionali aggiuntivi: “Il Veneto, invece, è tra le regioni che investono meno in trasporto pubblico”.
Il segretario provinciale Del Bianco rilancia
“Gli utili di Dolomitibus devono tornare al territorio” “C’è un evidente legame tra i tagli al servizio urbano ed extraurbano – nei quali rientra l’introduzione di Trillo – e l’aumento degli utili di Dolomitibus che quest’anno sfiorano i 2 milioni. L’azienda risparmia su corse e personale, ma incassa comunque soldi pubblici. E nel 2023 ha persino aumentato il prezzo dei biglietti. Non è un caso che i profitti siano cresciuti in modo spropositato. Ma fare utili tagliando i servizi è troppo facile – e inaccettabile. Il Sindaco di Belluno e il Presidente della
Provincia devono pretendere che Dolomitibus reinvesta parte degli utili nel trasporto locale. Il Sindaco De Pellegrin, che rappresenta il 14% dell’Ente di Governo, dovrebbe esigere che almeno il 14% degli utili venga destinato all’urbano di Belluno: parliamo di circa 300.000 euro, risorse che potrebbero migliorare sensibilmente il servizio.”
Dall’Ó e Noro (PD Belluno)
“Trillo ha creato cittadini di serie A e serie B”. Andrea Dall’Ó, segretario del Circolo PD Mussoi, e Davide Noro, segretario cittadino del PD, hanno denunciato come l’attuale sistema abbia generato diseguaglianze: “Non è accettabile che i cittadini debbano percorrere chilometri a piedi, magari in strade buie o prive di marciapiedi, perché un servizio nato per essere flessibile è invece pieno di rigidità. L’Amministrazione comunale deve fare di più per garantire un servizio pubblico degno di questo nome. Le linee fisse sono fondamentali. Il trasporto a chiamata può avere un ruolo integrativo, ma non può sostituire l’urbano. Nessun altro capoluogo di provincia è messo in queste condizioni.”
