

Anche quest’anno, il 25 e 26 aprile, La Valle Agordina si veste di tradizione con la celebrazione della storica Festa de l’Om Salvarech, appuntamento irrinunciabile che unisce folklore, leggende alpine e comunità. Organizzata dalla Pro Loco locale, la manifestazione richiama ogni anno abitanti e visitatori desiderosi di riscoprire le antiche radici del territorio bellunese.
L’Om Salvarech, ovvero l’uomo selvatico, è una figura leggendaria molto presente nel folklore delle Dolomiti, spirito benigno dei boschi, noto in particolar modo a Rivamonte Agordino, ma declinato in maniera unica proprio a La Valle Agordina. Se a Rivamonte l’uomo selvatico è un essere ricoperto di muschi e licheni che trasmette all’uomo il sapere della natura, nella versione lavallese assume i tratti di un personaggio più simbolico: spirito schivo, vestito di abiti logori, sempre accompagnato da un feràl (antica lanterna, simbolo di luce) e da un bachet (bastone ligneo, metafora della saggezza degli anziani).
Il cuore della celebrazione cade il 25 aprile, giorno di San Marco. Per l’occasione viene realizzato il tradizionale pop de l’Om Salvarech, un fantoccio costruito con canne di granoturco e stracci. Accompagnato da cori di bambini che gridano “Viva! Viva l’Om Salvarech!”, il pupazzo sfila per le vie del paese fino al momento culminante: il grande falò serale in cui viene bruciato, dopo la lettura del suo Testament. Un gesto rituale che simboleggia la purificazione collettiva: con il rogo si lasciano alle spalle le disgrazie dell’anno passato, per affrontare il futuro con rinnovata energia e buon auspicio per i raccolti.
La tradizione si intreccia anche con la storia agricola locale: in passato, San Marco segnava l’inizio dell’anno agreste, momento in cui si cominciava a lavorare la terra e veniva interdetto il passaggio nei prati. Il giorno si chiudeva con un pasto semplice e genuino, la cota, composto da patate lesse e formaggio stagionato, simbolo dell’essenzialità e della convivialità montana.
Negli anni ’60 la festa ha assunto la sua forma moderna, mantenendo vivo il legame con le origini. Dal 2015, la Pro Loco ha deciso di espandere l’evento su più giornate, trasformandolo in una vera e propria celebrazione collettiva. L’intera comunità lavallese partecipa attivamente: le cucine offrono piatti tipici, mentre ogni sera si balla al ritmo delle orchestre locali.
Un’occasione unica per vivere la montagna attraverso le sue leggende e tradizioni, in un’atmosfera che unisce memoria e festa popolare.
Ecco i nuovi eventi previsti per questa edizione:
la cota solidale: ndà a fà la cota significa letteralmente “andare a fare la lessata”; a La Val era d’uso preparare la cota (patate lesse e formaggio) in occasione dei festeggiamenti di un lieto evento o in particolari ricorrenze legate ad antiche tradizioni contadine. Quest’anno il ricavato della vendita di questo piatto (semplice sì, ma emblema di eventi piacevoli e festosi) verrà donato all’Associazione Dottor Clown Belluno;
la mostra “Io, salvarech” organizzata dalla Scuola dell’Infanzia S. Antonio Gianelli lungo le vie di Col Cugnago (dove viene realizzato il pop de l’Om Salvarech);
l’esibizione di balli popolari da parte degli alunni della Scuola Elementare don Giacomo Mezzacasa;
il pomeriggio dedicato ai bambini e ragazzi organizzato dal Gruppo Giovani La Val.
