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Insieme per Belluno Bene Comune. Democrazia partecipativa? Un optional per la giunta De Pellegrin

Gruppo Insieme per Belluno
Gruppo Insieme per Belluno Bene Comune

Belluno, 4 febbraio 2025 – La vicenda della petizione sul parco città di Bologna ha infine assunto risvolti preoccupanti per la tenuta delle istituzioni democratiche cittadine.

Lo sostiene il Gruppo consiliare Insieme per Belluno Bene Comune che così prosegue:

Se le risposte del Sindaco, della maggioranza e finanche del segretario comunale denotano difficoltà a giustificare la scorrettezza commessa, la necessità di sviare l’attenzione da questo errore ha snaturato il senso dell’ordine del giorno della minoranza ed è culminata nel seguente esito: se le petizioni popolari verranno discusse o meno in Consiglio comunale sarà scelta dell’amministrazione De Pellegrin, in barba ad ogni regolamento. La possibilità che il Consiglio comunale discuta un problema della città su richiesta diretta dei cittadini, nel Comune di Belluno, di fatto non esiste più.

Tocca quindi ribadire la questione portata in luce con l’Ordine del giorno: non è passata in Consiglio comunale una petizione popolare che doveva essere discussa dal Consiglio.

Ecco perché la richiesta, fatta dall’ordine del giorno al Sindaco e alla sua giunta, era di trovare una soluzione condivisa con la cittadinanza per ridare il parco ad uso esclusivo dei cittadini e, allo stesso tempo, trovare una soluzione più dignitosa e confacente per la Polizia Locale.

Risposta negativa. La richiesta è stata negata e la petizione non verrà mai discussa in Consiglio. Sebbene presentata ai sensi dell’art. 63 dello Statuto comunale. Sebbene anche il Sindaco abbia citato il “Regolamento per gli istituti di partecipazione”, dimenticandosi tuttavia di nominare il comma più importante dell’art. 4: tre righe che prevedono espressamente il passaggio in Consiglio delle petizioni presentate ai sensi dell’art. 63.

Ora, non ci conforta sapere che questa amministrazione non legge o non vuole interpretare correttamente le norme. Infatti, le norme in questione venivano già citate proprio dalla delibera di giunta che pretendeva di rispondere ai firmatari della petizione. Come mai sono state riportate in delibera se poi non sono state applicate?

Non fa onore ai consiglieri di maggioranza aver trattato con sufficienza e quasi irrisione un documento firmato da 400 cittadini.

Ma quello che ci preoccupa davvero è la giustificazione al mancato passaggio in Consiglio della petizione. Per cominciare, il Presidente del Consiglio – chiamato in causa in quanto avrebbe dovuto curare lui stesso il passaggio in Consiglio della petizione – non è intervenuto; ha invece lasciato la parola al Segretario comunale.

Questi ha quindi parlato di “limitazioni alle competenze del Consiglio” e ha voluto ridurre il testo della petizione alla mera questione dello spostamento di pubblici uffici e perciò al trasferimento della Polizia Locale, materia di competenza della giunta.

Eppure il titolo della petizione recita “Ridare il parco alla cittadinanza tutta” e i firmatari, che dichiaravano semplicemente di dissociarsi dalla scelta di trasferire al Parco la Locale, chiedevano solo di discutere il tema del “Restituire il parco “città di Bologna” alla comunità tutta, rimuovendo le recinzioni interne e i prefabbricati adibiti un tempo alle scuole, nell’ottica di promuovere uno spazio dedito alla socialità, all’incontro, alla condivisione, allo sport, alla musica ed idoneo ad accogliere eventi culturali”.

Come mai il tema principe sarebbe il trasferimento della Polizia Locale?
Ma soprattutto, se il trasferimento della Polizia Locale nel prefabbricato non è (come dichiarato per la prima volta solo in questa ultima riunione del Consiglio) definitivo, come mai non si può discutere già ora una soluzione diversa per ridare al parco il suo ruolo di principale parco cittadino?

Risposta: perché il Consiglio deve discutere solo le petizioni di sua competenza. Ossia, praticamente, nessuna.

Infatti il significato delle parole del segretario è chiaro:
– le petizioni che non vengono presentate ai sensi dell’art. 63 continueranno a non passare per il Consiglio di rappresentanti eletti dai cittadini;
– quelle presentate ai sensi dell’art. 63 non serve passino al vaglio dei consiglieri capigruppo, che dovrebbero valutarne l’ammissibilità in base al solo criterio della rispondenza ad interessi della collettività, perché a quanto pare questi interessi pubblici non contano più;
– infatti quasi nessuna petizione, se non nessuna, passerà per il Consiglio comunale perché a ben vedere ogni argomento pubblico è di competenza della giunta, del Sindaco, del segretario generale o dei dirigenti.

È corretto? No, non lo è. Non lo è perché il criterio di cui parla il segretario vale per le delibere, per le decisioni. E le petizioni, invece, concernono solo la discussione di determinati argomenti: il Consiglio discute le petizioni, non delibera in merito alle stesse.

Se i cittadini presentassero una delibera su questioni di competenza della giunta, imponendo al Consiglio comunale di approvarla, allora varrebbe quanto detto dal Segretario. Qualsiasi discussione aperta invece, provenga dai consiglieri o direttamente dalla popolazione residente, è competenza del Consiglio.

I cittadini chiedevano di discutere e di far luce su un determinato argomento, di essere coinvolti dalle istituzioni democratiche. La risposta è un secco no.

Da qui un’ultima importante domanda – conclude la nota del Gruppo Insieme per Belluno Bene Comune – : come mai il problema della competenza del Consiglio comunale non è stato sollevato per tante petizioni, mozioni e ordini del giorno pur trattati?

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