
Aumentati i canoni 2024 per i grandi impianti idroelettrici, dal 5% al 6% del fatturato degli stessi. Un incremento di valore stimato in 3 milioni di euro relativamente all’anno in corso: un contributo alle politiche di gestione e difesa del territorio, a cui sono (per legge) destinati gli introiti dei canoni.
La delibera proposta dalla Giunta regionale, il cui parere è stato espresso stamane in sede di Seconda Commissione, proponeva di mantenere la quota variabile dei canoni al minimo previsto dalla normativa, sia per la quota fissa, pari a 40 € per kW nominale, che per la quota variabile, pari al 5% del prezzo orario di mercato dell’energia prodotta da ciascun impianto. Il prezzo dell’energia nell’ultimo trimestre, con un valore medio di 122,8 €/MWh, è tornato prossimo al valore medio del 2023 di 127 €/MWh.
In queste condizioni di mercato i margini per la grande produzione idroelettrica sono significativi, dal momento che i costi di produzione non sono legati al costo dei combustibili o ad altri fattori variabili. “Le grandi derivazioni idroelettriche – spiegano i consiglieri regionali Arturo Lorenzoni, Anna Maria Bigon, Andrea Zanoni, Renzo Masolo e Jonatan Montanariello – rappresentano delle risorse preziose per la Regione, e la buona gestione è assicurata da operatori di prim’ordine a livello internazionale”. Tuttavia, aggiungono, “è fondamentale, nella logica del dialogo tra i concessionari e il territorio, condividere i risultati positivi della gestione”.
Motivo per cui la Seconda Commissione, con voto a maggioranza, ha chiesto alla Giunta di incrementare la componente variabile del canone dal 5% al 6% del valore dell’energia prodotta nel 2024. “Si tratta di un segno di attenzione a favore del territorio, in forte difficoltà nel gestire la sicurezza idrogeologica – precisano i consiglieri – che non inficia in alcun modo la redditività degli impianti, indiscussa ai valori di mercato attuali dell’energia elettrica”. “Di qui – concludono – il nostro voto compatto”.
