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mercoledì, Maggio 29, 2024
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Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute: quanto è rimasto del sostegno alla sanità pubblica?

“Andrà tutto bene” è la scritta che abbiamo visto al cancello d’ingresso dei nostri ospedali bellunesi: nel 2020 , con cartelli o striscioni, eravamo tutti riconoscenti al personale sanitario e questo era il nostro modo, in provincia come altrove, di essere loro vicini.

A distanza di tempo dopo il Convegno “Salute oltre la città, Soluzioni innovative per la Sanità in Montagna” a Pieve di Cadore e in previsione della “giornata dell’infermiere 2024” del 12 maggio, come Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute, ci siamo chiesti quanto è rimasto di quel sostegno e come vivono il lavoro pubblico gli infermieri e gli Oss – Operatori Socio Sanitari?

Sicuramente e purtroppo non bene.

Sono pochi e in numero inferiore rispetto alle reali necessità: mancano all’appello in Regione Veneto circa 5000 infermieri per far fronte alla copertura dei servizi essenziali di assistenza (LEA), dei centri di servizi e per l’assistenza domiciliare.
Chi è in servizio a tempo pieno svolge sempre di più forti pressioni e carichi di lavoro elevati. Come era già emerso nei Convegni di Feltre lo scorso gennaio e di venerdì scorso a Pieve di Cadore, si intende dare loro altri incarichi in più svariati ambiti e si chiede di accollarsi la necessaria formazione e preparazione. Ma chi svolge il lavoro part-time (e lo ha chiesto per reali esigenze di tempo “altro”) e chi è a tempo pieno come si pensa possano dare altro tempo fuori orario di lavoro? dando maggiori incombenze ai colleghi data la reale mancanza di operatori?

I troppi impegni e responsabilità sono poco retribuiti e quindi poco “attraenti” per chi pensa di fare questa professione. Più del 26% dei posti nelle Università infermieristiche restano scoperti.

Certo non se la passano meglio gli OSS: per queste importanti figure le assunzioni non si fanno perché le graduatorie sono “bloccate”. E, nonostante questa emergenza, leggi disumane come la Bossi-Fini, o la Convenzione di Dublino sull’immigrazione, concorrono a privare il territorio di una persona preziosa come Mahdi, OSS in Alpago, cacciato dall’Italia dallo stesso sistema che ci sta privando di ogni diritto.

La formazione del personale sanitario e i volontari sembrano essere la panacea ai mali della Sanità Pubblica. Questo è quanto emerge anche nel Convegno di Pieve di Cadore che ha approfondito le “Reti tempo dipendenti”. Personale qualificato e volontari sui mezzi di soccorso che , tenuto conto durante l’emergenza- urgenza – dei tempi di percorrenza e delle distanze fino all’ospedale più “adatto”, deve essere preparato, pronto e – aggiungiamo – in numero tale dal soccorrere il paziente al fine di ridurne i danni o a salvarne la vita.

Senza ricordare, tuttavia, che per il personale sanitario, assistiamo e denunciamo già che nelle nostre strutture pubbliche, sono numerose le dimissioni e la rinuncia alla professione o la scelta di andare in libera professione dove tempi e compensi possono essere “dettati” e non “subiti”. Nel caso poi dei volontari, le associazioni sono sempre più in crisi nel reclutarli.

Nei prossimi anni la situazione non potrà migliorare dato l’innalzamento dell’età pensionistica, del minor tempo libero a disposizione (fra le mansioni più gettonate = fare i nonni e permettere ad ambedue i genitori di lavorare) e dalla necessità infine di essere ovviamente “in forma e in forze” per garantire quei servizi che richiedono, visto il depotenziamento di servizi sanitari del nostro territorio (anche quando non ce ne sarebbe bisogno), di aiutare le persone impossibilitate a muoversi o che non hanno una rete familiare di supporto per spostarsi negli Ospedali dedicati .

Per questo si chiede che le Istituzioni tutte territoriali, regionali e nazionali insieme all’ULSS1 Dolomiti si attivino ad affrontare il tema della Sanità Pubblica garantendo sempre un’effettiva equità nell’accesso alle cure e l’uguaglianza di tutti i cittadini nell’esecizio del diritto alla tutela della propria salute.

Al di là di convegni per confrontarsi e fare rete (utilissimi), si supportino efficaci politiche per un adeguato finanziamento di risorse economiche ed umane che non siano legate ai soli volontari (per quanto importantissimi ma che non devono sostituirsi al personale dipendente) e a “spremere” ulteriormente il personale sanitario esistente.

Se il 12 maggio è una data importante, il 13 maggio lo è altrettanto! 46 anni fa con la Legge 180/Basaglia, si chiudevano i manicomi e si ridefiniva la concezione di malattia mentale per ridare dignità a chi ne soffriva. Ancora molto si deve e si può fare anche nel nostro territorio.
Ogni giorno, non solo il 12 o il 13, come Comitato Feltrino – Giu’ Le mani dalla Sanità Bellunese, sentiamo le difficoltà delle persone siano esse operatori/operatrici socio sanitari, pazienti o familiari. Raccogliamo le loro testimonianze e diamo loro la dovuta importanza : non sono numeri ma persone.

Non piaceranno al Presidente Della Conferenza dei Sindaci e nemmeno al Direttore Generale reggente della ULSS1 Dolomiti di Belluno le nostre critiche, ma con esse diamo voce a quella comunità che è in difficoltà sia sul piano economico (ricorrono al proprio denaro per curarsi o avere una prestazione) o su altri aspetti che la malattia porta con sé.

Ben vengano i Convegni che aiutano a capire come può funzionare un servizio pur se complesso come quello sanitario…ma poi nella realtà si chiedono azioni e risposte.
Come Comitato Feltrino – Giù le mani dalla Sanità Bellunese ad esempio si sollecita , dopo l’audit di ottobre e l’incontro di dicembre effettuati con il Comitato e gli altri “attori” dei Servizi di salute Mentale, di ritornare ad incontrarsi per avere risposte alle segnalazioni emerse. Alle Istituzioni di essere attente ai propri cittadini al fine di di migliorarne il benessere.
Tutto ciò nell’ottica che se “le istituzioni sono vicine alle comunità” anche i comitati sono fatti da cittadini.

Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute – Giu’ le mani dalla Sanità bellunese

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