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Tutto esaurito sabato alla Sala teatro del Centro Giovanni 23mo per la conferenza di Giorgio Bianchi e Vanni Frajese

Giorgio Bianchi, Elisabetta Frezza, Vanni Frajese

In trecento sabato sera in Sala Teatro del Centro congressi Giovanni 23mo di Belluno per la conferenza “Oltre il buio dell’ipocrisia” organizzata dalla Associazione ContiamoCi!, coordinamento provinciale di Belluno.

Sul tavolo dei relatori il fotoreporter indipendente Giorgio Bianchi, il professor Vanni Frajese. Ha condotto l’incontro l’avvocato Elisabetta Frezza dell’Associazione ContiamoCi.

“Viviamo nell’impero della menzogna” ha detto l’avvocato Elisabetta Frezza nell’introdurre la serata. Un concetto più volte ripreso nel corso della conferenza da entrambi i relatori. “Il governo, che in Costituzione rappresenta il popolo sovrano – ha detto il professor Frajese – si è arrogato il diritto di mentire”; E cita quanto dissero il presidente della Repubblica e il capo del governo durante gli anni della pandemia. “Mentirono le alte cariche dello Stato e le istituzioni, come il ministero della Sanità – sottolinea Frajese –  siamo oramai giunti in quello che viene definito il periodo della post-verità”. Frajese utilizza una metafora efficace per sintetizzare ciò che è accaduto “Chi stampa moneta falsa commette un crimine. Intanto però la moneta circola. Come le menzogne di Stato! C’è chi ha fatto 4 vaccini e ha contratto il covid 6 volte! Possibile che la gente non veda che il greenpass era solo uno strumento di controllo”.  La conduttrice Elisabetta Frezza pone la questione degli Invalsi nella scuola, che considera una sorta di profilazione dei nostri figli. “Profilazione e menzogna” rincara Giorgio Bianchi, che cita Baricco parlando di realtà dei fatti e narrazione dei fatti. E porta una serie di esempi di fotografi celebri, di come si possa inquadrare la scena in modo da suggestionare in un modo o nell’altro l’osservatore. Una realtà, dunque che si è sempre manipolata dal mainstream che obbediscono alle grandi agenzie di stampa anglosassoni “il virus, la guerra, c’è quando lo decidiamo noi” (il virus circolava già dall’agosto del 2019). Così ad esempio non si è più sentito parlare del virus, quando subentrò la guerra in Ucraina, a sua volta scomparsa dai radar all’arrivo della guerra in Istraele. Parla anche di comunicazione, di importanza del linguaggio Giorgio Bianchi che cita Giorgio Agamben “Continuiamo ad occuparci delle virgole anche quando la casa brucia”. Frajese porta la discussione sul piano del sistema democratico, della rappresentatività “Ma noi contiamo ancora qualcosa? In un sistema che non tutela gli interessi dei popoli”. “Parlare di emergenza, di guerra, sospende il ragionamento – prosegue Bianchi – . Abbiamo vissuto una guerra civile a bassa intensità. Le democrazie liberali sono finite”. E ricorda che già nel 2010 Serena Tinari nel suo libro “Il fantasma della pandemia” aveva previsto ciò che sarebbe accaduto. Bianchi mette in guardia anche sulle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, l’identità digitale. “Il covid è stato una cartina al tornasole – sostiene Frajese – e la classe medica ha completamente fallito il test. L’intera accademia avrebbe dovuto dimostrare maggiore indipendenza. L’Ordine dei medici doveva correggere le bugie diffuse dalla politica”. In Gran Bretagna, ha fatto notare Frajese, i medici si opposero all’obbligatorietà del vaccino. Abbiamo vissuto una situazione surreale, insomma, tale da interrogarci ancor oggi su come sia stato possibile tutto questo.

 

Vanni Frajese curriculum

Giorgio Bianchi (1973) è un fotogiornalista, documentarista e blogger italiano. Ha realizzato reportage in Europa, Siria, Russia, Burkina Faso, Vietnam, Myanmar, Nepal, India. Nella sua fotografia Giorgio ha sempre dato particolare attenzione alle tematiche di carattere politico e antropologico, alternando progetti personali a lungo termine a lavori su commissione. Dal 2013 ha compiuto diversi viaggi in Ucraina per documentarne, attraverso immagini e video, la crisi, a partire dagli scontri di Euromaidan fino all’odierno conflitto nel Donbass. Si occupa del conflitto siriano dal 2016. Il lavoro di Giorgio ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali e viene pubblicato regolarmente su riviste e giornali, cartacei e online. Le sue fotografie sono state esposte sia in Italia che all’estero.

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