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Ursula von der Leyen vuole declassare lo status di protezione del lupo. Il WWF non ci sta. L’europarlamentare Dorfmann esulta

Contro ogni evidenza scientifica, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha proposto di declassare lo status di protezione del lupo nella Convenzione di Berna, da specie “rigorosamente protetta” (Allegato II) a specie “protetta” (Allegato III). Il WWF sottolinea la sua assoluta contrarietà e invita gli Stati membri dell’UE a respingere questa proposta.

La Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa è la più antica convenzione al mondo nel campo della conservazione della natura ed è in vigore dal 1979. È considerata la fonte originaria di diritto internazionale che ha portato all’adozione della Direttiva Habitat dell’UE, pietra miliare dei programmi di conservazione europei.

“Questa è una decisione grave, senza alcuna giustificazione scientifica, motivata da ragioni puramente personali e politiche, che va a minare gli straordinari sforzi di conservazione messi in campo negli ultimi decenni e che hanno permesso la ripresa numerica e spaziale delle popolazioni di lupo in molti paesi dell’UE”, dichiara Isabella Pratesi, direttrice del programma di Conservazione al WWF Italia. “La presidente von der Leyen sta deliberatamente sacrificando decenni di lavoro di conservazione per il suo tornaconto politico, dando eco ai tentativi dei suoi alleati politici di strumentalizzare il lupo come capro espiatorio dei problemi socio-economici delle comunità rurali e del settore zootecnico. Questo approccio è inaccettabile e può creare un pericoloso precedente”.

La mossa della von der Leyen rappresenta un’inversione di rotta nelle politiche di conservazione che hanno fino ad oggi caratterizzato l’UE, ed è dettata da motivi puramente politici. A sostegno di questa interpretazione, lo scorso novembre l’UE aveva respinto il tentativo della Svizzera di declassare lo status di protezione del lupo, sostenendo che, sulla base dei dati più recenti, il lupo non aveva raggiunto uno stato di conservazione favorevole nella maggior parte degli Stati membri dell’UE.

Questo ripensamento è ancora più ingiustificato se si considera che i risultati dell’analisi approfondita della Commissione sulle popolazioni di lupi nell’UE, pubblicata oggi, non forniscono alcuna prova scientifica che lo stato della popolazione dei lupi sia cambiato in modo significativo nel giro di un anno. Questo annuncio è anche in contrasto con l’opinione pubblica, così come rilevato dall‘indagine recentemente pubblicata sulla percezione delle comunità rurali riguardo la coesistenza con i grandi carnivori. I risultati mostrano che il 68% degli abitanti delle zone rurali ritiene che i lupi debbano essere rigorosamente protetti e più di due terzi (72%) concordano sul fatto che abbiano il diritto di coesistere con l’uomo e le sue attività.

Per il WWF proposta indebolisce il ruolo dell’UE come partner affidabile e leader nei forum internazionali, oltre a mettere in dubbio l’autenticità dei suoi sforzi per raggiungere gli obiettivi globali di biodiversità. Solo un anno fa, la Presidente von der Leyen aveva pronunciato un’importante dichiarazione a sostegno dell’accordo storico sull’azione globale per la natura per il 2030, insieme al resto della comunità internazionale. L’annuncio di oggi mette in discussione questi impegni internazionali dell’UE.

Una modifica alla Convenzione di Berna richiede una decisione del Consiglio e quindi una maggioranza qualificata degli Stati membri per approvare la proposta della Commissione. All’inizio del 2023, 12 Ministri dell’Ambiente hanno scritto al Commissario Sinkevičius assumendo una chiara posizione contro il declassamento dello status di protezione del lupo. L’Italia al contrario, con il Ministro Lollobrigida, ha recentemente presentato un documento, sostenuto anche da Francia, Austria, Polonia, Romania, Grecia, Finlandia e Lettonia, in cui ignorando le più recenti evidenze scientifiche che sottolineano quanto gli abbattimenti non rappresentino una soluzione a lungo termine per la mitigazione dei conflitti con la zootecnia, viene chiesto alla Commissione UE di aggiornare lo status di protezione dei grandi carnivori, lupo compreso, nel quadro della Direttiva Habitat.

In diverse regioni europee è stata dimostrata che la coesistenza tra lupo e attività umane è possibile grazie a misure preventive efficaci, come l’installazione di diversi tipi di recinzioni, l’utilizzo di cani da guardiania per il bestiame e altre tecniche innovative in sperimentazione negli ultimi anni. Le linee guida dell’Unione Europea consentono agli Stati membri di risarcire pienamente agricoltori e allevatori per i danni causati da specie protette, come il lupo, e di rimborsare interamente i costi di investimento per le misure di prevenzione. Anche il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) potrebbe fornire un sostegno alla coesistenza, ma gli Stati membri non hanno sfruttato appieno questa opportunità di finanziamento.

La proposta di diminuire il grado di protezione del lupo e di aprire a modalità di gestione cruente rappresenta dunque una strategia inaccettabile e populista, che mette a serio rischio il futuro della conservazione di una specie chiave degli ecosistemi europei senza risolvere i potenziali conflitti.

Herbert Dorfmann, europarlamentare

Di segno opposto il commento dell’europarlamentare Herbert Dorfman che si intesta il successo di questo primo passo verso il declassamento dello stato di protezione del lupo.  L’Unione europea ha preso la decisione oggi a Bruxelles. “Questa è finalmente la prima grande mossa concreta verso una gestione più flessibile del lupo – commenta Dorfmann, che da anni persegue un lavoro di sensibilizzazione e persuasione in materia a livello europeo -. “Abbiamo lavorato a lungo per arrivare dove siamo oggi, anche se a volte sembrava che stessimo combattendo una battaglia persa”.

L’europarlamentare fa riferimento alla decisione odierna della Commissione Europea di richiedere una riduzione dello status di protezione del lupo in Europa e di modificare di conseguenza la Convenzione di Berna, l’accordo sulla conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa. “La svolta odierna non è l’ultimo passo, ma è quello decisivo”, afferma Dorfmann. Se i 27 stati membri dell’Ue chiedessero di modificare la Convenzione di Berna, essi costituirebbero la maggioranza dei paesi firmatari, e la revisione della protezione del lupo sarebbe quindi solo una formalità.

Una volta abbassato lo status di protezione del lupo nella Convenzione di Berna, la strada sarebbe libera per adattare anche la Direttiva Habitat e rendere così più flessibile la gestione del lupo in Europa. “Ad oggi, tutte le misure adottate per gestire in maniera sostenibile ed adeguata la popolazione di lupi sono fallite. – sostiene Dorfmann – Una volta che lo status di protezione del lupo sarà stato abbassato, e speriamo che ciò avvenga in tempi relativamente brevi, gli Stati e le regioni avranno a disposizione più strumenti per gestire efficacemente la popolazione di lupi e salvaguardare le malghe e i pascoli tradizionali”.

La decisione odierna dell’Ue è nel solco della risoluzione approvata dal Parlamento europeo circa un anno fa, su iniziativa di Dorfmann. “L’anno scorso siamo riusciti a convincere la maggioranza dell’aula della necessità di adeguare la protezione dei lupi alla situazione attuale e di riconoscere il rapido aumento della popolazione negli ultimi anni”, dichiara. Con la sua risoluzione, il Parlamento europeo ha esercitato la necessaria pressione sulla Commissione europea, che ora ha seguito la strada indicata dai legislatori. “È una grande soddisfazione che la nostra posizione abbia finalmente prevalso”, conclude Dorfmann.

 

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