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sabato, Maggio 25, 2024
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Quattro femminicidi del ‘900. Secondo l’autore De Nart tre processi andrebbero rifatti

Francesco Demattè fondatore del Circolo “La terra dei Padri” e Roberto De Nart

Marta Kusch, Linda Cimetta, Silvia Da Pont, Lea Luzzatto, sono i nomi delle quattro donne uccise negli anni ’40 – ’50 le cui tragiche storie sono state ricostruite attraverso la cronaca dell’epoca e gli atti processuali conservati all’Archivio di Stato di Venezia. Ne ha parlato sabato l’autore dei libri Roberto De Nart, nella serata condotta dal professor Francesco Demattè nella sede del Circolo culturale “La Terra dei Padri” a Belluno in via dei Molini, 10 a Borgo Piave.

Quattro femminicidi, con moventi diversi e vicende processuali variegate e una sola costante, le vittime sono sempre donne indifese e la ricerca della verità è su tre casi su quattro piegata da circostanze esterne. “Solo l’omicida di Linda Cimetta, tale Carlo Candiani sconterà la pena – precisa l’autore – nel caso dell’omicidio a scopo di rapina di Marta Kusch i responsabili del delitto saranno scarcerati dopo alcuni mesi di detenzione preventiva e liberati per effetto dell’amnistia Togliatti. Nell’omicidio di Linda Cimetta, anch’esso a scopo di rapina, i due imputati, il gondoliere e il commesso di tabaccheria saranno incarcerati a seguito della condanna seguita a 4 processi e altrettanti ricorsi in Cassazione. Ma permangono forti dubbi sulla colpevolezza estorta al gondoliere, poi scarcerato per semi infermità mentale, mentre il commesso riuscirà ad evadere dal carcere di Santo Stefano e di lui non si saprà più nulla. Altrettanto inquietante il caso della Lea Luzzatto, la giovane insegnante trovata esanime in casa a Belluno, con il cranio fracassato nella gelida notte del 17 dicembre 1946. Una vicenda processuale dove le pressioni esterne prevalgono ed ostacolano pesantemente i due processi di primo grado e di appello. Al punto da far scrivere all’inviato del Corriere d’Informazione Egisto Corradi: ‘Il tragico caso della Luzzatto coinvolge una delle famiglie più influenti di Belluno e si innesta in una situazione di fatto tipicamente provinciale, chiusa e irretita, e già a prima vista non ideale per la ricerca della verità”.

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