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La Consulta e i vaccini * di Filiberto Dal Molin

Palazzo della Consulta, Piazza del Quirinale – Roma. Dal 1951 sede della Corte Costituzionale

Abbiamo avuto in questi giorni la ventura di sapere come si sono articolate le discussioni e le argomentazioni in tema di obbligo vaccinale anti Covid-19 tra la Consulta e i molti avvocati intervenuti a difendere i loro clienti dissenzienti nei confronti del vaccino. Non possiamo permetterci di definire di quale sostanza sia fatta la conclusione finale del dibattito, però l’olfatto ci dà delle indicazioni precise.

Senza riprendere i molti argomenti che ci consentono di circostanziare motivazioni e caratteristiche di questo inganno universale e questo insulto alla libertà di accettare o rifiutare le terapie (che ciascuno di noi ha il diritto di esercitare per sé stesso) abbiamo accertato che l’efficacia delle terapie, che definiamo domestiche o ambulatoriali, già usate da vent’anni per viremie dello stesso ceppo, non sia mai stata messa in discussione scientificamente.

Tale efficacia, ottenibile con una vasta gamma di farmaci di uso comune, è stata dimostrata valida e sostenuta da moltissimi medici e gruppi di studiosi di tutto il mondo ed è stata comunicata fin dall’inizio ai responsabili della politica sanitaria: ma Speranza & Company l’hanno completamente ignorata.

Non solo ci avrebbe evitato un disastro economico globale e l’inefficienza dei nostri ospedali nei confronti di tutte le altre patologie in corso, ma ci avrebbe evitato il numero straordinariamente elevato delle complicanze post-vaccinali e dei decessi, soprattutto tra i più giovani.

E’ stata completamente ignorata perché contraria alla motivazione stessa che ci ha portato a questa cosiddetta “pandemia” e cioè l’esigenza programmatica di vaccinare tutta la popolazione mondiale, non tanto e non solo per un pericolo pandemico incipiente o in corso, ma proprio come terapia preventiva. In accordo col programma espressa circa 50 anni fa da Henry Gadsen, ceo della Merks &Company, autorevole figura delle industrie del farmaco. Costui ha bellamente dichiarato che il loro obiettivo era quello di guadagnare non solo dai malati, ma anche dai sani. Ci sono riusciti da anni e ormai la loro clientela in questi giorni ha raggiunto gli 8 miliardi.

Che convenga investire nella industria del farmaco pare che l’abbiano capito anche i giudici della Consulta; molto prima l’ha capito Ursula von der Leyen nella scelta del marito e nei rapporti (che ha voluto totalmente segreti) con le industrie dei vaccini, alle quali ha versato circa 30 miliardi della nostra Comunità Europea.

Filiberto Dal Molin

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