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Dalle grandi dimissioni all’abbandono silenzioso: le condizioni del lavoro nelle province di Belluno e Treviso

Massimiliano Paglini, segretario generale Cisl Belluno Treviso

Ricerca della Cisl su un campione di 2.550 lavoratori e lavoratrici

Un giovane su 6 ha cambiato lavoro nell’ultimo anno: 4.765 dimissioni volontarie nel primo semestre del 2022 a Belluno, 21.920 nella Marca

I lavoratori e le lavoratrici chiedono un salario più alto, ma soprattutto flessibilità, possibilità di percorsi di crescita in azienda e maggior tempo libero. E se non trovano queste condizioni, cambiano lavoro. È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso su un campione di 2.550 lavoratori e lavoratrici delle due province – utenti del Caf – rappresentativi delle varie fasce di età e di tutte le principali categorie professionali e tipologie di contratto. I dati emersi dalle risposte del campione, per i due terzi trevigiano e per un terzo bellunese, sono stati poi analizzati dai ricercatori Stefano Dal Pra Caputo e Francesco Peron, che nella mattinata di oggi assieme al segretario generale della Cisl Belluno Treviso Massimiliano Paglini hanno illustrato i risultati del sondaggio.

ANAGRAFICA – Poco meno del 60% delle persone che hanno risposto al questionario, sia in provincia di Belluno che nella Marca, è di sesso femminile. E quasi un terzo dei rispondenti lavora in attività manifatturiere. Il 15% in sanità e assistenza sociale, il 12,5% nel commercio. Analizzando il dettaglio territoriale, si scopre che a Belluno quasi il 42% degli intervistati lavora nel manifatturiero, a confermare il peso delle occhialerie in provincia. Circa metà del campione (55% a Belluno e 48,6% a Treviso) svolge un lavoro di tipo impiegatizio. Uno su cinque a Belluno svolge un lavoro tecnico, dato che nella Marca arriva al 31,5%. L’85,7% dei rispondenti a Belluno e Treviso ha un contratto a tempo indeterminato. Per gli under 35 però il dato si ferma al 70,9%. Sempre gli under 35 sono poi la categoria di lavoratori e lavoratrici che più frequentemente lavorano oltre 40 ore settimanali (28,2%) e meno di 10 ore settimanali (3,7%). Poco più della metà degli intervistati ha un orario che va dalle 30 alle 40 ore alla settimana. Su questo punto emerge ancora una volta il gap lavorativo fra uomo e donna: solo il 14% delle donne lavora oltre 40 ore settimanali rispetto al 36,7% degli uomini.

VITA-LAVORO – Alla domanda “Nell’ultimo mese le è capitato di lavorare di domenica?”, un giovane su 4 risponde affermativamente. Due in particolare sono i settori in cui si lavora di più la domenica: ricettività e ristorazione con il 63% e sanità e assistenza sociale con oltre uno su due e il 54%. Oltre il 30% anche per commercio e colf e badanti. In provincia di Belluno il 37% del campione dichiara di aver lavorato di domenica; a Treviso il 32%. Interessante la risposta alla domanda sulla disponibilità in futuro o in un nuovo lavoro ad essere operativi la domenica: la risposta prevalente (66,5%) in entrambe le province è no, soprattutto fra gli under 35, dove la percentuale arriva al 70. Altro tema oggetto dell’indagine sono gli straordinari: spesso e volentieri chi li fa, non viene pagato. Succede nell’oltre un quarto dei casi a Treviso e a oltre un quinto dei lavoratori a Belluno.

TRA PRESENTE E FUTURO – Un lavoratore su due si dichiara “abbastanza” soddisfatto del proprio lavoro. Oltre il 30% lo è poco o per nulla. Solo il 18,7% dice di essere molto soddisfatto. Tra i lavoratori meno soddisfatti, quelli della sanità e dell’assistenza sociale, trasporti e magazzinaggio e agricoltura.
Alla domanda cruciale se ci sia l’intenzione di cambiare lavoro o se sia stato cambiato nell’ultimo anno, emerge che nelle due province un lavoratore su sei (15,6%) fra gli under 35 ha già cambiato lavoro. A questo dato va aggiunto un altro 47,2% del campione di giovani che dichiara di volerlo cambiare nei prossimi 12 mesi. A Treviso il 43,9% di chi ha risposto al questionario (tutte le fasce d’età) dice di aver cambiato lavoro nell’ultimo anno o di volerlo cambiare. A Belluno il dato è pari al 39,3%.
In particolare, vuole cambiare chi lavora nei trasporti e nel magazzinaggio (55,7%) e nella ricettività e ristorazione (43,4%). Ma cosa si vorrebbe mutare e migliorare del lavoro che si svolge? Il salario, ma si desidera anche avere maggior tempo libero, la possibilità di percorsi di crescita in azienda e benefici aziendali. Se si guarda alle aspirazioni degli under 35, per il 65,7% del campione c’è uno stipendio migliore, per il 23% il tempo libero e per il 23,9% la possibilità di carriera ha lo stesso peso dell’orario flessibile. Alla domanda sulla smart working, oltre il 66% degli under 35 ammette che in futuro lavorerebbe volentieri da remoto, contro il 44,6% degli over 35.

LE GRANDI DIMISSIONI – Le risposte del campione da cui emerge una forte volontà fra i giovani di cambiare lavoro sono avvallati dai dati Istat sulle dimissioni volontarie elaborati dall’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso: sia in provincia di Treviso che in quella di Belluno il dato dei primi sei mesi del 2022 supera quello di tutti gli anni precedenti il 2016. In provincia di Belluno le dimissioni volontarie sono state 4.765 da gennaio a giugno 2022, un dato che è destinato a crescere e a superare il 2021, quando le dimissioni sono state 7.860, il 52% in più del 2020 quando erano 5.170. Andamento simile nella Marca, con 21.920 dimissioni nei primi sei mesi del 2022. Nel 2021 le dimissioni volontarie sono state 36.065, +42% rispetto alle 25.410 del 2020.

L’ANALISI – “I dati emersi – sottolinea il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Massimiliano Paglini – confermano una profonda trasformazione del modo con cui ci si approccia al lavoro o si sta al lavoro, e non solo da parte dei giovani che sono la componente della società che più amplifica la trasformazione in atto. Il lavoro non è più visto come fine unico e totalizzante, ma diventa strumento che deve convivere con altri aspetti della vita di ciascuno”. Quali le cause del mutamento in atto? “La pandemia è stata un acceleratore di processo, ma non la causa. Se per decenni, sia nel pubblico che nel privato, troppo spesso non si remunerano adeguatamente i lavoratori, si spremono oltre il limite, si sorvola sul rispetto della dignità e della decenza nei luoghi di lavoro, con carenze di organici, turni massacranti, poca o nessuna attenzione alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro, si ignorano aspettative professionali e giusta retribuzione, accade ciò che stiamo osservando: da una part e i giovani non sono più disponibili ad accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi costo e sono veloci nel cambiare se le condizioni diventano insopportabili, e dall’altra i meno giovani ridimensionano una sorta di abnegazione al lavoro attraverso il quiet quitting, l’abbandono silenzioso”.

LE PROPOSTE – “Vanno messe in atto al più presto politiche che ridiano dignità e decenza al lavoro – prosegue Paglini -. Per la Cisl le azioni da mettere in campo sono chiare: remunerazione salariale coerente con competenze e professionalità e più elevata per tutti, una organizzazione che armonizzi vita e lavoro, percorsi di crescita professionale, delle competenze tecniche e trasversali e di formazione continua che mettano al centro la persona-lavoratore e non solo le esigenze datoriali. Infine, l’applicazione dell’articolo 46 della Costituzione, che riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende: un nuovo mondo del lavoro è possibile solo se vi sarà la volontà di ascoltare e recepire le istanze di chi rappresenta lavoratrici e lavoratori. La Cisl è pronta a fare da apripista qui, nei territori produttivi più virtuosi, per arrivare a forme di partecipazione alla gestione attraverso le buone pratiche di contrattazione”.
Attenzione particolare alla provincia di Belluno, dove i dati sulle dimissioni s’incrociano con quelli demografici. “Nel Bellunese – sottolinea Paglini – la situazione è aggravata dall’andamento demografico e dal progressivo spopolamento, e anche per questo siamo convinti della necessità di un piano straordinario per l’occupazione della montagna: se non si agirà velocemente, fra 10 anni sarà troppo tardi, perché i lavoratori saranno sempre meno. Il piano deve prevedere alloggi ad affitti calmierati per chi viene a lavorare a Belluno, il recupero del patrimonio immobiliare, ma anche servizi pubblici essenziali e infrastrutture digitali e materiali”.

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