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lunedì, Aprile 22, 2024
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Tre domande alle Autorità Sanitarie * di Filiberto Dal Molin

Filiberto Dal Molin

La prima domanda riguarda i Tamponi

Salvo errori od omissioni sappiamo che il prof. C.H. Drosten della Charité di Berlino, virologo, è stato incaricato dalla Commissione Europea di impostare la diagnostica per la SARS-CoV-2 e ha utilizzato il test PCR, una tecnica di biologia molecolare per moltiplicare copie di DNA. Egli stesso ha chiarito che il test non si basa sul genoma di questo specifico virus, ma su sequenze di altri virus SARS-CoV poiché “non sono stati resi disponibili campioni genomici ottenuti da Pazienti infettati”. Probabilmente la mancata disponibilità esprime una precisa volontà dell’industria che produce i vaccini e la volontà governativa di non consentire le autopsie. Quindi la diagnosi di infezione virale dei nostri tamponi si basa sulla somiglianza della SARS-CoV-2 con la SARS-CoV di circa 20 anni fa.
Il test PCR (Polymerase Chain Reaction) è un metodo per moltiplicare copie del DNA e per identificare strutture genomiche in campioni biologici. Fu scoperto da Kari Mullis e gli valse il Nobel per la chimica nel 1993. Ha avuto importantissime applicazioni in tutti i campi della biologia ed è stato utilizzato come metodo di elezione proprio per identificare frammenti di RNA virale nel corso della infezione da Covid-19. Purtroppo però in questo caso si basa sulla “somiglianza” con un virus non più attivo. Pertanto si può quanto meno affermare che non è un test specifico.
Inoltre il metodo del Prof. Drosten richiede circa 45 cicli di amplificazione per produrre una sufficiente quantità di materiale genetico. Già Kari Mullis aveva specificato che oltre i 40 cicli il test diagnostico non ha alcuna affidabilità.
Se escludiamo i test con tamponi rapidi, implicitamente inaffidabili, e i test molecolari col metodo PCR molto validi, ma nel nostro caso egualmente inutili, le diagnosi di positività al virus che valore hanno?
Se questa è la base della nostra confidenza diagnostica che cosa c’è di vero in questo inganno universale, a parte un numero inaccettabile di decessi, voluto e programmato con la indicazione della vigile attesa associata a una terapia antipiretica?

 

La seconda domanda riguarda le mascherine

L’obbligo di indossare le mascherine all’interno delle strutture sanitarie è prorogato fino al 30 settembre 2022, per evitare la trasmissione del virus. Ma noi non sappiamo se il virus viene o meno trasmesso perché non abbiamo metodi certi per identificarlo. Soltanto la sintomatologia clinica ci può dare una indicazione di infezione e in questo caso possiamo servirci immediatamente di una generica terapia anti-infiammatoria (non antipiretica) per stroncare in 3 gg l’infezione, come avremmo dovuto fare fin da 3 anni fa. Quindi a che cosa servono le mascherine, in particolare nella popolazione più vaccinata del mondo? Oppure dobbiamo ritenere che le Autorità Sanitarie preposte ci possano garantire che col primo giorno di ottobre il Covid-19 non ci sarà più?

La terza domanda riguarda la sospensione dal lavoro e dallo stipendio fino al 31 dicembre per tutti i sanitari che hanno rifiutato la vaccinazione

Se dal primo giorno di ottobre il virus non ci sarà più (o non sarà più necessario tentare di identificarlo) perché per altri tre mesi i sanitari che hanno rifiutato di vaccinarsi devono rimanere sospesi dal lavoro e dallo stipendio? E’ una punizione prevista per i dissidenti? Aver fatto parte della “teppaglia no-vax e dei suoi rintronati mentori” non potrà essere in alcun modo punito dalla legge ma sarà sufficiente per incorrerà nell’ ira funesta dell’impagabile Speranza e dei suoi sodali?

Dott. Filiberto Dal Molin

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