
“Totila l’Immortale”, il romanzo storico di Sante Rossetto edito da Canova e uscito nel 1999, arriva ora alla quarta edizione dopo oltre vent’anni dalla comparsa in libreria.
Un volume che ha continuato ad attrarre il lettore affascinato da una figura eroica che anche nei secoli passati aveva avuto innumerevoli estimatori. Il re goto fu scelto nel 541 a guidare il suo popolo alla riscossa contro i dominatori bizantini. Totila, allora, era al comando del presidio dei Goti che tenevano Treviso. Il legame con la città è stato definitivamente suggellato nel Novecento quando il consiglio comunale lo ha eletto come emblema della città del Sile. Inoltre i Goti hanno lasciato alcuni toponimi nella Marca: Castello di Godego, Godega S. Urbano, Melma.
Per quasi una dozzina di anni il sovrano barbaro ha combattuto per difendere il suo popolo e l’Italia dalla dominazione dell’imperatore Giustiniano. E, secondo uno storico austriaco, fu l’ultimo re a tenere unita la penisola prima di Garibaldi. Suscitò scalpore la sua iniziativa di abolire la schiavitù in tempi in cui era considerata parte integrante del sistema sociale. Ha lottato per il suo popolo fino alla morte in battaglia nel 552 suscitando anche l’ammirazione e la simpatia dello storico greco Procopio. Ma, visto il successo di questo volume “sempreverde”, anche dei lettori di quasi sedici secoli dopo. E degli amministratori che gli hanno intitolato il premio cittadino.
