L’ onorevole Giorgia Meloni, presidente del partito politico Fratelli d’Italia, ha parlato delle “sanzioni” (rectius: “misure restrittive”) dell’Unione Europea nei confronti della Federazione Russa a seguito dello scoppio del conflitto in Ucraina.
Esse, è bene non dimenticarlo, si aggiungono a quelle del 2014. In particolare, rispondendo al segretario federale della Lega, senatore Matteo Salvini, la Meloni ha ribadito che le misure adottate contro Mosca sono efficaci. Ora, già questo evidenzia le prime crepe all’interno della coalizione di centro-destra, poco credibile ed incoerente sotto diversi punti di vista. Tuttavia, la Meloni è in errore e nasconde la realtà delle cose. Lo stesso New York Times, il principale quotidiano americano, smentisce la leader di Fratelli d’Italia.
In primo luogo, chiuso l’accesso al mercato europeo, la Repubblica popolare cinese e l’India, i due Paesi più popolosi al mondo, hanno acquistato in questi mesi lo stesso volume di petrolio che sarebbe andato all’Occidente e Mosca sta guadagnando dalle vendite molto di più rispetto all’inizio del conflitto.
In secondo luogo, il rublo, la moneta avente corso legale nella Federazione Russa, si è enormemente rinforzato rispetto ad euro e dollaro a seguito dell’intuizione del presidente Vladimir Putin di imporre il pagamento con la moneta nazionale in tutti i Paesi che hanno adottato le “sanzioni”.
In terzo luogo, anche se Mosca è stata esclusa dal sistema di pagamento Swift e, dunque, dal sistema finanziario internazionale, essa si è spostata verso il sistema di pagamento interbancario transfrontaliero (Cips) che offre servizi di compensazione e regolamento ai partecipanti ai pagamenti e alle operazioni transfrontaliere in RMB. In questo modo, gli interessi russi si sono indirizzati verso est e verso sud con guadagni considerevoli.
In quarto ed ultimo luogo, la bilancia commerciale russa (il conto che registra le importazioni e le esportazioni di uno Stato), tra gennaio e maggio 2022, ha fatto registrare +100 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Alla luce di queste considerazioni, viene da chiedere a Giorgia Meloni di che sta parlando e se si rende conto, vista la sua richiesta di rigassificatori per il passaggio dallo stato liquido a quello aeriforme, che pagheremo il gas americano (liquido) molto di più. Se questa è la sua prospettiva di politica estera, credo sia da ragionare sulla possibilità di esprimere un voto di preferenza per la sua formazione politica.
Italexit rimane convintamente l’unica forza che intende perseguire gli interessi nazionali diversamente da chi parla di Patria, ma poi è prono a Washington e Bruxelles. Invotabile senza se e senza ma.
Daniele Trabucco (Candidato capolista, alla Camera dei Deputati, al collegio plurinominale Veneto 1 e e uninominale U05 di Belluno).
