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Covid-19, semantica dell’inganno * di Filiberto Dal Molin

Filiberto Dal Molin

“Nel tempo dell’inganno universale dire la Verità è un atto rivoluzionario” (George Orwell)
A maggior ragione oggi la relazione tra le espressioni linguistiche, le decisioni prese dalle autorità sanitarie, le conseguenze di tali decisioni nel mondo del Covid-19, da una parte, e la realtà che abbiamo vissuto in questi 3 anni, dall’altra, configurano un inganno universale che può essere descritto come la lotta tra la Verità e la post-Verità, che ormai da secoli imperversa nella civiltà dell’uomo e di cui abbiamo innumerevoli esempi.
Post-Verità è una espressione che l’Oxford Dictionaires ha dichiarato parola dell’anno nel 2016.
Un esempio recente è la pubblicazione di centinaia di migliaia di file segreti della difesa degli Stati Uniti D’America che dimostrano “di che lacrime grondi e di che sangue” la politica imperialistica di quella nazione. Vedi il libro di Stefania Maurizi su Julian Assange, fondatore di Wikileaks, che fortunatamente Londra ha rifiutato di estradare negli USA.

Un esempio bellunese è la tragedia del Vajont prevista e descritta dai geologi, comunicata dalla giornalista dell’Unità Tina Merlin e negata fino al 9 ottobre 1963 dalla SADE, dal Gazzettino e da tutti i media italiani. La vittoria della Verità in quel caso è costata 1917 morti.

Un esempio veneto è quello della fabbrica dei veleni di Porto Marghera, portato alla luce dal giudice Felice Casson dopo 70 anni e avente valore per tutte le industrie dello stesso tipo nel mondo. In questo arco di tempo il numero esatto di morti totali è stato incalcolabile.

Un esempio classico, conosciuto da tutti, è quello della febbre puerperale, mortale talora anche per il 90% delle puerpere, identificata e curata con immediato successo dal dott. Isaac Sommelweiss nel 1848 all’Università di Vienna; il medico ungherese però venne immediatamente cacciato dalla stessa Università e la sua scoperta venne ignorata per più di 30 anni.

Un esempio sconosciuto è la SMON, una mielopatia neuro-ottica che impegnò il Giappone dal 1955 al 1975, provocata dalla Ciba -Geigy e i cui danni per migliaia di decessi furono integralmente pagati dalla stessa industria farmacologica.

Un esempio proverbiale sono le guerre, tutte le guerre, la prima vittima delle quali è la Verità.

L’esempio del Covid, è il più emblematico perché ha interessato l’intero mondo civile, ha provocato una crisi economica mondiale e ha distolto l’attenzione delle Istituzioni dalle altre incombenti problematiche socio-economiche e sanitarie. La semantica dell’inganno, nello scontro tra la Verità dei fatti e la Post-Verità ricostruita artificiosamente per interessi di parte, si è resa precocemente manifesta. In questa lotta, come nelle altre simili, è facile identificare la Post-Verità poiché sono facilmente identificabili gli interessi di parte, le loro motivazioni e il significato delle loro argomentazioni.

Purtroppo, nel caso del Covid, la potenza di cui dispone l’industria del farmaco, il grande numero di personalità diverse che ha potuto arruolare a diverso titolo, i grandi giornali che si fanno portatori della volontà del potere dominante, possono schiacciare, irridere e offendere la Verità. Raccogliendo numerosi e convinti consensi.

Nel caso specifico siamo stati colpiti da una viremia, che aveva le caratteristiche di una infezione influenzale, che poteva essere curata e stroncata in pochissimi giorni con farmaci convenzionali molto diffusi, perfettamente conosciuti e poco costosi. Infezione però grave se non curata tempestivamente, in particolare per soggetti deboli, defedati e già ammalati. L’interesse di parte in questo caso ha voluto impedire cure efficaci con farmaci ordinari e poco costosi ed ha imposto farmaci nuovi, molto costosi e sperimentali, da usare almeno tre volte all’anno, per tutta la popolazione mondiale da 0 a 100 anni (compresi i bambini che si sapeva da sempre essere immuni da questa patologia). Per poter realizzare questo programma (apparentemente irrealizzabile in ambito sanitario) sono stati adottati metodi criminali con l’imposizione del green pass e della vaccinazione obbligatoria, togliendo lavoro, stipendio e libertà civili ai dissidenti. Molti sono riusciti ad evitare tale beffa prendendosi volontariamente l’infezione e guarendo con i soliti farmaci convenzionali in 3 gg. a casa.

Due sono, tra i molti, gli elementi che consentono di definire con sicurezza le caratteristiche di questo inganno universale, in Italia pervicacemente conseguito fino alle sue ultime esternazioni, ridicole e farsesche.

Il primo è la lettera di 41 medici al Ministro della Salute del 24 aprile 2020 (27 mesi fa) in cui viene spiegato che “nelle fasi iniziali (del Covid-19) andrebbe intrapreso il contenimento farmacologico della infiammazione per evitare che i suoi danni si accumulino, trascinando alcuni Pazienti in quella grave condizione (tempesta di citochine) poi difficilmente rimediabile, …con una semplice terapia antinfiammatoria efficace …Cortisonica…associata a Clorochina…. a Enoxieparina, svolta in ambito domiciliare”. Concludono evidenziando che “questa strategia, volta a contenere i sintomi anziché attenderne l’evoluzione, potrebbe favorire un significativo controllo della Covid-19 per un possibile più rapido, quanto auspicato, ritorno alla normalità sia dei soggetti colpiti che del Paese”
Firmata dal Prof. Piero Sestili, ordinario di Farmacologia, Dipartimento di Scienze Biomolecolari, dell’Università di Urbino, da 3 altri prof. ordinari delle università di Bologna, Bergamo e Urbino e da altri medici in rappresentanza di 15 città. A questa lettera Speranza non ha risposto ed è stata cancellata da Internet, pur venendo citata.
Subito dopo un’altra lettera, approvata da centomila medici, riporta la seguente frase” i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in Rianimazione”

Il secondo elemento sono le misure sanitarie, disposte per fronteggiare l’emergenza coronavirus, che Speranza illustra in 31 lunghissime e dettagliatissime pagine il 30 luglio 2022 (che si ritrovano facilmente su internet) tutte dedicate ai vaccini sperimentali e senza mai nominare le cure domiciliari, che ormai tutti conoscono e che sono riportate dagli studiosi di tutto il mondo. Speranza quindi mantiene invariate le sue posizioni di 3 anni fa circa, che prevedono vigile attesa, tachipirina e conseguente ricovero urgente in rianimazione. Diversamente da lui si registrano sempre più frequentemente le manovre più o meno mascherate di quel mondo di guitti della politica e della informazione che tentano ora di accreditarsi come sostenitori della libera scelta in tema di vaccinazione.
In questo inganno planetario il ruolo della Verità e della Post-Verità sono piuttosto chiari: La Verità: l’infezione virale è controllabile e guaribile se affrontata al suo sorgere, anche con comuni farmaci di uso corrente testati da anni. La gestione del ministro della Sanità, col ricatto per la vaccinazione, non è stata impostata nell’interesse della Comunità, ma nell’interesse dell’industria del farmaco e dei suoi adepti.

La Post-Verità: solo i vaccini, anche se sperimentali, somministrati 3 volte all’anno e per un numero imprecisato di anni, ci possono salvare. Sono intercambiabili a piacere nello stesso Paziente e comunque sono utili e non hanno controindicazioni. Sono pericolosi i farmaci indicati per le terapie domiciliari. La gestione della Pandemia è stata la migliore possibile, nell’interesse della salute della Comunità

Ci attendiamo che i responsabili di questa Post Verità, strumentale e vergognosa come tutte, siano chiamati a risponderne. Sulla base dello studio del prof. Peter Doshi sul B.M.J. del giugno scorso 4 avvocati italiani hanno sporto denuncia penale contro Draghi e Speranza per lesioni e omicidio doloso; ora anche il Corriere della Sera ammette che gli antinfiammatori riducono le ospedalizzazioni del 90%.
Ci sono voluti 3 anni e molte vittime.

Filiberto Dal Molin

 

 

 

 

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