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Convitti, la Provincia sollecita risposte rapide dal ministero. Padrin: «Senza educatori per far funzionare i servizi di accoglienza, la montagna muore»

Roberto Padrin, presidente della Provincia

«Per contrastare lo spopolamento e dare un futuro alla montagna, dobbiamo partire dalla scuola e dall’istruzione. Per questo sollecitiamo il ministero affinché ci dia risposte certe sulle richieste che abbiamo fatto in merito ai convitti d’area e agli organici per il prossimo anno scolastico».

Lo dice il presidente della Provincia Roberto Padrin, che negli ultimi mesi – insieme ai consiglieri provinciali – ha vagliato tutti i canali possibili per dotare il territorio di servizi all’altezza, in particolare per quanto riguarda i convitti e l’ospitalità degli studenti delle scuole superiori.

«È impensabile – così abbiamo ragionato con tutta l’amministrazione – che i ragazzi del Comelico o dell’Alto Agordino debbano fare quasi quattro ore di corriera ogni giorno per poter frequentare la scuole che interessa loro a Belluno o a Feltre. Ne va della qualità di vita, prima ancora che della qualità dello studio» sottolinea il presidente Padrin. «E si rischia che la scelta della scuola non venga fatta in base alle aspirazioni dei ragazzi, bensì a un criterio di vicinanza rispetto a casa. Questo non è assicurare il diritto allo studio. E lo abbiamo ribadito più volte al ministero».

La Provincia ha proposto sia al ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi sia alla ministra degli affari regionali Mariastella Gelmini un progetto sperimentale di convitti d’area, con la richiesta per le aree montane – a partire da Belluno come territorio pilota – di svincolare per l’offerta di accoglienza convittuale dai singoli istituti. In questo modo si potrebbero avviare dei convitti a servizi di più scuole superiori, a Belluno (dove è emerso con forza nei mesi scorsi il problema legato alla chiusura dell’istituto Sperti), a Feltre, a Cortina e in Agordino.

Inoltre, la Provincia si è mossa su altri due fronti. A livello di strutture, ha adeguato gli spazi dell’attuale convitto di Vellai (interno all’istituto agrario) con la prospettiva di aprire da settembre anche alle ragazze, dato che oggi il servizio è esclusivamente maschile; allo Ski College di Falcade invece sono in corso le progettazioni per il miglioramento dell’edificio e per l’efficientamento energetico (i lavori dovrebbero cominciare nel 2023). Nell’immediato invece ha mosso richiesta formale all’Ufficio scolastico regionale e al ministero dell’istruzione per avere un adeguamento negli organici degli educatori, supportata anche dalla consigliera di parità Flavia Monego, che si è attivata mesi fa per ampliare all’accoglienza femminile la struttura collegata all’agrario di Feltre. «Oggi infatti c’è un problema per quanto riguarda Vellai, perché rischiamo di aver adeguato gli spazi per il convitto femminile – dove ci sono già una ventina di ragazze iscritte -, ma di non poterlo aprire perché mancano le figure professionali disposte dal ministero» spiegano Lucia Da Rold, vice presidente della Provincia con delega all’edilizia scolastica, e Serenella Bogana, consigliera delegata all’istruzione. «Ma anche gli altri due convitti esistenti in provincia, a Longarone e a Falcade, sono in sofferenza per gli organici; specialmente quello dello Ski College, che ha bisogno di altre due figure per poter funzionare anche nel fine settimana, visto che gli utenti arrivano da tutta Italia, e che rappresenta un servizio di livello nazionale: non possiamo permetterci che rischi di chiudere».

Le notizie sollecitate dalla Provincia potrebbero arrivare la prossima settimana, quando è previsto un aggiornamento dai funzionari del ministero dell’istruzione. «Dovrebbero confermarci la disponibilità per un educatore in più per un anno, in deroga. Ma non è sufficiente: solo per Falcade ne servono due – spiega il presidente Padrin -. Il ministero non può non considerare le difficoltà della montagna. Nel frattempo portiamo avanti con convinzione il progetto dei convitti d’area, unica risposta possibile alle esigenze dei ragazzi che abitano nelle “terre alte” e nelle aree più periferiche».

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