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mercoledì, Luglio 6, 2022
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Via libera dalla Camera alla coltivazione della cannabis

L’approvazione della proposta di legge in Commissione di Giustizia. L’attuale contesto nazionale sembrava finalmente pronto a compiere importanti passi avanti in materia di legalizzazione della cannabis. O almeno, questo è quello che ci si aspettava dopo aver saputo dell’approvazione del disegno di legge, che prevedeva la depenalizzazione della coltivazione domestica per uso personale.

Con l’apertura di svariati shop di semi di cannabis autofiorenti, inoltre, tutti i cittadini che hanno scelto di usufruire delle proprietà terapeutiche della cannabis avrebbero potuto risolvere facilmente la questione inerente le difficoltà di approvvigionamento di tali prodotti.

A questo proposito, erano state riposte grosse aspettative sull’evoluzione della proposta di depenalizzazione. Purtroppo però, l’illusione è durata poco.

Vediamo dunque come si è arrivati a tale proposta e come si è evoluta la situazione in merito.

Il contesto generale in Italia

Come risultato di accesi e duraturi dibattiti, si è giunti all’elaborazione di una proposta di legge in grado di tenere conto e soddisfare il più possibile le diverse prese di posizione verificatesi alla Camera.

Una delle argomentazioni a favore consiste nella relativamente recente rimozione da parte dell’ONU della cannabis dalla lista delle sostanze stupefacenti. Contestualmente, l’organizzazione riconosce inoltre le proprietà terapeutiche della pianta.

In particolare, l’utilizzo della marijuana è stato riconosciuto come ufficialmente efficace nel trattamento di malattie quali il cancro, l’epilessia, il morbo di Parkinson e la sclerosi.

Tale riconoscimento, risalente al 2 Dicembre 2020, ha comportato un ulteriore rinvigorimento della posizione di quella parte di popolazione che si vede impossibilitata a usufruire di queste terapie, nonostante siano state dichiarate sicure ed efficaci già da diversi anni.

Insomma, oltre al danno, la beffa.

Parlando invece delle motivazioni contrarie alla legalizzazione, vediamo primeggiare la considerazione della cannabis al pari di qualunque altra droga, rifiutando quindi di differenziarla dalle droghe pesanti.

Vediamo ora, considerate le posizioni di partenza, quali sono le principali novità presentate nella proposta.

 

 Il decreto legge nel dettaglio

L’obiettivo principale degli emendamenti discussi verte sulla modifica del testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti in merito a coltivazione, cessione e consumo di marijuana e derivati.

Come accennato in precedenza, i principali vantaggi di una eventuale liberalizzazione, interesserebbero in primis le persone affette da determinati disturbi, che potrebbero trarre significativi benefici dall’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico.

La proposta di legge si compone di 5 articoli, che mirano a esplicitare i dettagli circa la depenalizzazione della coltivazione domestica per uso personale e l’aumento delle pene previste per i reati di detenzione, traffico e cessione di considerevoli quantità di marijuana.

Esaminiamo ora il primo dei 5 articoli sopra citati. In questa sezione, si dichiara la depenalizzazione della coltivazione domestica, specificando che questa sarà rivolta esclusivamente a soggetti di maggiore età e attuabile entro il limite massimo di 4 piante femmina, idonee e finalizzate alla produzione di sostanza stupefacente.

Al successivo articolo 2 competono invece i dettagli relativi all’inasprimento delle pene contro i reati di detenzione, traffico e cessione di ingenti quantitativi di cannabis.

L’aumento previsto riguarda sia le sanzioni pecuniarie sia quelle detentive. Nello specifico, si prevede un aumento degli anni di reclusione, che potrebbero arrivare a essere fino a 20, e degli importi delle multe, che vedono il loro tetto massimo raggiungere i 300 mila euro.

La situazione invece relativa alla detenzione o cessione di quantità ritenute di lieve entità prevede l’introduzione di lavori di pubblica utilità, reiterabili per un massimo di due volte, superate le quali si procederebbe all’arresto.

Anche in questo caso, quindi, si predilige la via della depenalizzazione.

La musica cambia completamente nell’eventualità di illeciti avvenuti in presenza di minori o nei pressi di istituti d’istruzione. In tali condizioni infatti, la quantità di sostanza stupefacente non sarebbe rilevante ai fini del calcolo della pena.

 

Perché dunque il Referendum non è stato approvato?

Successivamente al deposito delle oltre 630 mila firme di cittadini favorevoli alla legalizzazione, si prospettava lo svolgimento del Referendum, nel periodo compreso tra Aprile e Giugno 2022.

Il plebiscito però viene bloccato a causa della sua inammissibilità, stando a quanto dichiarato dal Presidente Amato il 16 Febbraio 2022.

La motivazione dietro tale presa di posizione della Corte Costituzionale sembrerebbe da attribuirsi a quello che assomiglia più a un cavillo, che ad una reale condizione di inammissibilità.

Secondo Amato infatti, la proposta, per come è stata presentata, avrebbe consentito, una volta accolta, non solo la legalizzazione della marijuana, bensì anche quella di altre piante note per essere utilizzate per la produzione di sostanze stupefacenti, come oppio e cocaina.

Vista così, l’obiezione pare assolutamente priva di fondamento e a tratti anche volutamente infamatoria. Basti pensare allo slogan associato alla raccolta firme, che molto chiaramente si esponeva limitatamente alla cannabis.

A quanto pare l’incomprensione, se così si può definire, non ha alcuna ragione d’essere.

Se infatti la proposta di legge poteva in qualche modo essere ambigua rispetto alla categoria di sostanze stupefacenti da legalizzare (e comunque non lo era), risultava molto chiara nel richiedere la depenalizzazione per la coltivazione ad uso personale.

Come è noto, per ottenere oppio e cocaina, non è sufficiente coltivare le piante da cui derivano tali sostanze. È necessario infatti anche un processo di lavorazione e raffinazione notoriamente illegale e mai menzionato nel disegno di legge in oggetto.

Scegliendo questo atteggiamento, il Governo ha dimostrato che il nostro Paese non è ancora pronto a lasciarsi alle spalle le questioni etiche e morali dietro alla diffusa demonizzazione della marijuana.

Così facendo però, ha anche voltato le spalle non solo a tutti quei cittadini che hanno espresso, come è lecito fare in regime democratico, la volontà di cambiare le cose, ma soprattutto a tutti quegli utenti che vorrebbero poter usufruire delle proprietà terapeutiche della cannabis, senza dover ricorrere al mercato nero o addirittura a rinunciarvi.

Per concludere

Provando a volgere lo sguardo verso la realtà europea, non si può fare a meno di notare come la questione della depenalizzazione si trovi, oggi come ieri, a innescare veri e propri schieramenti, che vedono:

  • da un lato, paesi come l’Olanda, che ha scelto ormai da lungo tempo di liberalizzare l’utilizzo della cannabis, sia in caso di scopi terapeutici, che ricreativi;
  • dall’altro invece, stati che, come il nostro, sono ancorati al passato e alle politiche protezioniste, che ormai poco hanno a che fare con i desideri e le esigenze attuali della popolazione.

L’approvazione del referendum avrebbe potuto rappresentare un enorme passo avanti nel lungo percorso della legalizzazione della cannabis in Italia, ma per ora la depenalizzazione sembra ancora lontana.

 

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