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Anticorpi monoclonali. Il primario di Malattie infettive Scaggiante: “Una terapia efficace per i positivi non vaccinati, che evita la terapia intensiva”

Renzo Scaggiante, infettivologo. Primario Malattie infettive

In Ulss Dolomiti è attivo un protocollo per la chiamata attiva e rapida dei nuovi positivi candidabili alla somministrazione degli anticorpi monoclonali. Renzo Scaggiante, primario di Malattie Infettive, fa il punto

In Ulss 1 Dolomiti la somministrazione degli anticorpi monoclonali come da indicazione Aifa è stata iniziata fin dal marzo 2021. Da tale data la Regione Veneto ha attivato un portale dove i medici di base, i medici Usca e i medici dei vari pronto soccorso, possono segnalare i pazienti con recente infezione da Sars-CoV-2 che, pur non avendo indicazione al ricovero ospedaliero, possono essere a rischio di peggioramento a breve.

Tale modalità, pur essendo ben standardizzata, non ha prodotto numeri di segnalazioni tali da poter pensare di ridurre significativamente i successivi accessi in ospedale, ed anche quando le richieste arrivavano, spesso erano ai limiti temporali per avere una elevata efficacia della terapia con gli anticorpi monoclonali. Per efficientare tale percorso, in Ulss Dolomiti è stato attivato una procedura per la quale il laboratorio di microbiologia comunica alle malattie infettive tutti i nominativi dei positivi appena diagnoticati, che sono attivamente chiamati telefonicamente dei medici infettivologi, in primis il dottor Scaggiante, primario di Malattie infettive.

«Abbiamo iniziato chiamando telefonicamente tutti i pazienti over 65 chiedendo se erano stati vaccinati, se avevano segni o sintomi compresi nella scheda AIFA (diabete, obesità, età, pneumopatie, cardiopatie, etc), a quel punto avevamo tutte le indicazioni per poter invitare il paziente alla somministrazione degli anticorpi monoclonali, che viene fatta nel nostro reparto mediante via endovenosa della durata di un ora con successiva osservazione. – spiega Scaggiante – In questo modo siamo riusciti ad intercettare, in tempi molto brevi, la gran parte di pazienti con tampone positivo. Visto il buon risultato, abbiamo allargato le chiamate anche agli over 50, e quando possibile anche ad età via via inferiori. Attualmente contattiamo giornalmente dalle 30 alle 50 persone con tampone positivo (media 40 persone), e somministriamo dai 15 ai 20 monoclonali alla settimana (totale somministrazioni oltre 200). Tale percorso ci ha permesso di ridurre significativante i ricoveri ospedalieri, ottenendo anche una guarigione più veloce delle persone trattate».

«La dimostrazione della efficacia di tale terapia – conclude il primario – la vediamo tutte le volte che una piccola percentuale (10-15%), dei positivi non vaccinati a cui erano stati proposti e rifiutati i monoclonali, si presentato dopo 7-10 gg con malattia conclamata covid19 e successivo ricovero, anche in terapia intensiva. Questo non avviene nel rimanente 85-90% dei positivi che si sottopongono alla terapia con monoclonali»

 

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