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Prosecco e prosek. Persa la guerra con l’Ungheria sul Tocai, Il Veneto ora “dichiara guerra” alla Croazia

Colline del Prosecco

La Croazia chiede all’Europa il riconoscimento del Prosek – Prosecco in croato – e la Commissione Europea rischia di violare le norme che lei stessa si è data a tutela dei prodotti dei paesi membri: l’ennesimo attacco all’agricoltura italiana scatena la replica del senatore e responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia Luca De Carlo.
“Prima vogliono farci mangiare gli insetti, poi danno soldi agli influencer per sostenere la “nuova agricoltura”, poi ancora le imitazioni della carne, il vino senza alcol e il semaforo del NutriScore per dirci cosa mangiare e cosa no, e ora l’ennesimo attacco al nostro sistema produttivo agricolo. L’italian sounding è una vera disgrazia per la nostra economia, che ci costa oltre 100 miliardi all’anno: ma di questo l’Europa non si cura, anzi ora si trova nella paradossale situazione di dover approvare la protezione della denominazione Prosek che altro non è che la traduzione di Prosecco in croato” spiega De Carlo. “Nonostante l’anno di pandemia, nel 2020 sono aumentati gli imbottigliamenti e i valori dell’export: cosa significherebbe immettere sul mercato una copia che si rifà solo nel nome alla nostra produzione di eccellenza? Mi auguro che la Commissione abbia un sussulto di dignità e non pubblichi la richiesta della Croazia in Gazzetta Ufficiale, difendendo così il regolamento dell’Organizzazione Comune dei Mercati da lei stessa stabilito e tutelando una denominazione conosciuta in tutto il mondo”.

“Ogni tanto ci riprovano, come un vecchio tormentone. Ma il Prosecco ha una sua identità che non può essere assolutamente confusa”.

Sono le parole del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, alla notizia che delle autorità croate hanno avviato la procedura di riconoscimento della menzione tradizionale “Prosek”.

“È scandaloso – prosegue Zaia – che l’Europa consenta di dare corso a simili procedure: non si tratta soltanto di scongiurare la confusione sui mercati ma di salvaguardare un diritto identitario. Stiamo parlando di prodotto che riconosciuto con la massima denominazione, la DOCG, con precise zonazioni. A riguardo vale la pena ricordare che le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio dell’Umanità Unesco; è come se qualcuno andasse ad intaccare la denominazione dello Champagne o altre realtà ben radicate a specifici territori e culture”.

“Di fronte all’Ungheria abbiamo dovuto rinunciare al nome del Tocai, nonostante fosse prodotto anche da noi – prosegue Zaia -. In questo caso non si deve assolutamente cedere sotto il profilo identitario. La difesa non è solo un atto di protezionismo agricolo, economico o commerciale. È una difesa della nostra storia e della nostra identità: il Prosecco non è un vino nato pochi giorni fa; è un vino che si identifica con la nostra storia, i nostri territori, le nostre regioni e l’Italia. I Croati sono nostri vicini di casa e amici, abbiamo ottimi rapporti. Ma ci sono temi sui quali non si può transigere e uno è questo. Bisogna impugnare questo provvedimento a tutti i livelli”.

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