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Grandi opere. Padrin: «Belluno assente ma lavoriamo affinché le Olimpiadi risolvano i nostri gap». Bond: «Ennesima dimenticanza del Bellunese»

Roberto Padrin – Presidente della Provincia

«Non posso dire di non essere sorpreso. Ma sicuramente le strategie relative alle Olimpiadi, pur non rientrando espressamente nella lista grandi opere per il Paese, ci potranno dare una mano a colmare il gap con i territori limitrofi». Così il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin, a commento della lista delle opere infrastrutturali di importanza strategica per l’Italia presentata dal Governo alle Camere. Lista in cui non compare nessuna grande opera per il Bellunese.
«Il nostro territorio sconta da tempo diverse carenze infrastrutturali. Ma negli ultimi anni più di qualcosa si è mosso. Abbiamo gli interventi sulla Alemagna e sulla 51 bis, inizialmente previsti per i Mondiali di Cortina. E ci sono i progetti per le varianti di Longarone e Cortina in vista delle Olimpiadi 2026. Nel frattempo è stata completata l’elettrificazione della linea ferroviaria e cercheremo – se possibile – di portarla fino a Calalzo. Dovremo lavorare per risolvere anche altre criticità, come la diffusione delle infrastrutture digitali e il miglioramento delle reti elettriche».

«Nella lista delle opere pubbliche strategiche per il Paese Belluno non c’è. Né autostrada né ferrovia. E di questo passo la provincia montana resterà sempre più periferia dell’impero». A dirlo è il deputato di Forza Italia Dario Bond, dopo aver visionato l’elenco delle grandi opere strategiche per l’Italia e dei relativi commissari straordinari incaricati dal governo.

«Nella lista ci sono completamenti dell’alta velocità ferroviaria e grandi corridoi stradali. Ma manca totalmente il Bellunese, quasi non fossimo il territorio chiamato a ospitare buona parte delle Olimpiadi invernali 2026. Così non va, perché già la montagna deve scontare grandi problemi infrastrutturali rispetto alla pianura e ai vicini autonomi di Trento e Bolzano. Se poi tutti gli altri territori continuano a correre, mentre il Bellunese resta fermo al palo, significa che tra qualche anno le terre alte saranno abbandonate e sempre più spopolate. Interrogherò il ministro delle infrastrutture. Se vogliamo dare un presente oltre che un futuro al Bellunese, servono opere pubbliche importanti, peraltro richieste in maniera trasversale. Su mio interessamento, è stato chiesto più volte, anche da colleghi alla Camera e al Senato, un’azione forte su Belluno, dove la crisi demografica sta assumendo contorni drammatici e dove solo investimenti infrastrutturali possono salvare il territorio».

«Da parte mia l’ho sempre detto e non mi nascondo – conclude Dario Bond -: serve un corridoio infrastrutturale in grado di collegare la montagna sia con la vicina Austria sia con il porto di Venezia. Una strada di scorrimento veloce, ma che sia anche contenitore di tutti i sottoservizi, dalla banda larga all’alta tensione elettrica».

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