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martedì, Maggio 11, 2021
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Indennità di rischio radiologico, la Cisl diffida l’Ulss 1 Dolomiti

Mario De Boni – Cisl Fp

La decisione della Ulss 1 Dolomiti, avvallata dal Nucleo aziendale di valutazione del rischio radiologico (Navrr) è definitiva: ai lavoratori di categoria B, infermieri e operatori socio-sanitari esposti a radiazioni anche se non operano in radiologia, non spetta l’indennità di rischio radiologico. Per questo motivo, ma non solo, la Cisl Fp Belluno Treviso ha presentato oggi formale diffida nei confronti dell’azienda socio-sanitaria territoriale.

Il sindacato contesta il mancato riconoscimento degli istituti contrattuali previsti al personale classificato in categoria B comunque considerato esposto a rischio radiologico e operante in zona controllata, ma anche la delibera di costituzione del Navrr chiedendone l’annullamento in autotutela, non essendo presente al suo interno nessun componente designato dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative, requisito previsto dalla normativa e ritenuto essenziale.

“Spiace dover arrivare a tali conclusioni e auspichiamo che con la diffida l’azienda torni sui suoi passi rivedendo le proprie posizioni ed evitando possibili contenziosi”, afferma Mario De Boni della Segreteria territoriale della Cisl Fp.

Il braccio di ferro fra Ulss e Organizzazioni Sindacali dura ormai da mesi. Lo scorso maggio l’azienda ha sospeso il pagamento dell’indennità relativa al rischio radiologico a tutti i dipendenti classificati come di categoria B, ovvero esposti alle radiazioni durante lo svolgimento della propria attività in ospedale, ma non sufficientemente per aver diritto al riconoscimento della maggiorazione in busta paga e del riposo cosiddetto biologico. Si tratta, ad esempio, di operatori e infermieri che lavorano in aree come le sale operatorie. La sospensione è stata determinata da una prima analisi sul rischio radiologico, confermata da ulteriori approfondimenti dopo la costituzione dell’apposito Nucleo aziendale valutazione rischio radiologico Navrr, avvenuta alla fine di febbraio. Molte le richieste – rimaste senza risposta – di delucidazioni e di incontri inviati alla Ulss dalle Organizzazioni Sindacali territoriali e dalla Rsu al fine di ottenere informazioni più precise sulla riclassificazione in atto.

“Solo ad agosto – spiega De Boni – siamo venuti a conoscenza di un regolamento redatto dai referenti del Navrr, verificato dal direttore sanitario e approvato dal direttore generale, dove si disciplinano i criteri di riclassificazione e dal quale si evince che i lavoratori classificati in categoria B non sono più ritenuti esposti ad un rischio tale da renderli percettori di indennità e riposo biologico”. Il che significa il taglio di circa 100 euro al mese e di 15 giorni di ferie all’anno.

“Riteniamo – conclude De Boni – che questo comportamento della direzione sia intollerabile nei confronti di chi rappresenta i lavoratori, ma soprattutto evidenzi una mancanza di trasparenza producendo malumore tra i lavoratori. Ci risulta inoltre che la nuova riorganizzazione messa in atto dopo la riclassificazione stia producendo effetti anche sull’utenza, allungando i tempi delle procedure dovendo attendere l’arrivo dei tecnici di radiologia per l’utilizzo degli amplificatori di brillanza”.

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