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venerdì, Ottobre 23, 2020
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Commercio estero primo semestre 2020: 720 milioni in meno per la provincia di Belluno (-33,2%)

“Appare sempre più chiaro il profondo danno inferto dalla pandemia alla vocazione export dei nostri territori – commenta il presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno, Mario Pozza – Fra Treviso e Belluno abbiamo perso quasi 2 miliardi in termini di minore fatturato all’estero. Ma teniamo subito presente che l’impatto diretto sull’export, qui ampiamente rappresentato dai numeri e dalle analisi per settori, nasconde un impatto indiretto su tutta la filiera. Penso a tutti i terzisti collegati ad imprese esportatrici, che magari hanno investito molto in lavorazioni specialistiche, e il cui fatturato è andato in caduta libera ben oltre le variazioni aggregate dell’export. Con ripercussioni gravissime nella continuità aziendale.
Mi preoccupa anche questo calo superiore al 40% riguardante l’export dell’occhialeria – aggiunge il Presidente –: certamente i bilanci vanno fatti a fine anno, considerata la stagionalità del settore e il blocco quasi totale delle attività durante il lockdown. Pare ci siano segnali importanti di ripartenza. Ma Federottica ha già stimato un miliardo di perdite fino ad oggi, che in definitiva gravitano prevalentemente sull’economia bellunese (-631 milioni di export tra gennaio e giugno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). Anche qui con grossi interrogativi per l’indotto e l’occupazione.
Vero è che siamo in una complicata fase di recupero – continua il Presidente – ma dobbiamo stare attenti a non cantare presto vittoria sulla scia degli attesi rimbalzi statistici. E’ abbastanza facile ripartire, dopo il fermo attività, molto più difficile riconquistare mercati e clienti che non ti hanno visto per un mese, riposizionarci dentro catene del valore che nel frattempo i leader di filiera hanno riconfigurato, anche tenendo conto della mappa dei contagi. Sconfiggere l’incertezza, che comunque permane negli attuali scenari e riduce la propensione agli investimenti.
Non è finita la globalizzazione – conclude infine il Presidente – ma siamo entrati in una nuova fase che impone alle imprese e alle istituzioni a loro supporto di leggerla in un modo diverso. Sono convito che chi farà questo, bene e per primo, si preparerà al meglio per la ripresa del 2021.

I pieni effetti di Covid-19 sulle esportazioni nazionali e dei territori
Gli effetti dell’emergenza Covid sull’interscambio commerciale nazionale e delle diverse ripartizioni territoriali assume piena evidenza nei dati relativi ai primi sei mesi del 2020, appena rilasciati dall’Istat.
La variazione tendenziale dell’export nazionale viene così quantificata in una contrazione del -15,3% nel periodo gennaio-giugno 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In valori assoluti questa variazione si traduce in un ammanco di oltre 36 miliardi di euro di fatturato estero, rispetto a risultati conseguiti nei primi sei mesi del 2019. L’import nazionale è crollato del -17,3% (-37 miliardi in valori assoluti).
Solo di poco inferiore la contrazione dell’export veneto (-14,6%): che paga un prezzo di 4,7 miliardi di fatturato estero in meno rispetto ai primi 6 mesi del 2019. Più marcata la contrazione dell’import (anche per effetto del calo del prezzo degli energetici): -20,5% (-5 miliardi in valori assoluti).
Le due province venete più piccole estremizzano i risultati: a Belluno è del -33,2% la caduta dell’export, condizionata dall’occhialeria (commenteremo nel dettaglio i dati della provincia più oltre); a Rovigo si registra invece un +54,7% (oltre +400 milioni), per effetto di una crescita a tre cifre delle vendite di prodotti chimico-farmaceutici. Le altre province oscillano attorno al dato medio regionale: con Verona che limita un po’ i danni grazie all’agroalimentare (-11,4%); mentre Padova e Treviso presentano una contrazione un po’ più sostenuta (rispettivamente, del -17,0% e del -16,8%).
Ma va subito detto che queste variazioni di sintesi non danno adeguatamente conto degli “strappi” cui il sistema economico è stato sottoposto in questo particolare periodo. Ne possiamo dare evidenza con i dati mensili delle esportazioni, disponibili solo a livello nazionale.
A gennaio e ancor più a febbraio l’export nazionale si trovava in una fase di crescita rispetto allo periodo dell’anno precedente (+7,0% febbraio 2020 su febbraio 2019). Sembrava riprendere forza la domanda internazionale, dopo un 2019 “vissuto pericolosamente” tra minacce di guerre tariffarie. E’ poi arrivato Covid: già a marzo la frenata dell’export è significativa (-13,4% marzo 2020 su marzo 2019), che diventa caduta verticale in aprile (-41,5% su aprile 2019). Poi si allenta il lockdown, si prova a ripartire. L’export, a maggio, fa un atteso rimbalzo statistico, di quasi pari intensità alla caduta di aprile; il recupero prosegue anche a giugno. In questo modo, la variazione tendenziale mensile, dal profondo del -41,5% risale al -30,4% di maggio e al -12,1% di giugno.
Questo l’“ottovolante” sottostante il dato semestrale che ora commentiamo. E che si ritiene importante rappresentare, perché testimonia sia le forti tensioni delle imprese nel momento del “fermo” (cadute di reddito, perdita di contatto con i mercati, disarticolazione delle filiere), sia il passo, importante, della risalita, senza illusioni di recupero di tutto il terreno perso entro il 2020.
Stessa situazione statistica si registra per il commercio mondiale, se letto mese per mese (fonte CPB Netherlands Bureau): ad aprile la variazione tendenziale risultava del -12,3%, già a maggio era risalita al -1,1%, a giugno si colloca in terreno positivo (+7,6%). Un dato incoraggiante, che allontana gli scenari più pessimistici e rende più deboli le facili profezie di “fine della globalizzazione”, che hanno riempito i dibattiti nei “tempi larghi” del lockdown.
Indicatori anticipatori, monitorati dal WTO, evidenziano che anche nel terzo trimestre il commercio mondiale sta proseguendo il recupero, anche se – avvertono più osservatori – finito il momento immediatamente successivo al lockdown, che ha favorito un’ondata di “domanda repressa”, nei prossimi mesi il passo di risalita dell’interscambio potrebbe indebolirsi, permanendo ancora un contesto di forte incertezza sulla pandemia e, di riflesso, su alcune componenti della domanda, come i beni di investimento.
Nelle previsioni elaborate a luglio, l’Istituto Prometeia stima una flessione annua dell’export italiano nell’ordine del -14,4%, forse fin troppo in linea con l’andamento tendenziale che già emerge dai dati reali qui presentati.

L’export trevigiano nel dettaglio
L’impatto Covid sull’export trevigiano è di oltre 1 miliardo di euro. Questo l’ammontare delle minori vendite all’estero, confrontando i dati dei periodo gennaio-giugno 2020 con lo stesso periodo dell’anno precedente, per una variazione del -16,8%. Quasi speculare la contrazione dell’import: -16,2% (-583 milioni).

Sistema moda
Il settore più penalizzato è il tessile-abbigliamento: conosce una contrazione del -29% (sempre rispetto ai primi 6 mesi del 2019) che, in valori assoluti, si traduce in un ammanco di fatturato estero di quasi 161 milioni. Le cadute dell’export sono abbastanza omogenee fra i vari mercati Ue27. Spicca il crollo del -45,4% verso la Spagna (-26 milioni di euro), di contro ad una più moderata flessione verso la Germania (-17,7 pari a -11,5 milioni di euro). Ovviamente, per i noti processi di internazionalizzazione produttiva, analogo stop conosce l’import di prodotti del tessile abbigliamento: del -30,8% nel complesso (-32,6% dai Paesi Ue27 e -30,2% dai Paesi Extra-Ue), con il dimezzamento dei flussi dall’India (-51,1%, pari a -15 milioni) e una contrazione prossima al -40% per i flussi dalla Tunisia (-31 milioni). Tiene l’import di prodotti tessili e dell’abbigliamento dalla Cina (+1,3%), pari a 93 milioni di euro: quasi un quarto del totale import provinciale della filiera.
Sempre riconducibile al sistema moda, il settore delle calzature accusa una flessione export del -21,1% nel periodo considerato (-112 milioni), variazione media che non conosce significativi scostamenti tra i vari Paesi Ue ed extra-Ue, ad eccezione dei flussi verso la Romania (-34,7%) più legati, come sempre, ai processi di produzione lì delocalizzati, e a quelli verso il Regno Unito (-29,6%, pari a -12 milioni di minori vendite). Tengono relativamente, in termini di minori flessioni, le vendite verso alcuni paesi del nord Europa (Paesi Bassi, Belgio) e verso gli Stati Uniti (-13,7%).

Automotive e macchinari industriali
Un altro settore molto penalizzato, pur non fra i primi in provincia per valori scambiati, è quello dell’automotive (mezzi di trasporto e componentistica). Del -27,2% è la contrazione (-72 milioni di euro in valori assoluti). Di questo ammanco totale, quasi 16 milioni vengono persi nell’interscambio con la Germania, cui si aggiungo altri 5,5 milioni in meno verso l’Austria. Altri 15 milioni di minori vendite si contabilizzano verso i tre Paesi dell’Est (Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca) più legati all’industria dell’auto. Verso il Regno Unito (ormai ricollocato fra i Paesi extra-Ue) le vendite del settore crollano del -31,2% (in valori assoluti di 8,5 milioni di euro).
L’incertezza di scenario, come già evidenziato, impatta molto sulle scelte di investimento degli attori economici, con specifico riferimento al rinnovo delle tecnologie produttive. A risentirne, in accoppiata agli effetti congiunturali generati dalla pandemia, è il settore dei macchinari industriali, prima voce export della Marca Trevigiana. Nel periodo considerato accusa una flessione dell’export del -21,2% (-248 milioni). Più accentuata la flessione export verso i Paesi extra Ue (-27,9%, cui equivale minor fatturato estero per quasi 168 milioni di euro). Pesanti le flessioni verso i primi mercati extra-Ue di riferimento per l’industria trevigiana: Stati Uniti -28,8% (-26 milioni), Cina e Hong Kong -34,7% (-21 milioni). A queste si aggiunge quella ancor più marcata verso il Regno Unito (-40,2% equivalente a -20 milioni di minori vendite). Si dimezzano le vendite di macchinari verso la Russia (-24 milioni). Mentre in controtendenza si collocano le vendite verso la Turchia (+110%, +15 milioni), verso l’Arabia Saudita (+92%, +5,7 milioni) e verso la Corea del Sud (+56,3%): anche se nei primi sei mesi del 2018 l’interscambio di macchinari da Treviso verso questo Paese risultava assai più sostenuto.

Carpenteria metallica e mobile
Passiamo ora ad analizzare due settori la cui caduta dell’export si colloca poco sotto il -20%. Sono la carpenteria metallica (-19,8%) e l’industria del mobile (-19,1%). Le minori vendite della carpenteria ammontano a quasi 83 milioni di euro, di cui 34 determinati da minori commesse verso Romania e verso Francia.
Il prezzo Covid per l’export trevigiano di mobili ammonta a -170 milioni di minori vendite nel periodo gennaio-giugno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Più pronunciata la caduta delle vendite nei mercati extra-Ue (-26,1%) soprattutto a causa del Regno Unito, verso cui l’export trevigiano di mobili quasi si dimezza, per una flessione di 44 milioni di euro in valori assoluti. Tengono, invece, le vendite verso gli USA (-4,6%), terzo mercato in assoluto per il settore. Del -12,7% la contrazione delle vendite di mobili nei Paesi Ue, con situazioni abbastanza diversificate: in crescita le vendite verso la Germania (+4,4%) e verso la Svezia (+1,3%); flessioni inferiori al -5% (quindi sostanziali tenute, di questi tempi) si registrano per Polonia, Austria, Paesi Bassi e Romania; pesanti contrazioni superiori al -20% emergono invece verso Francia, Spagna e Belgio. Le minori vendite di mobili verso la Francia ammontano a -37 milioni nel periodo considerato.

Gomma plastica, elettrodomestico e industria delle bevande
I prossimi tre settori presentano ancora risultati negativi, ma con flessioni export più contenute. Sono il settore della gomma plastica (-11,7%), gli elettrodomestici (-6,1%) e le bevande (-5,2%).
La gomma plastica perde 34 milioni di fatturato estero nel periodo considerato, principalmente per cadute dei flussi a due cifre verso Romania, Francia, Spagna e Polonia. Nel primo mercato di riferimento, la Germania, le vendite invece crescono del +5,8%. Pesante la flessione delle vendite verso gli USA (-27,8%, pari a quasi 6 milioni di minori vendite).
L’ elettrodomestico presenta un quadro ancora più sui generis, rispetto alle precedenti rilevazioni: cresce del +43% l’export verso la Germania (+23 milioni), come anche verso la Svezia (+9,7 milioni con variazioni percentuali ovviamente a tre cifre rispetto al periodo precedente, per i valori bassi in gioco). Senza escludere flussi reali di vendita (ormai si sa che nel lockdown ci siamo presi più cura della casa e dei suoi apparecchi che ci sono apparsi più obsoleti), questi due dati inducono ad ipotizzare anche che le imprese leader abbiano rimodulato la produzione negli snodi della filiera globale meno interessati dalla pandemia. Resta una costante il segno negativo delle vendite (-10,4%) verso il Regno Unito. Anche verso gli Usa si registra una flessione del -20,8% dell’export, per quanto attendibile possa essere questo dato per un settore che notoriamente genera molti flussi estero su estero.
L’export del settore bevande, in provincia di Treviso, significa principalmente e come noto, vendita all’estero di vino e soprattutto di Prosecco. Covid tocca anche questo settore, ma per una flessione tutto sommato contenuta (-5,2%) corrispondente a minori vendite per circa 18 milioni di euro. In ambito Ue27 la flessione è solo del -2,0% poiché in molti mercati rilevanti le dinamiche sono positive: verso Austria, Svezia e Paesi Bassi l’export cresce a ritmi superiori al 10%; del +6,6% si cresce verso la Francia, e del +4,5% verso il Belgio. Solo in Germania si accusa una battuta d’arresto (-7,7%) che comporta minori vendite per 3,7 milioni di euro. Verso i Paesi extra-Ue la flessione export del settore è del -7,0%. Ma le perdite complessive in termini di fatturato (-15 milioni) sono in netta prevalenza causate dall’ennesima caduta dell’export verso il Regno Unito (-17,3%). In lieve crescita le vendite verso gli USA (+3,5%) che con 90 milioni di export nei primi 6 mesi del 2020 si posiziona abbondantemente come primo mercato di sbocco per il settore provinciale, ben distanziando Regno Unito (con 60 milioni di export) e Germania (45 milioni).

I settori (residuali) in crescita

Veniamo infine ai soli quattro settori provinciali con export in crescita:
• industria del vetro (+1,1%), ma che con appena 47 milioni di export è settore che pesa marginalmente nell’export provinciale;

• industria elettronica e degli apparecchi medicali, escluso l’occhialeria: cresce del +2,0% per un incremento di vendite di 2,1 milioni. Con poco più di 100 milioni di export nel semestre considerato, pesa per l’1,9% sull’export provinciale;

• prodotti chimici e farmaceutici: i 126 milioni di export sono quasi interamente generati dal “chimico” nella Marca Trevigiana, con una crescita del +3,1% nel periodo considerato (+3,8 milioni). Il farmaceutico ha tutt’altra storia in Veneto: l’export cresce del +223% nel periodo considerato, passando da 264 a 852 milioni di euro. Questi flussi hanno origine per il 60% dalla provincia di Rovigo, per il 18,5% dalla provincia di Vicenza, per il 13% dalla provincia di Verona;

• prodotti alimentari: settore anticiclico per definizione, anche durante il lockdown. Le vendite all’estero di prodotti alimentari trevigiani aumentano del +4,5% nel periodo considerato (+11,3 milioni in valori assoluti). Più debole la dinamica export nei Paesi Ue27 (+2,7%): verso i Paesi Bassi, la Grecia e la Polonia le vendite sono in calo a due cifre. Più sostenute invece le vendite verso i Paesi extra-Ue: +9,4% (+6,4 milioni). Ma il dato è ancora una volta condizionato, in questo caso in positivo, dal Regno Unito. L’incremento di vendite verso questo Paese (+48,7%, +5,2 milioni di euro) da solo sostiene la crescita contabilizzata per tutti i mercati extra-Ue.

L’export bellunese nel dettaglio
Alla fine del primo semestre 2020 le esportazioni della provincia di Belluno, pari a 1.444 milioni di euro, hanno subìto una flessione del -33,2% (-719 milioni) mentre le importazioni, pari a 361 milioni, sono diminuite del -20,4% (-93 milioni).
Considerando che l’occhialeria rappresenta quasi il 65% dell’export bellunese è facile intuire che buona parte della flessione è dovuta a questo settore, che registra una flessione del -40,3% (-631 milioni); tuttavia anche al netto di questo comparto il risultato provinciale risulta in diminuzione (-14,7%); analogo andamento si registra per le importazioni (-18,2%).
Dando uno sguardo complessivo alle voci merceologiche ordinate per valori assoluti sono evidenti le forti contrazioni accusate da quasi tutti i settori economici: oltre all’occhialeria risulta in flessione anche il settore dei macchinari industriali (-12,2%, -26,5 milioni). In controtendenza invece il settore della gomma-plastica che risulta in crescita rispetto al primo semestre 2019 (+6,4%, +3,9 milioni).

Occhialeria
Le vendite di occhiali all’estero sono risultate pari 933,7 milioni di euro nel corso del primo semestre 2020 in calo del -40,3% (-631 milioni) rispetto all’analogo periodo del 2019 quando invece la variazione tendenziale risultava positiva (+8,3%). Le forti flessioni coinvolgono sia il mercato intra-Ue (-34,8%, -195,5 milioni) che quello extra-Ue (-43,5%, -435,5 milioni).
All’interno dell’Unione risultano in diminuzione le vendite verso tutti i primi dieci partner commerciali ad eccezione della Svezia verso la quale si registra un incremento del +41,7% (+5,2 milioni). Oltre metà della contrazione intra-Ue è dovuta ad una diminuzione delle vendite verso la Francia, primo partner commerciale (-36,8%, -61,6 milioni), e verso la Spagna (-47,5%, -48,9 milioni). A queste flessioni si aggiungono minori vendite verso la Germania (-22,2%, -25 milioni), i Paesi Bassi (-22,8%, -10,7 milioni) e il Portogallo (-59%, -12,4 milioni). Infine si evidenziano variazioni percentuali importanti (-40% e oltre) per Polonia, Grecia e Belgio, corrispondenti tuttavia a flessioni in valori assoluti più contenute (-5 milioni di euro per ciascun Paese).
In ambito extra-Ue, che assorbe quasi il 61% dell’export del settore, oltre il 40% della perdita complessiva dell’area è dovuta alla forte flessione delle vendite verso gli Stati Uniti (-40,3%, -189 milioni), primo mercato extra-Ue. A questa flessione si aggiungono le diminuzioni verso tutti gli altri principali Paesi per valore esportato: in primis Cina-Hong Kong (-48%, -54 milioni), Regno Unito (-48,2%, -49 milioni), Turchia (-33,9%, -11,7 milioni), Messico (-54,4%, -22,7 milioni), Russia (-27%, -5,3 milioni) e Brasile (-52,8%, -14,9 milioni). Fra i primi dieci Paesi significativa anche la flessione delle vendite verso gli Emirati Arabi Uniti che risultano esattamente dimezzate (-50%, -12 milioni).
Anche le importazioni subiscono una forte contrazione rispetto al primo semestre 2019 (-25,8%, -35 milioni).

Macchinari industriali
Le vendite dell’industria dei macchinari, pari a 190 milioni di euro, pesano per oltre il 13% delle esportazioni totali della provincia di Belluno, e chiudono il primo semestre 2020 con una contrazione del -12,2% (-26,5 milioni) rispetto al primo semestre 2019.
All’interno dell’Unione, che assorbe oltre il 70% dell’export del settore, la flessione tendenziale passa dal -5,6% del primo semestre 2019 al -8,4% (-12 milioni) dei primi sei mesi 2020. Le perdite più importanti si registrano verso la Francia (-10,2%, -3,9 milioni), la Spagna (-27,3%, -4,5 milioni), l’Ungheria (-15,3%, -1,6 milioni), nonché verso il Belgio (-21%) e l’Austria (-12,6%). Da evidenziare invece la crescita delle vendite verso la Germania, secondo partner commerciale, (+6%, +1,5 milioni) in netta controtendenza rispetto alla contrazione a doppia cifra dell’anno precedente.
La flessione tendenziale verso i mercati al di fuori dell’Unione è del -20,2% (-14 milioni). I Paesi che accusano le contrazioni più importanti sono la Turchia (-53,2%, -3,8 milioni), l’Australia (-59,5%, -3 milioni) e la Svizzera (-41,4%, -1,6 milioni). In accelerazione invece le vendite verso gli Stati Uniti (+55,1%, +1,8 milioni).

Gomma-plastica
I prodotti in gomma-plastica, terzo settore bellunese per valori esportati nel primo semestre 2020 (oltre 64 milioni di euro), continuano a crescere rispetto al primo semestre 2019 (+6,4%, +3,8 milioni di euro) anche se in rallentamento rispetto alla performance dello stesso periodo dell’anno precedente (+29,9%).
Il ritmo di crescita delle esportazioni è sostenuto sia nei Paesi dell’Unione europea (+10,3%, +3,1 milioni) che in quelli al di fuori dell’Unione (+2,4%, +0,7 milioni). Il contributo positivo intra Ue è determinato dall’incremento delle vendite verso Spagna (+5%) e Polonia (+39,6%, +1,3 milioni), in accelerazione rispetto all’anno precedente. Si aggiungono le dinamiche positive verso Romania (+13%) e Croazia (+390,6%, +1,9 milioni). Con riferimento ai Paesi extra-Ue le perdite accusate verso Cina e Hong-Kong (-11,4%, -2 milioni) sono più che compensate dagli incrementi di vendite verso Stati Uniti (+89%, +3,1 milioni) e Corea del Sud (+227,1%, +1,9 milioni).

*    a cura dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Treviso – Belluno

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